Costa Dorata, nei pressi di Cluny
estate inoltrata, ora seconda del pomeriggio
Arturo e Aristaldo
Larga ma tortuosa, la strada di terra battuta si snoda tra i bassi rilievi costieri proseguendo verso ovest. Piega ora a sinistra, verso il mare accecante sotto il sole del primissimo pomeriggio, ora a destra, verso i campi dell’entroterra che ospitano cipolle, ulivi, aranceti.
Il caldo implacabile spopola il panorama di viaggiatori ed animali: solo qualche gabbiano caccia urla stridule e si getta a far concorrenza alle barchette dei pescatori dalla schiena bruciata. Di tanto in tanto il panorama di rocce beige e piante grasse è interrotto da un gruppetto di contorti pini marittimi, spesso corredato da pastore, cane e gregge che riposano alla sua ombra.
Unico alleato del viaggiatore, la brezza di mare, che investe la pelle e le narici di salsedine e rende appena sopportabile la calura dell’estate.
Appollaiato a cassetta, Arturo de Augé conduce lento il suo carretto, rimpiangendo la mancanza di un flusso d’aria più incisivo. La cappa di calore è tale da rendergli difficile concentrarsi per prendere nota delle molte spezie spontanee che crescono al ciglio della strada – sotto le pesanti vesti della sua professione, l’evocatore è inzuppato di sudore.
Passa con un mezzo sorriso il cartello “CLUNY – 1 miglio”; e poco dopo, quando il sole ha ormai abbandonato lo zenit e inizia la sua lenta discesa verso ovest, il carretto supera un dosso e Cluny appare, nella pigrizia che contraddistingue le ore immediatamente successive al pranzo. La bandiera dorata del marchese Belfort si alza e si riaffloscia immediatamente, appena sfiorata dalla brezza.
Là dove la strada sfocia nella cittadina, due guardie siedono all’ombra di una tettoia la cui pittura di calce bianca è quasi completamente scrostata.
In barba al protocollo lance, scudi ed elmi giacciono per terra, il collo delle corazze imbottite è slacciato ed i due cercano di farsi aria con le mani.
Arturo sta per approcciarli quando uno scalpiccio di zoccoli alle sue spalle lo avverte che sta per essere raggiunto dal primo viaggiatore che incontra da quando, quella mattina, si è messo in viaggio.
Stramonio mastica al piccolo trotto le leghe di strada ben tenuta. Tenere quel ritmo ha richiesto da parte di Aristaldo frequenti pause per asciugargli la schiuma alla bocca e per dargli da bere, ed ora le riserve idriche del cavaliere sono agli sgoccioli – così come la resistenza del suo destriero. Il giovane si lecca le labbra screpolate e supera il cartello “CLUNY – 1 miglio” pregustando una bevanda fresca ed un po’ di riposo.
La cittadina appare da dietro un dosso – bandiera dorata con ippocampo blu alta sull’asta appena intaccata dal vento e guardie pigramente negligenti a controllare i nuovi arrivati.
A quanto pare di nuovi arrivati, oltre a lui, ce ne è uno solo – che lo precede di poche decine di metri. Un carretto arranca verso il posto di guardia, ed è ancora ad un centinaio di metri dai pigri tutori dell'ordine che il cavaliere raggiunge il suo più lento compagno di strada.
***
Terek
La meridiana di Piazza del Porto segna l’ora seconda dopo il mezzodì, e le campane lo confermano. La città si sta lentamente rimettendo in moto dopo il pranzo. Le panche della mensa di Vanni il Piagnone si svuotano mentre battutacce, saluti e monete vengono scambiati tra il cuoco e i marinai, e gabbiani e piccioni calano a far piazza pulita di briciole e scarti. L’odore di baccalà e cipolle è abbastanza forte da far arricciare il naso a Terek – la carne continuava a restare una rarità a Cluny.
A quell’ora di sole cocente, la meta preferita di chi non ha un lavoro da svolgere è il tempio di Santa Miriam patrona dei viaggiatori e dei mercanti, costruito in pietra bianca refrattaria e circondato da pini marittimi. Una piccola oasi di frescura. Vista la sua imminente partenza, il nano non ci vede niente di male a schiacciare un pisolino – di notte si viaggia meglio, senza il martello del sole – e l’oscurità non è mai stata un problema per un nano.
Certo, anche le taverne sono invitanti (I Tre Timoni con quell’ottimo vino all’arancio, o la Sirena Bionda dove lavora Debbi) – così come tirare un ultimo scherzo a quei caproni delle guardie cittadine come regalo di addio. Terek scrocchia il collo, lascia una manciata di ramine per Vanni e guarda la cittadina che presto lascerà.








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