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<rss version="2.0"><channel><title><![CDATA[Scritti liberi & incompiuti]]></title><link>https://www.dragonslair.it/blogs/blog/537-scritti-liberi-incompiuti/</link><description/><language>it</language><item><title>Il Sangue Non Mente - Capitolo 8</title><link>https://www.dragonslair.it/blogs/entry/1817-il-sangue-non-mente-capitolo-8/</link><description><![CDATA[<p><strong>CAPITOLO 8: Il burattinaio di carne</strong></p><p></p><p>Gloriana non aspettò che i ghoul la circondassero. Con un urlo che spazzò via la nebbia circostante, si scagliò in avanti. Lo spadone a due mani tracciò un arco d'argento perfetto, recidendo di netto la testa del primo mostro, ma mentre il corpo del ghoul crollava nel fango, la rabbia che le bruciava nei canali invisibili del sangue prese il sopravvento.</p><p>La pelle le bruciò. I muscoli si dilatarono con la foga di un torrente in piena, strappando le cuciture della spessa tunica di lana. Le sue dita si fusero in artigli che quasi saldarono la sua carne all'elsa dello spadone. Il muso si allungò, le zanne scattarono in avanti e gli occhi persero ogni traccia di umanità, diventando due fari di pura energia distruttiva. Il Grande Lupo era tornato.</p><p>Con la ferocia del Grande Lupo, Gloriana divenne una falciatrice di carne. Saltò nel mezzo del branco di ghoul, usando la spada come un artiglio pesante e le sue stesse mascelle per dilaniare i morti viventi con una foga così cieca da terrorizzare persino Kaelen, che continuava a scagliare frecce di supporto.</p><p>Dall'alto della sua roccia, il necromante emise una risata stridula, che sapeva di polvere e tombe aperti. «<em>Sì... sì! Proprio come dicono le antiche pergamene della Via Sussurrante! La rabbia del Lupo Incatenato non ha intelletto, è solo fame! E la fame si può guidare</em>».</p><p>L'uomo mascherato sollevò il bastone col teschio canino. La luce verde pallido si intensificò, diventando un raggio d'energia pulsante che colpì dritto in fronte il Grande Lupo nel bel mezzo del massacro.</p><p>Gloriana si irrigidì a metà di un balzo. Lo spadone le sfuggì di mano, conficcandosi nel terreno.</p><p>Un gemito soffocato, innaturale, uscì dalle sue fauci deformi. Nella sua mente, la frenesia selvaggia che di solito la rendeva immune a tutto venne improvvisamente incanalata, deviata. Il necromante non stava cercando di spaventarla; stava inserendo dei fili invisibili nella sua rabbia. Stava parlando direttamente alla bestia, scavalcando la coscienza sopita di Gloriana.</p><p>«<em>Trova i tuoi veri nemici, Bestia</em>», sibilò la voce del necromante nella testa di Gloriana. «<em>Sbrana coloro che vogliono rimetterti le catene. Sbrana la carne calda</em>».</p><p>La testa del Grande Lupo si voltò lentamente. Le pupille ambrate, ora velate da una nebbia verde e malsana, si focalizzarono... su Caspian.</p><p>«Gloriana?» il bardo fece un passo indietro, la spada corta che tremava nella mano. «Gloriana, guardami. Sono Caspian. Ricordi il Verduran? Ricordi la promessa?»</p><p>La creatura emise un ringhio basso che fece vibrare il terreno bagnato dell'Ustalav. Fece un passo avanti, abbassandosi sulle zampe anteriori, pronta a scattare. Non c'era riconoscimento nei suoi occhi. C'era solo l'ordine del burattinaio.</p><p>«È sotto il suo controllo!» urlò Kaelen, spostando istintivamente la mira del suo arco lungo dal necromante... alla spalla di Gloriana. Ma le dita sul rilascio della corda gli tremarono. Non poteva farlo. Non a lei.</p><p>«Non toccarla, Kaelen!» gridò Valeria, correndo in avanti e frapponendosi tra il Grande Lupo e Caspian. La chierica sollevò lo scudo d'oro, la luce di Sarenrae che divampò per creare un muro di pura energia radiosa tra loro e la loro amica posseduta. «Gloriana, combatti! Tu sei una guerriera del Taldor, non un cane da guardia di un necromante! Ricorda chi sei!»</p><p>Il Grande Lupo scattò. La massa muscolare d'ebano impattò contro lo scudo di luce di Valeria con la forza di un ariete da assedio. La barriera magica si incrinò con un suono simile a cristallo infranto. Valeria cadde sulle ginocchia, sputando sangue per il contraccolpo, ma continuò a tenere alto il simbolo sacro.</p><p><em>Dentro la prigione della sua mente</em>, Gloriana stava urlando.<br>Era immersa in un mare di oscurità, bloccata sotto il peso di una zampa di lupo gigantesca che la schiacciava sul fondo. Poteva vedere, attraverso gli occhi del mostro, Valeria che sanguinava per proteggere Caspian. Poteva vedere Kaelen disperato.</p><p><em>No... no!</em> pensò Gloriana, artigliando l'oscurità della sua stessa mente. <em>I Vestigi sono morti per proteggermi... non diventerò il mostro che uccide i miei amici!</em></p><p>Sulla roccia, il necromante intensificò la stretta sul bastone, sudando freddo sotto la maschera d'osso. Sentiva la resistenza. L'anima di quella ragazza, pur privata dei suoi antichi spiriti guida, si rifiutava di spezzarsi.</p><p>«Caspian, la musica!» urlò Kaelen, colpendo un ghoul che cercava di approfittare della situazione. «Usa i versi della sua Stirpe! Qualcosa che la riporti indietro!»</p><p>Caspian capì al volo. Prese un respiro profondo, ignorando il terrore di avere il Grande Lupo a pochi metri, pronto a frantumare lo scudo di Valeria. Non usò uno strumento. Usò la sua voce, intonando la vecchia ballata dei Cavalieri del Vestigio, la canzone che Gloriana ascoltava da bambina a Oppara, prima che il morso le rubasse il futuro.</p><p>La melodia era pura, fiera, un barlume di civiltà taldoriana in mezzo alla nebbia corrotta dell'Ustalav.</p><p>Il Grande Lupo si bloccò con le fauci spalancate sopra lo scudo di Valeria. Il ringhio si spezzò, diventando un lamento confuso. La nebbia verde nei suoi occhi iniziò a fluttuare, combattuta dal richiamo del passato.</p>]]></description><guid isPermaLink="false">1817</guid><pubDate>Sat, 26 Sep 2026 10:15:23 +0000</pubDate></item><item><title>Il Sangue Non Mente - Capitolo 7</title><link>https://www.dragonslair.it/blogs/entry/1812-il-sangue-non-mente-capitolo-7/</link><description><![CDATA[<p><strong><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;">CAPITOLO 7: Le nebbie dell’Ustalav</span></strong></p><p>L’Ustalav non accoglieva i viaggiatori; li inghiottiva.</p><p>Superati i confini meridionali, il paesaggio dell’Avistan era mutato drasticamente. I boschi rigogliosi del Taldor avevano ceduto il passo a colline brulle, alberi scheletrici dai rami contorti e una nebbia perenne, fredda e lattiginosa, che sembrava strisciare sul terreno come un sudario. L’aria stessa profumava di terra bagnata, resina amara e qualcosa di antico e decomposto.</p><p>Il gruppo viaggiava a piedi da giorni lungo i sentieri della contea di Soau, tenendosi lontani dalle strade principali. Gloriana indossava ora abiti pesanti da viandante, un mantello di lana grezza che nascondeva i resti tormentati della sua fisionomia e, soprattutto, teneva lo spadone imperiale avvolto in bende di tela grezza sulla schiena. Camminava con lo sguardo basso, tormentata da un mal di testa incessante. Da quando erano entrati in quella terra maledetta, il vuoto dentro il suo petto aveva iniziato a <em>pulsare</em>.</p><p>«Questo posto mi fa rizzare i peli sulle braccia», mormorò Kaelen, tenendo una freccia incoccata nell'arco lungo, lo sguardo che cercava di perforare la coltre grigia. «La foresta è troppo silenziosa. Persino gli uccelli hanno paura di cantare qui».</p><p>«L'Ustalav è una terra di vecchi traumi e spiriti inquieti», disse Caspian, sistemandosi lo zaino. «Gli antichi dicono che la terra stessa ricordi il passaggio del Tiranno Sussurrante. La magia qui è... malata».</p><p>«Non è la magia a preoccuparmi», intervenne Gloriana, fermandosi bruscamente. Il suo respiro creava piccole nuvole bianche nell'aria gelida. Le sue dita si contrassero intorno alle bende dello spadone. «È il richiamo».</p><p>Valeria le si avvicinò subito, posandole una mano sulla spalla. «Cosa senti, Gloriana?»</p><p>«C’è qualcosa nella nebbia. Qualcosa che... graffia contro la mia mente». Gli occhi di Gloriana brillarono di un riflesso ambrato per un brevissimo istante prima che lei riuscisse a imporsi il controllo. «Il lupo risponde. Vuole uscire non per difendervi, ma perché sente una chiamata. Come un cane che sente il fischietto del padrone».</p><p>Prima che Kaelen potesse fare una domanda, la nebbia intorno a loro si addensò, assumendo una sfumatura violacea, malsana. I cavalli bradi che pascolavano sulle colline in lontananza iniziarono a nitrire di puro terrore, un suono che si spense bruscamente.</p><p>Poi, il silenzio venne rotto da un rumore di passi strascicati.</p><p>Dalla coltre grigia emersero sagome umane, ma la loro andatura era spezzata, innaturale. Non erano i sicari del Taldor. Erano abitanti dei villaggi vicini, o ciò che ne rimaneva: i loro volti erano pallidi, gli occhi vitrei privi di intelletto e le vesti lacerate. Ma la cosa più terrificante erano le loro ombre. Sul terreno umido, le ombre proiettate da quelle creature non erano umane, ma avevano le forme allungate e mostruose di lupi giganti dagli artigli ricurvi.</p><p>«Ghoul della Stirpe Lupina», ringhiò Kaelen, riconoscendo le creature nefande che infestavano i cimiteri dell'Ustalav. «Non sono qui per caso. Qualcuno li sta guidando».</p><p>«<em>Benvenuta a casa, piccola fuggiasca</em>», una voce sibilante, che sembrava composta dal fruscio di foglie secche e ossa frantumate, echeggiò da ogni direzione attraverso la nebbia.</p><p>Dall'alto di una roccia sporgente emerse una figura scheletrica avvolta in un mantello di stracci neri. Il suo volto era coperto da una maschera d'osso di lupo, e nelle mani nodose stringeva un bastone sormontato da un teschio canino che brillava di una nefasta luce verde pallido. Un necromante del culto della Via Sussurrante, o forse qualcosa di ancora più antico legato alle maledizioni del sangue di quella terra.</p><p>«<em>Sentiamo l'odore del sangue di Fenris che pulsa nelle tue vene</em>», sibilò la figura mascherata, puntando il bastone osseo direttamente contro Gloriana. «<em>Una stirpe così pura... così violentemente distruttiva. I fantasmi dei tuoi antenati sono stati un ottimo pasto per la Bestia, vero? Consegnati a noi. Il tuo sangue servirà a risvegliare qualcosa che farà tremare l'intero Avistan</em>».</p><p>I ghoul lupeschi scattarono in avanti, emettendo versi gutturali, i loro artigli che fendevano la nebbia.</p><p>Kaelen scagliò la prima freccia, centrando in pieno petto il mostro più vicino, ma la creatura continuò a correre come se non avesse sentito nulla. Valeria sollevò il simbolo di Sarenrae, invocando una barriera di luce sacra per tenere indietro l'ondata, mentre Caspian iniziò a intonare un canto di battaglia per infondere coraggio ai compagni.</p><p>Gloriana rimase immobile per un secondo, il cuore che le batteva all'impazzata. Il necromante conosceva la natura del suo male. Sapeva del Grande Lupo. Sapeva dei Vestigi divorati.</p><p>La rabbia, mista a un profondo senso di violazione, divampò nel suo petto. Questa volta non era la paura a guidarla. Era il desiderio di mettere a tacere quella voce sibilante.</p><p>«Volete il mio sangue?» ringhiò Gloriana, afferrando le bende dello spadone e strappandole via con un unico, violento strattone. La lama d'acciaio imperiale brillò fredda nella nebbia dell'Ustalav. «Venite a prenderlo».</p>]]></description><guid isPermaLink="false">1812</guid><pubDate>Tue, 22 Sep 2026 14:08:48 +0000</pubDate></item><item><title>Il Sangue Non Mente - Capitolo 6</title><link>https://www.dragonslair.it/blogs/entry/1811-il-sangue-non-mente-capitolo-6/</link><description><![CDATA[<p><strong><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;">CAPITOLO 6: Oltre le mura, verso il nord</span></strong></p><p>L’aria fredda e pungente del fiume Porthos investì il gruppo come uno schiaffo rinfrescante quando emersero dall'ultimo condotto delle fogne. Erano finalmente fuori dalla cinta muraria di Oppara, ma nessuno di loro si illudeva di essere al sicuro. Il Taldor aveva braccia lunghe e occhi ovunque.</p><p>Gloriana camminava respirando a fondo, sorretta da Valeria. La trasformazione parziale era regredita, lasciandola di nuovo fragile, scossa dai brividi e coperta dal sangue dei sicari che si stava seccando sulla pelle. Caspian teneva la spada corta sguainata, gli occhi che scattavano verso le sagome delle chiatte ormeggiate lungo la riva nebbiosa, mentre Kaelen guidava i compagni verso un molo di legno marcio nascosto tra i canneti.</p><p>«Lassù», sussurrò il ranger, indicando una sagoma scura. Una barca dal profilo basso, priva di lanterne e con le vele ammainate, oscillava pigramente sull'acqua nera del fiume. «È la <em>Lince d'Acqua</em>. Contrabbando di spezie e reperti. Il capitano mi deve un favore da quando l'ho tirato fuori dai guai nel Verduran».</p><p>Il gruppo si affrettò lungo il pontile scricchiolante. Dalla nebbia sul ponte della barca emerse una figura tarchiata, avvolta in un pesante cappotto di pelle di foca. Aveva una pipa spenta tra i denti e una balestra leggera appoggiata al braccio.</p><p>«Kaelen», disse l'uomo con una voce che sembrava pietra triturata. «Sapevo che eri nei guai, ma non pensavo che ti saresti tirato dietro mezza guardia cittadina e... qualunque cosa sia quella ragazza». Il capitano, un uomo dell'Andoran di nome Jarek, fissò lo sguardo sui pezzi di armatura taldoriana che ancora pendevano dal corpo di Gloriana.</p><p>«Ci serve un passaggio, Jarek. Subito», disse Kaelen, senza perdersi in convenevoli. «Paga doppia. Ci porti fuori dalle acque territoriali del Taldor, risalendo il fiume fino ai confini del regno».</p><p>Jarek sputò nel fiume, guardando le luci di Oppara in lontananza. Sulle mura della città, i segnali d'ottone stavano suonando di nuovo. Le pattuglie stavano setacciando le sponde. «Quella ragazza è una Koor, vero? Ho sentito cosa è successo al palazzo. Dicono che una bestia abbia sbranato i nobili».</p><p>«È la mia amica», intervenne Caspian, facendosi avanti con lo sguardo fiero. «E se non ci fai salire, Jarek, la prossima volta che quella "bestia" si sveglia, non saremo noi a tenerla a bada».</p><p>Il capitano guardò Gloriana. Lei sollevò il capo, incontrando il suo sguardo. Nei suoi occhi non c'era più la furia distruttiva di Fenris, ma la dignità ferita di una guerriera che aveva perso tutto tranne l'orgoglio. Jarek grugnì, abbassando la balestra.</p><p>«Salite. Ma se i cacciatori ci intercettano, vi butterò in acqua», disse, facendo cenno ai suoi marinai di mollare gli ormeggi.</p><p>La barca scivolò via dal molo in un silenzio spettrale, spinta dalla corrente del Porthos e dal lavoro silenzioso dei remi. Man mano che la sagoma di Oppara e le sue torri dorate sbiadivano nella nebbia notturna, Gloriana si lasciò scivolare sul ponte di legno, appoggiando la schiena contro una cassa di merci.</p><p>Valeria le tese una coperta asciutta e una fiasca d'acqua. «Ce l'abbiamo fatta, Gloriana. Sei fuori dalle loro mani».</p><p>Gloriana guardò le sue mani umane, che tremavano ancora leggermente. Poteva ancora sentire il sapore del ferro e del sangue dei sicari sulle labbra. Sollevò lo sguardo verso il cielo notturno, dove le stelle dell'Avistan brillavano gelide.</p><p>«Siamo fuori dalle mura», mormorò, la voce carica di una cupa consapevolezza. «Ma io non sarò mai più libera. La prigione è qui dentro». Si toccò il petto, laddove un tempo risiedevano gli spiriti dei Vestigi e dove ora regnava solo l'ombra del Grande Lupo, in attesa della prossima catena da spezzare.</p><p>Caspian si sedette accanto a lei, aprendo una mappa logora dell'Avistan. Il suo dito scivolò lontano dal Taldor, superando i regni fluviali, oltre l'Ustalav, fino a puntare le montagne innevate e i fiordi del nord.</p><p>«Il viaggio sarà lungo, Gloriana», disse il bardo, guardandola negli occhi. «Ma troveremo un modo per farti tornare a essere l'eroina. O per insegnare a quel lupo a combattere per il bene».</p><p>Mentre la <em>Lince d'Acqua</em> spariva nell'oscurità del fiume, lasciandosi alle spalle l'impero del Taldor, il destino di Gloriana Koor prendeva ufficialmente la via del nord.</p>]]></description><guid isPermaLink="false">1811</guid><pubDate>Tue, 22 Sep 2026 14:06:04 +0000</pubDate></item><item><title>Il Sangue Non Mente - Capitolo 5</title><link>https://www.dragonslair.it/blogs/entry/1809-il-sangue-non-mente-capitolo-5/</link><description><![CDATA[<p><strong><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;">CAPITOLO 5: Le fauci del sottosuolo</span></strong></p><p>Le fogne di Oppara non avevano nulla a che fare con la magnificenza superficiale della capitale. Sotto i viali lastricati e i giardini profumati del Taldor si estendeva un labirinto di pietra bagnata, melma e oscurità profonda, dove il rimbombo costante dell'acqua di scarico copriva ogni altro suono.</p><p>Kaelen procedeva in testa, tenendo alta una torcia che proiettava ombre sformate sulle pareti curve di mattoni. Dietro di lui, Caspian sosteneva Gloriana. La ragazza camminava a stento, i piedi nudi nel fango viscido e il mantello del bardo stretto sulle spalle. La regressione dalla <em>Lupine Frenzy</em> l’aveva lasciata svuotata, con i muscoli che le tremavano per lo sforzo e la mente invasa da un vuoto doloroso. Valeria chiudeva la fila, lo sguardo teso e la mano costantemente vicina alla borsa delle componenti magiche.</p><p>«Ancora un chilometro», disse Kaelen, senza voltarsi. «Se i calcoli sono giusti, questo condotto scarica direttamente nel fiume Porthos, oltre la cinta muraria esterna. Lì potremo rubare una barca e lasciare la città».</p><p>«Dobbiamo sbrigarci», mormorò Gloriana, la voce ridotta a un filo di fumo. «Sento... sento il ferro».</p><p>Caspian la guardò, preoccupato. «Il ferro dell'armatura?»</p><p>«No», rispose lei, stringendo i denti mentre un brivido le scuoteva la schiena. «Il sapore del ferro. Nella mia testa. La bestia avverte l'odore delle lame dei sicari. Sono vicini».</p><p>«Non possono averci seguiti fin qui sotto così in fretta», ribatté Caspian, cercando di rassicurarla. «Nessuno conosce questi passaggi tranne i contrabbandieri».</p><p>«Tuo padre sì», la voce di Kaelen si abbassò di colpo, spegnendo ogni speranza. Il ranger si fermò bruscamente, piantando la torcia in una fessura del muro ed estraendo l’arco. «E non ha mandato le normali guardie cittadine».</p><p>Dal buio del tunnel davanti a loro, tre figure emersero dal velo di umidità. Non indossavano le vistose uniformi blu della Casata Koor, ma corazze di cuoio bollito oscurate, maschere di ferro che coprivano interamente i loro volti e lame ricurve progettate per sgozzare in silenzio. Erano gli <em>Spettri di Seta</em>, i sicari personali che Lord Valerius utilizzava per i lavori più sporchi, quelli che la corte del Taldor non doveva mai scoprire.</p><p>«Lady Gloriana», disse il capo dei sicari, la voce distorta e metallica a causa della maschera. «Tuo padre vi augura un glorioso funerale. Fate un passo indietro, mercenari. Consegnateci la bestia e le vostre vite saranno risparmiate».</p><p>«Dovrai passare sui nostri cadaveri, ombra», ruggì Valeria, facendo un passo avanti. Il suo simbolo sacro brillò di una luce dorata e, con una preghiera rapida a Sarenrae, scagliò una vampa di fuoco sacro verso i tre assalitori.</p><p>Il tunnel si illuminò di colpo, ma gli Spettri di Seta erano addestrati alla magia. Due di loro si tuffarono ai lati del canale di scolo, evitando le fiamme con agilità disumana, mentre il terzo scattò in avanti, la lama ricurva puntata direttamente alla gola di Caspian.</p><p>Kaelen scagliò una freccia che colpì lo scatto del sicario alla spalla, deviandone la traiettoria, ma gli altri due erano già addosso al gruppo. Uno scontro brutale divampò nello spazio ristretto della fogna. Caspian estrasse la spada corta, parando disperatamente un fendente ravvicinato, mentre Valeria cercava lo spazio per canalizzare un altro incantesimo senza colpire i suoi compagni.</p><p>Gloriana scivolò a terra, con le spalle contro il muro umido. Guardava i suoi amici combattere e sanguinare per lei. Caspian aveva un profondo taglio sul braccio; Kaelen era costretto a usare l'arco come un bastone da mischia per tenere lontano un sicario che tentava di aggirarlo.</p><p><em>Stanno morendo per colpa mia</em>, pensò Gloriana. <em>Perché sono debole. Perché non sono più l'eroina</em>.</p><p>Dentro di lei, nel vuoto lasciato dai Vestigi, qualcosa rispose. Non era una voce d'onore. Era una vibrazione calda, violenta, un ringhio che pretendeva di essere liberato. Il sangue del Grande Lupo si destò di nuovo, nutrendosi del suo senso di colpa e della sua disperazione.</p><p>«Gloriana, no! Trattieniti!» urlò Valeria, accorgendosi che gli occhi della ragazza stavano cambiando di nuovo, diventando due fessure d'ambra lucida nella penombra.</p><p>Ma era troppo tardi. La paura per i suoi amici superò il terrore di se stessa.</p><p>Gloriana non urlò come una donna. Emise un boato soffocato che fece tremare i mattoni delle fogne. Le sue mani, aggrappate alla pietra, si contrassero mentre le unghie si ispessivano in artigli neri e affilati. La massa muscolare delle sue braccia esplose sotto il mantello di Caspian, lacerandolo. La mascella si allungò con un suono sinistro di ossa che si rimodellavano, rivelando file di zanne pronte a ghermire.</p><p>Non era una trasformazione completa come quella del palazzo, ma una manifestazione parziale, guidata da una rabbia disperata.</p><p>Con un balzo bestiale, la Bloodrager si scagliò contro il sicario che stava per sferrare il colpo di grazia a Caspian. Non usò una spada. Afferrò l'uomo per la maschera di ferro con una mano sola, sollevandolo da terra come se fosse un foglio di carta, e spalancò le fauci, affondando i denti direttamente sulla spalla protetta dal cuoio, spezzando l'osso sottostante con un morso netto (<em>Maw of the Wolf</em>).</p><p>Gli altri sicari, vedendo la furia della creatura ridestarsi in uno spazio così ristretto, esitarono per la prima volta. E in quel singolo istante di esitazione, Kaelen ne approfittò per piantare una freccia nel petto del secondo assalitore.</p><p>Il terzo Spettro di Seta, rimasto solo, fece un passo indietro nel fango, lo sguardo fisso sulle zanne insanguinate di Gloriana che ringhiava nella penombra, con la bava che le colava sul petto. L'assassino lanciò una bomba fumogena ai propri piedi, scomparendo nella nebbia artificiale prima che il Grande Lupo potesse sbranarlo.</p><p>Il silenzio tornò nel tunnel, rotto solo dal respiro pesante e animalesco di Gloriana.</p><p>Caspian, premendosi la ferita sul braccio, guardò l'amica. La parte superiore del suo corpo era ancora deformata dalla maledizione, le zanne scoperte e gli occhi privi di umanità. Ma non li stava attaccando. Li stava proteggendo.</p><p>«Gloriana...» disse il bardo, la voce che tremava leggermente. «Siamo noi. Va tutto bene. Sono scappati».</p><p>Il Grande Lupo inclinò la testa, fissando Caspian. Poi, lentamente, con un lamento che sembrava un pianto, le zanne iniziarono a ritirarsi.</p>]]></description><guid isPermaLink="false">1809</guid><pubDate>Sat, 19 Sep 2026 19:43:05 +0000</pubDate></item><item><title>Il Sangue Non Mente - Capitolo 4</title><link>https://www.dragonslair.it/blogs/entry/1808-il-sangue-non-mente-capitolo-4/</link><description><![CDATA[<p><strong><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;">CAPITOLO 4: I resti dell'eroina</span></strong></p><p>L'interno del vecchio magazzino abbandonato sapeva di salsedine, legno marcio e cordame ammuffito. La luce della luna filtrava attraverso le assi sconnesse del tetto, proiettando lunghe lame d'argento sul pavimento polveroso. Al centro della struttura, tra casse sventrate e vecchie reti da pesca, una massa scura si contrasse con un brivido violento.</p><p>Il Grande Lupo era a terra. La <em>Lupine Frenzy</em> stava svanendo, e il prezzo da pagare per quella forza sovrumana stava riscuotendo il suo tributo di carne.</p><p>Kaelen spinse il portone di legno quel tanto che bastava per far scivolare il gruppo all'interno, tenendo l'arco teso. Valeria e Caspian lo seguirono a ruota, i cuori che battevano all'impazzata.</p><p>«Gloriana...» sussurrò il bardo, facendo un passo avanti.</p><p>Un ringhio roco, soffocato, lo fece arrestare. Ma non era più il boato trionfante del Palazzo dei Koor. Era il lamento di una creatura ferita a morte.</p><p>Davanti ai loro occhi, la maledizione iniziò la sua ritirata, ed era uno spettacolo strappalcore. I muscoli massicci della bestia cominciarono a contrarsi e a ridursi con spasmi violenti. La pelliccia nera si diradava, scomparendo sotto la pelle che tornava pallida, tormentata da brividi incontrollabili. Il cambiamento più doloroso colpì il volto: la struttura ossea del muso si spezzò con un sinistro rumore di cartilagine compressa, ritraendosi. Le zanne d'avorio si accorciarono, lasciando la bocca di Gloriana coperta di sangue e bava, mentre i suoi lineamenti umani riemergevano come un dipinto rovinato.</p><p>Con un ultimo, straziante gemito, la transizione si completò.</p><p>Della temibile creatura non rimaneva nulla. Sul pavimento di legno, rannicchiata in posizione fetale, c'era Gloriana. Era nuda, avvolta solo dai lembi strappati della sua sottoveste e dai pezzi distorti dell'armatura da parata che le erano rimasti incastrati sulla carne viva, lasciandole profondi tagli sulle spalle e sui fianchi. I suoi capelli castani erano bagnati di sudore e fango.</p><p>«Valeria... le bende, presto!» ordinò Caspian, scattando in avanti e inginocchiandosi accanto a lei senza esitazione. Si tolse il mantello da viaggio e lo stese delicatamente sul corpo tremante della ragazza.</p><p>Gloriana aprì gli occhi. Le pupille vitree del predatore erano scomparse, sostituite dalle sue iridi umane, ma lo sguardo era pieno di un terrore puro, infantile. Cercò di arretrare, artigliando il legno con dita che avevano appena perso gli artigli neri.</p><p>«No... no, vi prego... allontanatevi...» la sua voce era un sussurro spezzato, graffiato dallo sforzo della trasformazione. «Io... li ho sentiti. Li ho sentiti morire».</p><p>Valeria si inginocchiò dall'altro lato, poggiando le mani calde sulla fronte scotta di Gloriana. Una debole e rassicurante luce dorata emanò dai palmi della chierica, infondendo un po' di calore in quel corpo stremato. «Chi hai sentito morire, Gloriana? Sei al sicuro adesso. Ci siamo noi».</p><p>«Gli antichi... i cavalieri del Vestigio», lacrime di dolore e frustrazione rigarono il viso sporco di Gloriana. «Quando la rabbia monta... quel lupo... Fenris... sbrana i loro ricordi. Ho sentito lo spirito del primo campione della mia casata urlare mentre la bestia gli spezzava le ossa nella mia testa. Non è rimasto nulla di loro. C'è solo... un vuoto affamato».</p><p>Caspian strinse i denti, sentendo un nodo alla gola. La stirpe che aveva studiato, la gloriosa eredità che Gloriana doveva incarnare, era stata letteralmente divorata dall'interno dalla maledizione del morso.</p><p>Kaelen, rimasto di guardia vicino alle fessure del portone, non distolse lo sguardo dall'esterno. «La magia di Valeria calmerà il dolore, Gloriana, ma non spezzerà il legame. Tuo padre ha sguinzagliato l'intera guardia cittadina. Sanno che sei in questa zona. Se restiamo qui, ci troveranno entro l'alba».</p><p>Gloriana provò a sollevarsi, aggrappandosi al braccio di Caspian. I suoi muscoli erano esausti, svuotati di ogni energia, tipico collasso che seguiva la fine di quella frenesia innaturale. «Mio padre... vuole la mia testa, vero? Per l'onore della casata».</p><p>«Non gli permetteremo di toccarti», disse Valeria con fermezza, stringendole la mano. «Ma dobbiamo lasciare il Taldor. Subito».</p><p>«Kaelen ha ragione», intervenne Caspian, aiutando Gloriana a mettersi seduta, avvolgendola meglio nel mantello. «Le navi della darsena sono bloccate, ma se tagliamo attraverso le fogne prima dell'alba possiamo raggiungere i boschi del Verduran. Da lì, punteremo a nord. Verso le Terre dei Re dei Linorm. Se c'è una risposta a questo male, è tra i ghiacci e gli sciamani che conoscono i miti del Lupo Incatenato».</p><p>Gloriana guardò i suoi tre amici. Aveva perso il suo lignaggio, il suo futuro a corte, la sua stessa umanità era in bilico. Eppure, loro erano lì.</p><p>«Vi uccideranno se vi trovano con me», mormorò.</p><p>Kaelen si voltò, incoccando un'altra freccia, con un raro e accennato sorriso sul volto duro. «Ci dovranno prima prendere. In piedi, Lady Koor. La caccia è appena iniziata».</p>]]></description><guid isPermaLink="false">1808</guid><pubDate>Sat, 19 Sep 2026 13:35:11 +0000</pubDate></item><item><title>Il Sangue Non Mente - Capitolo 3</title><link>https://www.dragonslair.it/blogs/entry/1807-il-sangue-non-mente-capitolo-3/</link><description><![CDATA[<p><strong><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;">CAPITOLO 3: Sangue sui ciottoli</span></strong></p><p>Kaelen si muoveva come un’ombra tra le pieghe di Oppara. Nel quartiere povero della capitale, lontano dai palazzi dorati e dai marmi splendenti, le strade si restringevano in un labirinto di vicoli fangosi, tetti spioventi e odore di pioggia stagnante. Per un ranger del Verduran, persino la pietra cittadina poteva rivelare una pista: una traccia di bava densa su un angolo di pietra, un rivetto strappato dall'armatura imperiale rimasto incastrato tra le assi di legno, e soprattutto il sangue.</p><p>Il sangue di Gloriana. Nero, denso, che fumava leggermente a contatto con il fango della notte.</p><p>«Si sta muovendo velocemente, ma barcolla», sussurrò Kaelen, sollevandosi da terra dopo aver esaminato un’impronta d'artiglio profonda nel terreno viscido. «La massa muscolare della trasformazione sta sovraccaricando il suo corpo. Il cuore le cede se non si ferma».</p><p>«Le guardie del padre si stanno dividendo», mormorò Caspian, tenendo la mano sul pomolo della sua spada corta, gli occhi che scattavano verso i tetti alti. «Ho sentito i loro segnali d'ottone due vicoli fa. Stanno stringendo il cerchio intorno alla vecchia darsena».</p><p>Valeria strinse il suo medaglione di Sarenrae, il respiro corto per la corsa. «Se la trovano mentre la frenesia svanisce, non avrà le forze per difendersi. Dobbiamo accelerare il passo».</p><p>Kaelen non rispose. Sollevò una mano, dita aperte: <em>Fermatevi</em>.</p><p>Dal vicolo adiacente, il riverbero arancione di una torcia accesa tagliò la nebbia bassa. Passi pesanti, ferrati, cadenzati dalla disciplina militare del Taldor. Erano in quattro. Indossavano i mantelli blu scuro della Casata Koor e stringevano balestre pesanti già caricate, con i dardi corti che luccicavano di una strana patina bluastra.</p><p>«Veleno d'argento», ringhiò Kaelen a bassa voce, riconoscendo la sostanza. «Non vogliono catturarla. Vogliono paralizzarla e finirla come un cane rabbioso».</p><p>«Chi va là? Spostatevi nel nome di Lord Valerius!» gridò il capo pattuglia, un uomo corpulento con una cicatrice che gli tagliava il sopracciglio, accorgendosi delle sagome dei tre avventurieri nella penombra.</p><p>«Siamo della scorta di Lady Gloriana», fece un passo avanti Caspian, usando il suo tono più diplomatico, le mani ben visibili. «La ragazza è malata, ha subìto una contaminazione magica nel Verduran. Possiamo aiutarvi a contenerla senza spargimenti di...»</p><p>«Nessun ordine di cattura, bardo», lo interruppe il soldato, sputando per terra. «Il Lord è stato chiaro. Quella cosa non è la Lady. È un abominio che ha profanato il nome dei Koor. E chiunque si metta tra noi e la bestia verrà giustiziato per tradimento. Balestrieri, mirate!»</p><p>Il clic metallico dei grilletti delle balestre spezzò il silenzio del vicolo.</p><p>Kaelen fu più veloce. Con un movimento fluido e fulmineo, forgiato in anni di imboscate forestali, sollevò l’arco lungo e scagliò una freccia prima ancora che il primo soldato potesse premere il grilletto. Il dardo del ranger colpì il balestriere alla spalla destra, facendogli deviare il colpo che andò a conficcarsi innocuo in una trave di legno sopra la testa di Caspian.</p><p>«Valeria, ora!» ruggì Kaelen, incoccando già la seconda freccia.</p><p>La chierica sollevò le mani al cielo, invocando la luce purificatrice della sua dea. Un lampo accecante di pura energia solare divampò dal suo simbolo sacro, illuminando il vicolo buio con la forza del mezzogiorno. I soldati del Taldor, abituati alla penombra del quartiere, urlarono coprendosi gli occhi, accecati dal bagliore divino.</p><p>«Giustizia e redenzione!» gridò Valeria, mentre Caspian scattava in avanti approfittando della confusione, estraendo la lama e colpendo di piatto il capo pattuglia alla tempia, facendolo crollare nel fango.</p><p>Kaelen non mirò a uccidere. Le sue frecce successive colpirono le gambe e le braccia degli altri due balestrieri, disarmandoli e rendendoli inoffensivi prima che potessero riprendersi dalla cecità temporanea. Nel giro di pochi battiti di ciglia, la prima pattuglia dei Koor era a terra, gemente ma viva.</p><p>Il ranger si avvicinò al capo pattuglia svenuto, strappandogli una boccetta di antidoto dalla cintura e lanciandola a Valeria. «Ci servirà se hanno già colpito Gloriana con quei dardi». Poi si voltò verso il fondo del vicolo, dove un pesante cancello di ferro battuto conduceva ai vecchi magazzini abbandonati della darsena.</p><p>Dal fondo della nebbia, un lamento basso, spezzato, umano e al tempo stesso terribilmente bestiale, echeggiò nell'aria. La frenesia stava finendo.</p><p>«È là dentro», disse Kaelen, l'espressione tesa come la corda del suo arco. «E il tempo è scaduto».</p>]]></description><guid isPermaLink="false">1807</guid><pubDate>Sat, 19 Sep 2026 13:33:28 +0000</pubDate></item><item><title>Il Sangue Non Mente -Capitolo 2</title><link>https://www.dragonslair.it/blogs/entry/1806-il-sangue-non-mente-capitolo-2/</link><description><![CDATA[<p><strong><span style="font-family: Arial, Helvetica, sans-serif;">CAPITOLO 2: Il prezzo della lealtà</span></strong></p><p>Fuori dalle mura del Palazzo dei Koor, la notte di Oppara era fresca e immobile, ma l’aria profumata dei giardini patrizi non bastava a calmare la tensione che si respirava nella taverna dall'altro lato della strada.</p><p>Caspian faceva ruotare il suo calice di vino economico, lo sguardo fisso oltre le vetrate colorate. Il bardo non indossava le sete sfarzose dei nobili che in quel momento stavano banchettando con Lord Valerius, ma una casacca di velluto logoro e un mantello da viaggio. Accanto a lui, Kaelen stava pulendo la corda del suo arco lungo con una metodica, quasi ossessiva lentezza, mentre la chierica Valeria teneva le mani giunte sopra il tavolo, le dita che stringevano l'emblema dorato del sole di Sarenrae.</p><p>Non erano stati invitati. Per la famiglia Koor, loro erano solo "la scorta", mercenari plebei che avevano avuto il privilegio di proteggere la loro preziosa erede nelle foreste del Verduran.</p><p>«Avremmo dovuto insistere», mormorò Caspian, la voce bassa. «Le voci dei Vestigi stavano svanendo. Glielo leggevo negli occhi, prima che entrasse in quel maledetto palazzo. Erano vuoti, come se gli antichi campioni l'avessero abbandonata».</p><p>«Gli antenati non abbandonano il proprio sangue, Caspian», rispose Valeria, cercando di infondere una speranza a cui lei stessa faticava a credere. «La ferita del licantropo è profonda, ma la luce della Redentrice può purificare ogni tossina. Dobbiamo solo parlarle lontano da suo padre».</p><p>Kaelen sollevò lo sguardo, gli occhi da mezzelfo che brillavano nella penombra della taverna. «Nessuno guarisce da un morso del genere con le preghiere, Valeria. Ho visto cosa fa quel sangue nei boschi. Divora la mente. Se Gloriana perde il controllo lì dentro...»</p><p>Un boato sordo interruppe il ranger.</p><p>Dalle alte finestre illuminate del Palazzo dei Koor giunse il suono inconfondibile di cristalli che andavano in frantumi, seguito da un’ondata di urla umane. Non erano le risate sguaiate dei nobili ubriachi. Era il panico puro, lo stridore di sedie rovesciate sul marmo e i ruggiti di comando degli ufficiali della guardia.</p><p>I tre avventurieri scattarono in piedi all'unisono.</p><p>«È successo», disse Kaelen, i muscoli già tesi, mentre incordava l'arco con un unico movimento fluido.</p><p>Prima che potessero muoversi verso la porta, le massicce vetrate del palazzo imperiale esplosero verso l'esterno. Tra la pioggia di frammenti di vetro e le tende di velluto strappate, una figura enorme si tese nel vuoto, atterrando pesantemente sui ciottoli della strada principale.</p><p>Caspian trattenne il fiato. Quella non era la Gloriana che conosceva. La fiera guerriera dal portamento nobile era scomparsa. Al suo posto c'era una creatura imponente, una massa di muscoli e pelliccia nera come la pece che sprizzava ferocia da ogni poro. I pezzi argentati della sua corazza da cavaliere pendevano distorti e spezzati lungo i fianchi, emettendo un suono metallico che ricordava delle catene spezzate.</p><p>Nelle fauci allungate e deformi, il Grande Lupo stringeva ancora l'enorme spadone a due mani, stringendolo tra i denti d'avorio coperti di bava e sangue.</p><p>«Per gli dei...» sussurrò Valeria, portandosi una mano alla bocca. «Cosa le hanno fatto?»</p><p>La creatura scagliò lo spadone a terra con un colpo secco della testa, piantando la lama tra i ciottoli della via, poi emise un boato vibrante, un urlo bestiale che fece tremare i vetri della taverna. Subito dopo, si voltò e si lanciò in una corsa disperata verso i vicoli bui del quartiere povero di Oppara, muovendosi con una velocità e un'agilità innaturali per la sua nuova stazza muscolare.</p><p>Dal palazzo reale, una dozzina di guardie in armatura della casata Koor si riversò in strada. Alla loro testa c'era Lord Valerius in persona, il viso paonazzo per la rabbia e l'umiliazione.</p><p>«Circondate il quartiere!» ruggì il nobile, sguainando la spada corta. «Nessuno deve vederla! Se trovate quella bestia, piantatele il ferro nel cuore! Nessun prigioniero, avete capito? Cancellate quella vergogna!»</p><p>I soldati si divisero immediatamente in piccoli gruppi, sguainando le lame e srotolando reti da cattura forgiate in ferro.</p><p>Kaelen si voltò verso i suoi compagni, lo sguardo duro e pragmatico. «Suo padre non vuole salvarla. Vuole un funerale di stato con una bara vuota per salvare l'onore della famiglia».</p><p>«Non permetterò che la uccidano», disse Valeria, evocando una debole luce dorata intorno al suo simbolo sacro. «Lei è ancora lì dentro. Dobbiamo trovarla prima di loro».</p><p>Caspian raccolse il suo zaino, i suoi occhi fissi sulla macchia di sangue che il Grande Lupo aveva lasciato sui ciottoli prima di fuggire. «Kaelen, tu sei il cacciatore. Segui le tracce. Valeria, tieni pronta la tua magia curativa: se la frenesia svanisce, Gloriana si ritroverà debole, ferita e senza difese nel mezzo dei vicoli. Dobbiamo fare in fretta».</p><p>Il gruppo si catapultò fuori dalla taverna, scivolando nell'ombra prima che le pattuglie dei Koor potessero notarli, iniziando la loro disperata caccia per salvare l'eroina caduta dal suo stesso sangue.</p>]]></description><guid isPermaLink="false">1806</guid><pubDate>Sat, 19 Sep 2026 13:29:35 +0000</pubDate></item><item><title>Il Sangue Non Mente -Capitolo 1</title><link>https://www.dragonslair.it/blogs/entry/1805-il-sangue-non-mente-capitolo-1/</link><description><![CDATA[<p><strong>CAPITOLO 1: L'ultimo brindisi di Oppara</strong></p><p>Il Palazzo dei Koor brillava di una luce che sapeva di oro e ipocrisia. Nella grande sala da pranzo di Oppara, i lampadari di cristallo millefiori riflettevano le armature da parata degli ufficiali e le sete pregiate delle matrone del Taldor. L’aria era densa del profumo di vino speziato di Qadira, arrosti al miele e fard per il viso.</p><p>Al centro della tavola d'onore, Gloriana Koor sedeva immobile nella sua corazza d’acciaio brunito, decorata con i bassorilievi d'argento che raffiguravano i tre cavalieri della Stirpe del Vestigio. Il grande spadone imperiale, la lama pulita e bilanciata alla perfezione, era poggiato alla sua sedia, un simbolo silenzioso della sua devozione alla corona.</p><p>Avrebbe dovuto essere una celebrazione. Era tornata viva dalle foreste del Verduran.</p><p>«Un brindisi alla nostra gloriosa primogenita!» la voce di Lord Valerius Koor, fredda e squillante come una moneta che cade sul marmo, si levò sopra il brusio. Suo padre sollevò il calice d’oro, lo sguardo vitreo che evitava accuratamente di fissare le bende nascoste sotto il colletto alto di Gloriana. «Ha ripulito i confini dai selvaggi. Gli antichi eroi del nostro lignaggio guidano ancora la sua lama. Per l'Impero!»</p><p>«Per l'Impero!» rispose il coro di nobili, i calici che tintinnarono all’unisono.</p><p>Gloriana provò a sollevare il suo bicchiere, ma le dita le tremarono. Un calore viscerale, denso, che sapeva di ferro e terra bagnata, le stava risalendo lungo la gola. Nelle ultime ore, le voci sussurranti dei suoi antenati – quelle guide eteree che le avevano sempre riempito la mente di saggezza e tattiche militari – erano diventate silenziose. O meglio, stavano urlando, ma le loro grida giungevano da una distanza siderale, come se qualcosa le stesse trascinando sul fondo di un abisso.</p><p><em>Aiuto</em>, provò a pensare Gloriana, cercando il contatto con lo spirito del primo cavaliere della sua casata. <em>Ti prego, dammi la forza</em>.</p><p>Nessuna risposta. Solo un ringhiante, famelico silenzio.</p><p>«Gloriana, cara, non bevi?» sussurrò sua zia accanto a lei, il viso appesantito dal trucco bianco. «Hai una cera orribile. Sembra che tu stia per...»</p><p>La donna non finì la frase. Il calice di Gloriana si frantumò nella sua mano. Non perché fosse caduto: le sue dita si erano contratte con una forza tale da piegare l'oro e spaccare il cristallo. Il vino rosso si sparse sulla tovaglia di lino bianco come sangue fresco.</p><p>«Gloriana!» sbottò Lord Valerius, la voce che si abbassò di colpo, carica di un avvertimento velenoso. «Contieniti. Gli occhi della corte sono su di noi».</p><p>Ma Gloriana non sentiva più suo padre. Non sentiva più la musica dei liuti. Il battito cardiaco dell’uomo seduto a tre metri da lei risuonava nelle sue orecchie come un tamburo di guerra. Poteva sentire l’odore del sudore sotto i vestiti di seta degli ospiti. Poteva sentire la carne. La fame.</p><p><em>No. Vi prego. Adesso no.</em></p><p>Un dolore sordo, sfolgorante, le squarciò la spina dorsale. Gloriana si alzò di scatto, rovesciando la sedia. La sala piombò nel silenzio.</p><p>«Io... devo andare», mormorò, ma la sua voce non era più la stessa. Era roca, graffiante, spezzata.</p><p>«Siediti», ordinò Valerius, alzandosi a sua volta, la maschera di finta cordialità che cominciava a cedere. Due guardie della casata, ai lati della sala, fecero un passo avanti, le mani sui pomoli delle spade. «Stai dando spettacolo. Ti ho detto di...»</p><p>Il primo scricchiolio fu scheletrico.</p><p>La mascella di Gloriana si contrasse con una violenza tale da farle sanguinare le gengive. Sotto gli occhi inorriditi dei nobili del Taldor, i suoi lineamenti perfetti e aristocratici si spaccarono. Gli angoli della bocca si lacerarono, la pelle si tese e si tòse mentre la struttura ossea del viso si allungava in avanti, deformandosi in un muso grottesco. I denti crebbero, affilandosi, diventando zanne d'avorio spesse come pugnali che premevano contro le labbra distrutte.</p><p>«Un mostro!» urlò qualcuno in fondo alla sala. Il panico divampò come paglia secca. Le donne versarono il vino, i tavoli vennero rovesciati mentre i nobili calpestavano le proprie vesti pur di raggiungere le uscite.</p><p>«Guardie! Uccidetela! Coprite questa vergogna!» ruggì Lord Valerius. Il padre non vedeva una figlia malata; vedeva il nome dei Koor trascinato nel fango della foresta.</p><p>Le guardie scattarono, ma la trasformazione di Gloriana era ormai inarrestabile. I muscoli delle sue spalle e del torace si espansero con la forza di un fiume in piena. Le piastre d'acciaio d'argento della sua corazza da cavaliere – i simboli dei Vestigi – iniziarono a piegarsi, i rivetti di ferro saltarono come proiettili contro le pareti affrescate. Il metallo si spaccò con un gemito stridulo, lacerando le vesti e rivelando una pelliccia nera, ispida, impregnata dell'odore della brughiera.</p><p>Gloriana non era più una donna. Era una tempesta di artigli e fame eretta su due gambe. La bava mista a sangue colava dalle sue fauci spalancate.</p><p>Il primo guardiano le fu addosso, la spada sguainata. Gloriana non usò la disciplina del Taldor. Non parò il colpo. La lama lo colpì alla spalla, ma la sua carne, rigenerata dalla frenesia selvaggia, assorbì il dolore senza cedere. Con un movimento fluido e bestiale, Gloriana allungò la zampa artigliata, afferrò lo spadone a due mani che poggiava ancora alla sedia rovesciata e lo calò come una scure, spaccando lo scudo dell'uomo.</p><p>Poi, cedendo totalmente alla maledizione, spalancò le mascelle e affondò i denti nel metallo della protezione e nella carne sottostante, strappando via un pezzo di armatura con la stessa facilità con cui un lupo sbrana una lepre.</p><p>«Prendetela! Non fatela uscire viva da questo palazzo!» urlava Valerius da dietro la linea dei soldati, mentre la sua primogenita, l'orgoglio della casata, abbatteva le porte della sala con una spallata, scomparendo nella notte di Oppara sotto forma di un immenso lupo nero.</p>]]></description><guid isPermaLink="false">1805</guid><pubDate>Sat, 19 Sep 2026 13:27:08 +0000</pubDate></item><item><title>La grande Domus era buia</title><link>https://www.dragonslair.it/blogs/entry/1103-la-grande-domus-era-buia/</link><description><![CDATA[<p align="justify">
	<font face="Arial, serif"><font size="3">La</font></font><span><font color="#000000"><span><font face="Arial, serif"><font size="3"><span><span> grande Domus era buia, vuota e silenziosa, illuminata dai lampi e scossa dai tuoni, li, nel giardino interno un uomo si sta allenando, e a torso nudo particolarmente incurante della pioggia che lo bagna, fa roteare la spada con sorprenderte rapidità, mimando parate e affondi, in un susseguirsi continuo, i suoi occhi sono chiusi ma i suoi movimenti sono precisi, il suo corpo e asciutto e muscoloso, la testa calva, rasata, un'unica treccia di capelli parte dalla nuca e arriva fino alla vita, il torso nella parte frontale è coperto di cicatrici così fitte da formare un disegno.</span></span></font></font></span></font></span>
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<p align="justify">
	<span><font face="Arial, serif"><font size="3">Sono tre giorni che la battaglia ha avuto inizio ma non lo hanno fatto scendere in campo, lui e uno dei prescelti,uno di quelli che dovr</font></font></span><font face="Arial, serif"><font size="3">à</font></font><span><font face="Arial, serif"><font size="3"> partire, avrebbe già dovuto essere con gli altri, al porto ad aspettare il proprio turno per essere imbarcato, ma non poteva farlo, non ancora, sua moglie era morta da 5 giorni per una grave malattia, lasciandolo solo con un figlio in fasce, il lutto dura sette giorni, non avrebbe lasciato la casa fino a dopo domani, la nave lo avrebbe aspettato, era il migliore, non per vanteria o presunzione, erano gli altri a dirlo, se fosse stato un uomo diverso avrebbe potuto essere un grande leader, qualcuno che la gente avrebbe seguito, ma lui non era il tipo da queste cose, era un guerriero, solo questo importava, viveva solo per combattere, legato al codice, non lo avrebbe mai tradito, ma nulla di più, non aveva amici, la gente aveva paura di lui e lui non amava la gente, solo due persone aveva accettato vicino a se, la moglie e il figlio, una perchè gli era stata imposta dal codice, l’altro perché avrebbe continuato la tradizione, tutto così semplice, lineare, ma la morte della moglie dopo una lunga malattia lo aveva fatto riflettere, ora sentiva nel fondo del cuore un vuoto, una sensazione strana lo rendeva malinconico e triste, una sensazione che avrebbe portato con se per sempre, fino a che non fosse morto, fino a che non fosse stato ucciso, sempre che ciò fosse possibile, aveva intuito qualcosa al funerale, il tempio era gremito di gente, lei era sempre stata amata dalla gente, era buona, gentile e premurosa, il gran sacerdote aveva guidato la funzione, innalzando gli inni rivolti alla luce, ma lui non aveva mai creduto, il codice era il suo credo, colpa del sangue dicevano i maligni, colpa del sangue, tutti sanno che i titani per natura non credono e la discendenza dei titani non crede, può imparare a comprendere ma non capira mai, e ora che era l’ultimo nessuno avrebbe smentito questa diceria, il figlioletto seduto in braccio alla nutrice si era addormentato, guardandolo fu sorpreso di pensare che a lui ciò non sarebbe capitato, era umano quasi del tutto e la maledizione non lo avrebbe colto, oh beninteso non che ci avesse mai creduto, ma quel giorno la luce glielo suggeri, condannato ad essere l’ultimo, condannato a rimanere in vita per ricordare ciò che è successo, per ricordare ciò che l’uomo a fatto e ciò che l’uomo a perso, ricordare ma non essere creduto, ricordare per soffrire in eterno.</font></font></span>
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<p align="justify">
	<span><font face="Arial, serif"><font size="3">Ora da solo in casa pensava che gli sarebbe piaciuto invecchiare con sua moglie e poter seguire con tranquillità il figlio, ma il destino aveva avuto altri piani.</font></font></span>
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<p align="justify">
	<span><font face="Arial, serif"><font size="3">Le tenebre erano arrivate e il suo mondo sarebbe andato perduto, rimaneva solo il codice, da tramandare a suo figlio, sperando che fosse in grado di comprendere, di capire e applicare le sue regole e il tempo era poco, lo avrebbero cercato, prima o poi avrebbero scoperto che esisteva e avrebbero cercato di estorcerli ciò che sapeva e sebbene non crederanno a ciò che sentiranno, lo trascriveranno e prima o poi qualcuno crederà e alcune cose che dovevano essere dimenticate torneranno a galla, ciò non dovrà accadere, e l’unico modo è una vita di sofferenza e di fuga, nascondersi e aspettare che la fine giunga, prima o poi tutto finirà.</font></font></span>
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<p align="justify">
	<span><font face="Arial, serif"><font size="3">Da giovane questi pensieri non lo avevano preoccupato, era il migliore sarebbe sopravvissuto, non gli interessava dove, ma ora con un figlio doveva modificare i suoi piani, doveva insegnarli come sopravvivere e lasciarlo, per il suo bene e per il bene di tutti avrebbe potuto essere catturato per effettuare un ricatto, anni fa non gli sarebbe importato, ma ora, avrebbe dovuto inventarsi qualcosa, nessuno avrebbe saputo, sarebbe sparito, forse lo avrebbero trovato, ma sarebbe passato del tempo, sufficente forse perchè il figlio vivesse e morisse di morte naturale. </font></font></span>
</p>
]]></description><guid isPermaLink="false">1103</guid><pubDate>Fri, 12 May 2017 19:06:11 +0000</pubDate></item><item><title>Alba</title><link>https://www.dragonslair.it/blogs/entry/1102-alba/</link><description><![CDATA[<p align="center">
	<font color="#000000"><font face="Arial, serif"><font size="7">Alba</font></font></font>
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	<span><font color="#000000"><span><font face="Courier New, serif"><font size="2"><span><span>L'alba arrivò , ma nessuno a cui interessasse era vivo per ammirarla , il sole a poco a poco oltrepassò la barriera dei monti e lì se si pu</span></span></font></font></span></font></span><font face="Courier New, serif"><font size="2">ò</font></font><span><font color="#000000"><span><font face="Courier New, serif"><font size="2"><span><span> pensare di un astro , rimase attonito , nel vedere ciò che era successo ,quella splendida isola , quella splendida valle , quella grandiosa ultima città , ora di tutto quello splendore ,di tutta quella luce non rimaneva pi</span></span></font></font></span></font></span><font face="Courier New, serif"><font size="2">ù</font></font><span><font color="#000000"><span><font face="Courier New, serif"><font size="2"><span><span> nulla , anche la terra stessa aveva perso la sua vivacità , anche sotto i raggi di un sole cosi radioso , tutto era morte e distruzione , i corpi senza vita , martoriati, smembrati , bruciati , si sarebbero potuti contare nell'ordine delle centinaia di migliaia , la maggiorparte umani e umanoidi , gigantesche voragini , segni di immani esplosione , sono disseminate sul campo di battaglia , nessun insetto , nessuno animle mangiatore di carogne , nessun segno di vita , ne erba ne piante , ne alberi , tutto era stato distrutto , ucciso , bruciato , la terra ormai rossa di sangue e nera di morte non aveva piu nulla dire o da dare , nella notte un pezzo di ciò che era aveva semplicemente cessato di esistere.</span></span></font></font></span></font></span>
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	<span><font color="#000000"><span><font face="Courier New, serif"><font size="2"><span><span>I morti erano morti , ma presto non lo sarebbero stati più , se qualcuno avesse potuto avrebbe percepito , un insana , oscura e potente forza che cominciava a permeare ogni cosa ,tutta quell'energia , tutto quel malefico potere , poteva provenire solo da un unico punto , dal tempo antico , millennni di anni prima che l'idea degli elfi balenasse nella mente di una divinità , prima che quella divinità stessa fosse cosciente di ciò che era , un tempo cosi antico che a stento le stelle riescono a ricordare , un tempo in cui il bene e il male , la luce e le tenebre avevano una coscienza propria , un tempo in cui interminabili battaglie si combattevano su tutti i piani dell'esistenza e anche oltre.Ma le forze contrapposte sapevano che continuare cosi avrebbe designato la fine di tutti e due gli schieramenti , cosi decisero di affrontarsi in un ultima grande battaglia , combattuta in un unico luogo ma in diversi tempi , dopo un interminabile lasso di tempo le forze positive ebbero il sopravvento e imprigionarono o distrussero la maggiorparte degli avversari , sebbene come dicevo le forze del bene vinsero , ma come in tutte le battaglie alcuni nemici riuscirono a sfuggire , o piu semplicemente , furono tali le dimensioni della battaglia che semplicemente non furono mai trovati. C'è voluto un tempo incalcolabile ma alla fine qualcuno di questi fuggiaschi è tornato o qualcuno dei prigionieri si è liberato , qualunque sia la sua storia , ora è qui e i suoi poteri sono enormi rispetto agli esseri che abitano ora questo multiverso.</span></span></font></font></span></font></span>
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	<span><font color="#000000"><span><font face="Courier New, serif"><font size="2"><span><span>I servitori erano scomparsi , inghiottiti dalla terra da cui erano usciti , sarebbe stati richiamati qando ce ne fosse stato bisogno , i dodici formavano un cerco ampio una ventina di metri intorno al grande cristallo rosso fulcro del loro potere , inginocchiati , assorti in un muto rituale contemplativo , avevano vinto questa battaglia , ma gli era costata molto in termine di potere e di mezzi , era stata invero una vittoria schiacciante ma con perdite inimmaginabili , non che ciò gli desse fastidio ,ci sarebbe voluto solo più tempo per riprendersi, mentre meditavano , il cristallo pareva mutare forma , gonfiarsi , restringersi , illuminarsi , incupirsi , mentre le loro menti traevano da essi il nutrimento , se qualcuno avesse mai osservato attentamente da vicino il cristallo e fosse sopravvissuto , avrebbe visto al suo internoun infinita di figure , come definirle , fantasmi , le anime senza pace di coloro che erano stati uccisi dal circolo , essi erano il nutrimento per l'oscura cabala , nessuno dei morti di quella battaglia avrebbe informato il suo dio dell'accaduto , tutti sono stati risucchiati in qyel piccolo girone infernale pronti per essere utilizzati come "cibo" per questi esseri immondi.</span></span></font></font></span></font></span>
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	<span><font color="#000000"><span><font face="Courier New, serif"><font size="2"><span><span>I signori riposavano , ma altri , non servi beninteso , ma alleati si muovevano circospetti fra i resti di quella che era l'ultima città, la maggiorparte in cerca di cibo , uno , in cerca di informazioni , visto da lontano poteva essere scambiato per un soldato , un cavaliere in armatura completa , ma avvicinandosi , ci si sarebbe accorti dell'errore , l'essere , perche cosi si puo chiamare , dato che nessuno ricorda più il suo nome , neanche lui ovviamente, un esseredi fattezze umanoidi , statura media , atletico , quella che poteva parere un armatura è la sua pella , fatta di non si sa quale sconosciuta sostanze , in parte lucida e in parte opaca , confondibilissima con una armatura , ma al tatto , calda e untuosa , la testa sortmonta un collo corto ma massiccio , è simile ad un elmo , ma è il suo cranio senza pelle , di un colore grigio scuro come il resto del corpo , con un ciuffo di quelli che si potrebbero definire capelli , neri , untuosi e grossi come dita che gli scendono lungo tutta la schiene come una coda di cavallo , due occhi piccoli e completamente neri si stagliano su una faccia spigolosa , inespressiva , come il volto di una statua appena abbozzata dallo scultore, butterata e rugosa , si muoveva con passo lento e sicuro , e anche se aveva molte armi al suo seguito esse non producevano alcun rumore sfregandosi , ad un esame superficiale poteva sembrare un mostro qualsiasi , buono solo per combattere , ma era molto di più , un cercatore , un cercatore , un segugio , tutta la sua fibra era impermeata nella ricerca di ciò che gli veniva ordinato , non che non ci provasse gusto beninteso , ma era prima di tutto un lavoro , un contratto , una ricerca , e le ricerche vanno sempre portate a termine.</span></span></font></font></span></font></span>
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	<span><font color="#000000"><span><font face="Courier New, serif"><font size="2"><span><span>Si muoveva per tutta la città , guardando , osservando , scrutando , annusando , aveva memorizzato la mappa che gli avevano fornito , ma oramai era tutto distrutto , avrebbe duvuto andarci durante la battaglia ma glielo avevano proibito , non aveva senso rischiare che venisse ucciso pe errore , cosi ci sarebbe voluto di più , ma il tempo non era un problema , e alla fine la sua ostinazione fu premiata , determinando che quel cumulo di macerie doveva essere la casa che cercava si mise a frugare...</span></span></font></font></span></font></span>
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	<span><font color="#000000"><span><font face="Courier New, serif"><font size="2"><span><span>Cerca gli avevano detto , cerca ogni traccia ogni piccolo indizio che ti porti sulla pista di quell'uomo , devi trovarlo hanno detto , devi trovarlo e costringerlo a rivelarti ciò che sa , puoi torturarlo , ma non devi ucciderlo , ci serve vivo , ma dobbiamo sapere tutto ciò che sa , dobbiamo sapere tutto ciò che ci ha taciuto............... certo che cerco è ciò che so fare meglio , lui non mi sfuggir</span></span></font></font></span></font></span><font face="Courier New, serif"><font size="2">à</font></font><span><font color="#000000"><span><font face="Courier New, serif"><font size="2"><span><span> , io sono il cacciatore per eccellenza , un segugio implacabile , quell'essere è solo un'altra preda da aggiungere alla collezione , chi sia o cosa sia non ha importanza , lo scover</span></span></font></font></span></font></span><font face="Courier New, serif"><font size="2">à</font></font><span><font color="#000000"><span><font face="Courier New, serif"><font size="2"><span><span> e sar</span></span></font></font></span></font></span><font face="Courier New, serif"><font size="2">à</font></font><span><font color="#000000"><span><font face="Courier New, serif"><font size="2"><span><span> mia , spero che sia bravo , mi diverto di più quando la vittima fa resistenza .................. rovistando finalmente si ferma ed estrae qualcosa da sotto i calcinacci , lo guarda lo studia e lo ripone , ora sa cosa fare e dove cercare , peccato però sar</span></span></font></font></span></font></span><font face="Courier New, serif"><font size="2">à</font></font><span><font color="#000000"><span><font face="Courier New, serif"><font size="2"><span><span> pi</span></span></font></font></span></font></span><font face="Courier New, serif"><font size="2">ù</font></font><span><font color="#000000"><span><font face="Courier New, serif"><font size="2"><span><span> facile del previsto , pensò mentre stringeva il sacchetto che aveva legato alla vita mentre il sonaglietto appena riposto finiva di suonare.....................</span></span></font></font></span></font></span>
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]]></description><guid isPermaLink="false">1102</guid><pubDate>Fri, 12 May 2017 19:02:25 +0000</pubDate></item><item><title>Alba Nera</title><link>https://www.dragonslair.it/blogs/entry/1101-alba-nera/</link><description><![CDATA[<p align="left">
	 
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	<span><font color="#000000"><span><font size="6"><span><span>Alba nera</span></span></font></span></font></span>
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	<span><font color="#000000"><span><font size="2"><span><span>Il maltempo era cominciato poco dopo mezzogiorno , aumentando costantemente di intensita , insolito , la stagione degli uragani non sarebbe cominciata che fra un paio di mesi , ma era gia successo in passato , un capriccio del tempo,i grandio fuochi che l’acqua e il vento non potevano spegnere erano stati accesi , la guardia era stata rafforzata piu degli altri giorni , poiche è da sempre scritto nel libro di Rakuss , che il nemico sarebbe tornato a riprendere ciò che gli spettava di diritto , ma millenni erano passati da quuando il libro fu scritto , e nessuno si era ancora fatto vivo , l’isola è di persè autosufficente e fuori dalle rotte commerciali , in un tratto di oceano particolarmente profondo , con correnti molto forti , scelta con cura per custodire ciò che non deve essere rivelato , generazioni e generazioni di uomini hanno fatto la guardia , i sacerdoti della luce hanno guidato il popolo duranti tutti gli anni di questa sorveglianza continua con illuminata saggezza, si puo dire che l’isola sia un piccolo paradiso , se non fosse per l’insignificante dettaglio che nessuno puo lasciare le sue sponde.</span></span></font></span></font></span>
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	<span><font color="#000000"><span><font size="2"><span><span>In termini pratici i suoi abitanti sia uomini che donne sono i migliori combattenti che si possono trovare in circolazione , due culti vivono sull’isola , il culto della spada e il culto della luce , l’uno completa l’altro in una perfetta armonia, un vero peccato che all’insaputa di tutti tutto ciò era destinato a finire……….</span></span></font></span></font></span>
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	<span><font color="#000000"><span><font size="2"><span><span>L’alba non era giunta , o meglio il sole sicuramente splendeva ma , le nubi nere lo nascondevano completamente alla vista , non che qualcuno lo cercasse , vista la pioggia battente e le raffiche di vento che sferzavano la terra, il quarto turno era appena inizziato e i soldati erano appena usciti alle intemperie , quando accadde, dal mare emerse qualcosa una formaenorme e indistinta che si abbatte sulla fortezza facendola scricchiolare , subito fu dato l’allarme, le catapulte furono caricate e i proiettili di fuoco solcarono il cielo illuminando per brevi istanti quella figura , coloro che erano stati marinai prima di essere soldati lo riconobbero , nella loro mente , nulla faceva piu paura di quella , KRAKEN!!! Una bestia titanica , i suoi lunghi tentacoli sferzavano le possenti mura della fortezza provocando terrificanti boati e allarmanti crepe , cosa puo fare un uomo in circostanze del genere? Combattere ovviamente , le baliste comincirono a tirare i loro micidiali dardi , balestre e archi vibravano di continuo , nel tentativo i arrestare quell’incubo proveniente dai più bui abissi marini , seppur ferito in innumerevoli punti il mostro non desisteva e la sua forza devastatrice ebbe la meglio sulla resistenza delle mura che cedettero con un fraghoroso schianto , solo allora l’immonda creatura cedette al dolore , ritornando negli abissi , mortalmente ferita?! , lasciandosi dietro solo distruzione e morte , il tutto si era svolto in una mezzora , i rinforzi non fercero in tempo ad arrivare prima della distruzione , hai primi arrivati non rimase che piangere per i morti e aiutrare i superstiti , ma non per molto , nella frenetica ricerca dei sopravvissuti e dei primi soccorsi hai feriti , nessuno guardo l’oceano , una distesa nera e ribollente di acqua solcata da onde alte anche piu di tyrenta metri , nessuno vide avvicinarsi ad un innaturalle bassa velocità una flotta , navi nere come la notte , malridotte , con chiglie sfondate e vele strappate , solcavano le onde come se non ci fossero e in mezzo alla tempesta arrivarono silenziose e letali , quando i soccorritori si accorsero di ciò che stava avvenendo era troppo tardi , frecce nere partirono dalle navi e colpirono i malcapitati inermi , a frotte dai loro ponti sbarcarono scheletri e altre creature non morte di tutti i tipi , che ebbero presto ragione degli indifesi difensori , nonostante una strenua resistenza</span></span></font></span></font></span>
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	<span><font color="#000000"><span><font size="2"><span><span>La tempesta continuava ad accanirsi sull’isola , ma i non morti non parevano badarci , nella rocca e sul campo di battaglia adiacente non era rimasto vivo nessun essere , anche le piante e gli alberi erano marciti e poi morti , la causa di tutto ciò ora stava contemplando il resto dell’sola da una collina poco distante , dodici figure ammantate di nero messe a semicerchio , i lunghi manti neri e il cappuccio rendono la loro identificazione molto difficile, ma l’aura che emanavano li additava sicuramente come non morti……</span></span></font></span></font></span>
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	<span><font color="#ff0000"><span><font size="2"><span><span>Per ora è andato tutto bene…</span></span></font></span></font></span><span><font color="#000000"><span><font size="2"><span><span> disse uno dei dodici</span></span></font></span></font></span>
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	<span><font color="#00ff00"><span><font size="2"><span><span>Si ma era gia stato preventivato , un attacco di tali proporzioni era destinato a riuscire , ma il difficile comincia adesso……..</span></span></font></span></font></span><span><font color="#000000"><span><font size="2"><span><span>disse un altro</span></span></font></span></font></span>
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	<span><font color="#0000ff"><span><font size="2"><span><span>Già , ora l’isola è in allarme , cominceranno a radunare gli eserciti ed a rinforzare le difese, la guerra che abbiamo iniziato è appena all’inizio……</span></span></font></span></font></span><span><font color="#000000"><span><font size="2"><span><span>disse un terzo</span></span></font></span></font></span>
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	<span><font color="#ff00ff"><span><font size="2"><span><span>Giusto fratelli, ma per loro è l’avverarsi di un incubo , siamo tornati e piu forti di prima , loro lo sanno , perche come noi sentono che le cose sono cambiate , non sentite anche voi che la luce non sorveglia piu questo luogo , certo le difese sono rimaste ma nessuno di “loro” le sorveglia…</span></span></font></span></font></span>
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	<span><font color="#00ffff"><span><font size="2"><span><span>Ora andate…..</span></span></font></span></font></span><span><font color="#000000"><span><font size="2"><span><span> disse un'altra voce</span></span></font></span></font></span><span><font color="#00ffff"><span><font size="2"><span><span>….. ricomponete l’esercito…..parlate con i nostri generali per studiare le strategie…….io richiamero i nostri alleati , entro domani dovremmo essere pronti per la marcia……</span></span></font></span></font></span>
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	<span><font color="#000000"><span><font size="2"><span><span>Undici figure si inchinarono e svaniro , sulla collina ne rimase solo uno ,( non dissimile dagli altrima a giudicare dal tono con cui gli altri li si rivolgevano si capiva che lo consideravano il loro capo) guardo ancora per un po’ il panorama , poi si concentro sul gristallo che era apparso accanto a lui , un oggetto veramente inquietante , bello e orribile allo stesso tempo , il cristallo ha una forma irregolare, grande come un melone , di un colore rosso acceso , ma un rosso maligno, ipnotico e sensuale, tuttaltra cosa il piedistallo , fatto di un matertiale imprecisato , forse metallo , raffigura un umanoide di piccole dimensioni , quasi sicurammente un goblin, con un espressione terrorizzata una smorfia di dolore infinita che pare destinata a durare in eterno , la creatura si avvicino al cristallo e lo prese fra le mani alzandolo dal piedistallo , subito l’aria li intorno si accese di un inquietante color rosso sangue , un punto in particolare , pareva pulsare dilatandosi e restringendosi continuamente , fino a prendere la parvenze di una superfice liscia e lucida, e li il rosso si fece nero e immagini apparvero vorticose , fino a delineare una figura, un umanoide , ricoperto di un armatura di maglia nera , che lasciava scoperta solo la faccia , il viso di un color cenere , e le due piccole corna nere lo additavano come demone……</span></span></font></span></font></span>
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	<span><font color="#00ffff"><span><font size="2"><span><span>Salve Kaskert , finalmente dopo tanto tempo l’ora e giunta , sono pronte le legioni?</span></span></font></span></font></span>
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	<span><font color="#c0c0c0"><span><font size="2"><span><span>Salute a te o potente Shajuth, le legioni sono pronte e impazienti, appena aprirete i portali cominceremo aa muoverci.</span></span></font></span></font></span>
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	<span><font color="#00ffff"><span><font size="2"><span><span>Bene preparatevi , apriremo i portali fra breve , questo mondo è vissuto nel bene troppo a lungo , è giunto il momento di riequilibrare il tutto…….</span></span></font></span></font></span>
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]]></description><guid isPermaLink="false">1101</guid><pubDate>Fri, 12 May 2017 18:59:16 +0000</pubDate></item></channel></rss>
