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    D&D... prima che fosse D&D

    Ci sono momenti in cui cerco di ricordarmi cosa ho provato la prima volta che ho sentito parlare dei giochi di ruolo, per non parlare della prima sessione gdr che ho giocato: si tratta di sforzi vani, perché non è possibile rivivere un'esperienza che hai già vissuto. In certi altri momenti vado oltre e mi chiedo cosa avessero provato i primi playtester di D&D quando si sedettero al tavolo da gioco per la prima volta, inconsapevoli di ciò che li attendeva. Immagino sguardi incuriositi, lieve agitazione, eccitazione, domande a profusione. Cos'è questo gioco ? L'hai inventato tu ? Sembra un wargame ma non lo è ! Si usano i dadi, certo, ma non è un gioco di società. A cosa stiamo giocando ?

    Grazie alla mia intervista a Greg Svenson: il primo giocatore di ruolo ho potuto avvicinarmi all'esperienza dei primi playtester in assoluto, quegli otto pionieri riuniti in casa di Dave Arneson quella primavera dei gloriosi anni '70 (gloriosi per noi roleplayers). A quei tempi nemmeno il termine "Dungeons & Dragons" esisteva ancora, e il buon Dave aveva semplicemente deciso di sperimentare un nuovo gioco a cui aveva dato il nome provvisorio di Blackmoor - il setting in cui il gioco si svolgeva. Regole vere e proprie non ce n'erano, almeno all'inizio: Arneson usava come riferimento quelle di Chainmail, il wargame fantasy di Gary Gygax. Ma era solo un punto di partenza, perché il prodotto finale non avrebbe avuto nulla a che fare con un wargame, vero ?

    Le regole erano poche e in continua evoluzione ma i concetti base erano già tutti lì: crea il tuo alter ego e agisci come se ti trovassi per davvero in quella situazione. Ecco, leggendo le risposte di Greg Svenson (che fu uno di quegli otto primordiali giocatori di d&d) uno non può non ritrovarsi catapultato nel passato, a quel fatidico giorno in cui l'amico del cuore ci mostrò la scatola base di d&d e ci disse: questa è roba forte bello... non hai mai visto una roba del genere, credimi ! E' incredibile come quell'esperienza, quella primissima avventura ambientata in un dungeon (forse la prima in assoluto di tutta la storia dei gdr) sia ancora vivida nei ricordi di Greg. E sono trascorsi più di 40 anni. E quelle avventure Greg non le ha vissute per davvero: hanno avuto luogo nella sua mente, attraverso le parole di Dave Arneson, seduti attorno ad un tavolo assieme ad altri 6. Eppure Greg ne parla come se avesse lui stesso trovato e venduto quella spada magica, non Svenny, non il suo personaggio, ma lui stesso in carne ed ossa.

    Leggendo l'intervista mi rendo conto anche di altre cose. Oggi si parla spesso di "interpretazione del ruolo": il presupposto è che io debba giocare un personaggio con caratteristiche non solo fisiche, ma anche caratteriali che siano lontanissime dalle mie, e con un background complesso, fatto di esperienze vissute, di complesse dinamiche psicologiche, proprio come se fosse reale. Allora, in quelle prime sedute del gioco che poi sarebbe divenuto d&d, era completamente l'opposto. Greg ci dice addirittura che i giocatori davano il loro nome ai personaggi (e infatti il suo si chiamava Svenny)... cosa impensabile oggigiorno. Chi chiamerebbe il proprio Guerriero Roberto e il proprio Mago Giovanni nel 2016 ? Ma è così che si faceva allora, il personaggio non era altro che una versione fantasy di me stesso, catapultata in un mondo intriso di magia e mistero. Come se fosse "Un americano alla corte di Re Artù", per capirci.  Era un mezzo per vivere avventure, non un fine, non uno strumento attraverso il quale creare una persona immaginaria dalla personalità letteraria, un dramma psicologico fatto di conflitti interiori e una lista di eventi funesti lunga quanto la scalinata di Piazza di Spagna. Il gdr non aveva nulla a che fare con la narrazione e la letteratura allora: Ron Edwards era ancora un bambino e nemmeno sapeva dell'esistenza dei gdr.

    Interessantissimo pure il metodo che Dave Arneson utilizzava, almeno inizialmente, per stabilire le reazioni dei personaggi dinanzi ai pericoli: per descriverlo non ho trovato nulla di meglio che le parole stesse di Greg, che quell'esperienza l'ha vissuta in prima persona.

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    [...] ad un certo punto stavamo percorrendo un corridoio e Dave ci prese tutti e sei da parte dicendoci “seguitemi”. Ci portò nella stanza della lavanderia, la quale era una lunga sala con roba ammunticchiata ai lati. Spense le luci ed emise un grido da far raggelare il sangue. Poi riaccese le luci e disse “non muovetevi” in modo da poter capire cosa avevamo fatto nel frattempo e in che punto ci eravamo spostati. Questo era il sistema che utilizzava per capire come avremmo reagito alle minacce [...]

    Qui usciamo dall'universo gdr e approdiamo nel campo della sperimentazione teatrale... e né Dave né gli altri erano attori o appassionati di teatro. Erano prima di tutto wargamers. Ma questo spezzone di frase è interessante perché mostra i primi tentativi di codificare un sistema per la risoluzione delle azioni. I dadi venivano comunque usati (un'eredità dei wargames suppongo) e Greg ci dice che esisteva già il concetto di Livello (preso a piene mani da Chainmail), però c'era anche... questo. Mi chiedo cosa sarebbe d&d oggi se questa tecnica di Dave Arneson avesse valicato i confini dell'oralità per approdare sulla carta stampata, se fosse divenuta "regola". Immaginate di farlo a casa vostra, con i vostri compagni di giocata abituali.

    In tutto ciò però non dobbiamo mai dimenticare il fattore numero uno, quello che ci riempie di trepidazione ogni volta che ci sediamo al tavolo da gioco, tiriamo fuori le schede e poggiamo i dadi sul tavolo: l'eccitazione, il gusto per l'avventura. E qui cito di nuovo Greg perché, diamine, ne vale la pena:

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    E’ così che è iniziata la prima avventura dungeon in assoluto. [...] Abbiamo giocato dall’una del pomeriggio di quel Sabato sino all’incirca alle 4 del mattino della Domenica seguente. Ero così eccitato che il giorno dopo impiegai ore ed ore a raccontare a mia madre ciò che era successo in quell’avventura (allora avevo 17 anni e vivevo ancora con mia madre).

    Alzi la mano chi non ha mai provato un'eccitazione simile dopo ore e ore di gdr, specie se era la prima esperienza in assoluto coi giochi di ruolo. E con questo torniamo al mio discorso di apertura articolo sulle nostre prime esperienze da giocatori di ruolo.

    E' proprio vero: certe cose cambiano, ma altre restano le stesse... e questo vale anche per il nostro passatempo preferito.

    Arrivederci, al prossimo articolo !

    A Pascolaio, Kaal1978, Brillacciaio e 6 altri piace questo contenuto

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    Penso che un po' tutti, la prima volta che hanno giocato, si siano impersonati nel loro alter ego medievale.

    Una cosa nuova lo è anche dopo 40 anni!

    In qualcosa dell'articolo penso che tutti ci siamo immedesimati...

    A Demetrius piace questo contenuto

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    Penso all'avvertenza che oggi viene stampata all'inizio di praticamente ogni regolamento dei giochi di ruolo: "ricorda che tu non sei il tuo personaggio!"

    Ovviamente ciò è dettato dall'inveterata paura che i giocatori confondano realtà e finzione ed inizino a comportarsi come Conan il barbaro, magari prendendo a spadate gli amichetti.

    I GDR sono stati guardati con diffidenza se non aperta ostilità in passato. Ricordo che è stato persino scritto un racconto e girato un film dove li si accusava di pervertire i ragazzi e portarli alla morte (racconto e film furono ispirati da un reale fatto di cronaca nera riguardante la morte di un giovane giocatore americano mentalmente fragile). 

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    23 minuti fa, Mezzanotte ha scritto:

    I GDR sono stati guardati con diffidenza se non aperta ostilità in passato. Ricordo che è stato persino scritto un racconto e girato un film dove li si accusava di pervertire i ragazzi e portarli alla morte (racconto e film furono ispirati da un reale fatto di cronaca nera riguardante la morte di un giovane giocatore americano mentalmente fragile). 

    L'illuminato autore di Dark Dungeon, il libello da cui venne anche tratto un video (chiamarlo film è eccessivo) era Jack Chick, recentemente passato ad altra vita. Qui c'è una breve sintesi della sua storia e di quanti guai abbia provocato (non solo a D&D).

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    Sono d'accordo con Svenson. L'eccitazione, il brivido, il gusto per l'avventura e l'azione pura...
    Ecco perché non mi piacciono i GDR solo interpetativi tutte chiacchiere e niente meccaniche.

    Come dico sempre "I traguardi si raggiungono solo grazie ai fatti".

    Bell'articolo :thumbsup:

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    3 ore fa, Mezzanotte ha scritto:

    Penso all'avvertenza che oggi viene stampata all'inizio di praticamente ogni regolamento dei giochi di ruolo: "ricorda che tu non sei il tuo personaggio!"

    Ovviamente ciò è dettato dall'inveterata paura che i giocatori confondano realtà e finzione ed inizino a comportarsi come Conan il barbaro, magari prendendo a spadate gli amichetti.

    I GDR sono stati guardati con diffidenza se non aperta ostilità in passato. Ricordo che è stato persino scritto un racconto e girato un film dove li si accusava di pervertire i ragazzi e portarli alla morte (racconto e film furono ispirati da un reale fatto di cronaca nera riguardante la morte di un giovane giocatore americano mentalmente fragile). 

    Beh la prima volta che ho letto quell'avvertenza è stato sul manuale di Vampiri e mi sono fatto grasse risate... poi ho visto la foto di Mark Rein Hagen da giovane e improvvisamente ho capito tutto :D

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