La fondazione. I difficili inizi. Camilla.
Amico mio,
ciò che mi chiedi va oramai oltre le mie capacità. Sono vecchio e stanco, e l'idea di scrivere un'altra opera su Roma, sulla sua storia, sui suoi intrighi, non mi attrae minimamente. La mia titanica impresa fa parte di un passato mortale che non mi appartiene più. Sarò lieto in ogni caso di trasmetterti il mio limitato sapere sulla fondazione e sui primi secoli di vita dell'Urbe, affinché tu lo possa sfruttare e, se vorrai, riprendere il lavoro laddove io l' ho interrotto. Nessun mortale probabilmente verrà mai a conoscenza della reale storia di Roma, di come noi Cainiti l'abbiamo resa grande e poi corrotta, ma, in fin dei conti, non ha alcuna importanza: mi basta sapere che custodirai gelosamente questi miei scritti e che ne farai buon uso. Per me è la più grande delle ricompense.
Oscura è la realtà che si nasconde dietro la fondazione dell'Urbe: il mio Sire mi elencò almeno una dozzina di possibili varianti. La lotta tra Romolo e Remo sarebbe in realtà una metafora per celare lo scontro tra alcuni Mutaforma nativi e un branco di Gangrel invasori, oppure tra un gruppo di stregoni mortali devoti a divinità oscure e un potente Matusalemme (Enea?), intenzionato ad appropriarsi del territorio dei Sette Colli come luogo di riposo per un lungo torpore. Altre leggende narrano invece di tredici Cainiti etruschi che volevano fondare un vero e proprio paradiso in Terra, dove prosperare assieme ai figli dell'Uomo. Ma queste sono solo alcune remote possibilità.
La prima figura degna di nota è il matusalemme Tinia, figlio di Ventrue, che prese il potere assieme alla sua progenie Collat attorno all'ottavo secolo prima dell'era cristiana. Fu proprio Collat (o Tarquinio Collatino), secondo le leggende, a guidare la rivoluzione che liberò il popolo romano dal predominio etrusco con la cacciata di Tarquinio il Superbo (il suo Sire Tinia, che probabilmente distrusse mentre era in torpore) nel 509 a.C. I Cainiti dell'Urbe, stanchi dei metodi dispotici di Tinia, che si faceva venerare dai romani col nome di Quirino, videro in Collat una nuova guida ed affiancarono al suo principato un Senatus Cainiticus, per aiutarlo e consigliarlo nelle decisioni. Collat aveva compreso che il popolo romano era profondamente religioso e superstizioso e decise di celare la sua vera natura agli occhi dei mortali. Fu una scelta saggia. Sotto la guida del matusalemme Ventrue, Roma consolidò il proprio potere ed anzi espanse i suoi confini oltre ogni previsione. Durante la guerra contro Pirro, Camilla, la progenie di Collat, riuscì a conquistare la colonia greca di Taranto. Qui Camilla conobbe Lisandro, un altro Cainita del suo stesso sangue. Lisandro divenne, assieme al suo sire Artemide, il consigliere del giovane Ventrue. L'antico condottiero greco raccontò a Camilla della vittoria di Sparta su Atene, del mondo al di fuori della penisola italica, del potere che Roma avrebbe potuto consolidare sull'intero Mediterraneo. Assieme al suo nuovo mentore, l'ambizioso Camilla tornò a Roma e, con ogni probabilità, eliminò Collat. Dopo aver preso il potere si preoccupò anche di epurare la popolazione cainitica della città, prestando particolare attenzione al Clan Lasombra, che stava seriamente minando il potere Ventrue all'interno del Senato. Lisandro non si pentì affatto della sua scelta: sotto la guida di Camilla, abile politico e stratega, Roma prosperò. Non si elevò mai al grado di divinità, ma nemmeno governò nelle ombre come il suo sire Collat. Si preoccupò invece di guidare la politica delle potenti famiglie patrizie della città, attraverso i suoi servitori e una fitta rete di favori, oltre a combattere la presenza ostile di Magi e Mutaforma, da sempre presenti a Roma. Sebbene governasse con pugno di ferro, condivise in un certo senso il potere con i suoi subalterni e cercò consiglio nelle menti illuminate che aveva attorno a sé. Nel frattempo Lisandro, forse annoiato dalla politica dell'Urbe, viaggiava continuamente oltre i confini del nascente impero, osservando e riportando le sue impressioni a Camilla.
Come ben sai, la sua attenzione si pose su Cartagine.
Conosci il resto della storia, del terribile conflitto che per oltre un secolo insanguinò i mari e la terra. La mia speranza è che questo breve scritto ti sia di aiuto in qualche modo.
Spero di rivederti presto, amico mio.
Livio dei Ventrue
Scomparso nel 1903
Le guerre puniche.
…invero Camilla non era inizialmente interessato alla conquista di Cartagine. Troppi erano i problemi interni che l'Urbe doveva affrontare e la corruzione all'interno del Senato Cainitico era all'ordine del giorno. Ad ogni modo l'avidità del popolo romano non conosceva limiti: l'occasione per dichiarare guerra a Cartagine gli venne offerta da Althias dei Malkavian, signore di Siracusa. Egli, colto da un'improvvisa frenesia, decapitò un nostro ambasciatore inviato a proporre un'alleanza tra Cartagine e il suo dominio. Timoroso di possibili ritorsioni per il suo sconsiderato affronto, chiese aiuto a Roma, che glielo offrì immediatamente. I Malkavian siciliani (poi affiancati dai Toreador) e i Ventrue romani si allearono per distruggerci. Fu un lunghissimo secolo, costellato di vittorie e di sconfitte: molti dei miei figli perirono in quei massacri per colpa della bramosia di potere dei Ventrue. Il grande Annibale fu anche sul punto di vincere: fu allora che Camilla fu costretto ad aprire le porte della città agli altri Clan, facendo dilagare ancor di più la corruzione nell'Urbe. Ad ogni modo, dopo la tragica sconfitta di Zama, tutto sembrava essersi concluso: a Cartagine vennero lasciati solamente i territori africani, fu obbligata a divenire alleata di Roma e a non intraprendere alcun genere di politica estera, oltre a dover versare nell'arco di soli cinquant'anni una somma spaventosa all'erario. La potenza di Cartagine era declinata, ma non quella dei suoi Cainiti, e Camilla ci temeva. Carthago delenda est: decise di sterminarci tutti quanti. Con un'altra misera messa in scena, i romani ci dichiararono nuovamente guerra e posero assedio alla nostra città imbelle. Per tre anni resistemmo. Per tre anni fu versato inutilmente altro sangue. Infine, l'antico Lisandro, guidando abilmente le mosse della sua pedina mortale Scipione Emiliano, assieme a un esercito di Ventrue, Toreador, Malkavian e Gangrel penetrò nella città in fiamme. La battaglia durò cinque giorni. La città bruciò palmo a palmo per diciassette giorni e diciassette notti. Le vuote parole non possono descrivere l'orrore che venne compiuto in nome del potere in quelle lunghissime, interminabili ore. Lisandro ordinò che la città fosse rasa al suolo e che del sale (probabilmente incantato) fosse sparso sulle sue rovine, affinché nessun eventuale Cainita rimasto in torpore potesse risorgere dal suolo per vendicarsi. Io sono uno dei pochissimi superstiti. Sono sopravvissuto. Ho visto il crollo di Roma sotto i colpi delle orde barbariche, e me ne compiaccio tuttora. Roma avrà il nostro odio. Per sempre…
Anonimo Brujah, Memoriae Noctis
I secoli del potere. L'impero. Il declino.
La vera piaga che indebolì Roma in questo periodo, fu quella di sempre: la reale mancanza di un potere centrale. Dopo la vittoria su Cartagine, Roma si trovò a dominare su un territorio vastissimo, con infinite risorse e il governo di coalizione guidato da Camilla e composto da Ventrue, Malkavian e Toreador dimostrò subito delle insanabili fratture interne. Prima coi Gracchi, guidati nell'ombra dai Toreador contro gli optimates dei Ventrue, poi con le Guerre Sociali, che videro coinvolti i Brujah superstiti del massacro di Cartagine nella manipolazione di Caio Mario contro l'aristocratico Silla. Gli Zeloti, probabilmente guidati da dell'antico Crizia, aggiunsero ai disordini interni anche quelli esterni, per meglio indebolire l'odiata Urbe: sobillarono Mitridate VI, re del Ponto, che nell'89 a.C. invase la provincia dell'Asia, sterminando ottantamila Romani, compresi donne e bambini. Nello stesso periodo, gli Italici si rivoltarono, dopo aver chiesto invano la cittadinanza romana, che venne concessa dopo molte morti con la Lex Plautia Papiria. Camilla e i suoi alleati furono costretti a concludere una pace con Mitridate per rivolgersi ai problemi interni. Per un breve periodo gli Zeloti ebbero il sopravvento con Mario, che riuscì ad entrare nell'Urbe con i suoi e a saccheggiare la città. Nell'86 i seguaci di Camilla riuscirono ad avvelenare lo scomodo mortale e a far rientrare l'aristocratico Silla in città. Camilla a questo punto propese per una linea durissima che si concretò nella malfamate liste di proscrizione, colme di nomi di mortali e immortali. La dittatura di Silla dall'81 all'80 a.C. fu un chiaro esempio del governo dispotico dei Ventrue. Gli Zeloti non si diedero per vinti e organizzarono la rivolta degli schiavi, guidati dal ghoul Spartaco, ma anche questa venne repressa nel sangue. L'alleanza Ventrue-Malkavian-Toreador, ormai di pura facciata, crollò definitivamente con i due triumvirati (in ciascuno dei quali ognuno dei tre Clan aveva un rappresentante mortale), che si rivelarono un misero fallimento. L'omicidio di Caio Giulio Cesare, pupillo dei Ventrue, nel 33 a.C. dimostrò a Camilla che il Senato Cainitico era ormai un covo di vipere. La Repubblica mortale aveva fatto il suo corso. Camilla tentò di prendere il potere assoluto con l'avvento di Augusto e dell'Impero, ma il suo tentativo fallì, sebbene ancora oggi il tipo di gerarchia da lui creata per il Clan Ventrue venga ancora usato. Riuscì comunque ad imporre l'autorità dei Ventrue più antichi sui più giovani (e la sua su Roma) e ad organizzare al meglio la propria genia, affinché la struttura gerarchica del Clan fosse un punto di riferimento per i suoi membri. Il Senato Cainitico rimase in vita però e fu una costante spina nel fianco per l'antico Principe Ventrue. Nel corso degli anni, i membri degli altri Clan tentarono di prendere il controllo della politica mortale attraverso gli Imperatori di turno. E' il caso di Caligola e di Nerone, che, influenzati dai Toreador e dai Malkavian, si rivelarono un disastro per Roma. In questi tumulti prosperavano intanto Clan che erano rimasti in secondo piano, come i Lasombra e noi Nosferatu. Ogni volta Camilla riuscì a riprendere il potere politico mortale sotto le sue redini: facendo eliminare dai pretoriani Caligola con l'aiuto dei Lasombra, ai quali concesse il dominio di Ostia, e "suicidando" l'ormai folle Nerone, vittima di un uso spropositato di discipline sulla sua già fragile mente da parte di numerosi Clan. L'incendio di Roma ad opera di Nerone vide anche la scomparsa del leggendario Camilla, forse andato in torpore o forse eliminato dal Toreador Caio Petronio. Gli inevitabili segni del declino di Roma non si limitarono alla dinastia Giulio-Claudia: l'anno dei quattro imperatori (69 a.C.) e il regno sanguinario di Commodo, sfuggito al controllo dei Ventrue, pesarono gravemente sulle sorti dell'Impero. Il Senato Cainitico venne ulteriormente contaminato dalla presenza dei Setiti, che in mezzo al tumulto, posero definitivamente le radici nella città. La divisione dell'Impero, la forza innovatrice del Cristianesimo e della nascente gerarchia ecclesiastica, la migrazione di molti importanti Cainiti verso Costantinopoli, che divenne il reale centro della cultura e del sapere, fecero il resto: i Goti nel 410 d.C., i Vandali nel 455 e infine il generale Odoacre, pedina dei sempre vendicativi Brujah, spensero definitivamente nel 476 la debolissima luce di Roma, che piombò in un periodo di assoluta oscurità.
Trebonio, storico Nosferatu
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