Questione di punti di vista
Di il 29 nov 2008 alle 19:42 (1912 Visite)
Ultimamente riflettevo su molte cose, in particolare sul dolore, mio e delle persone che mi circondano.
Tutto è cominciato quando mi sono accorto che una mia amica era molto triste, piangeva in continuazione, e come normale che fosse mi sono chiesto il perchè e come risposta otteni che il ragazzo la tradiva da qualche mese, non sò a voi ma a me il primo pensiero che mi venne in mente fu "quanto è patetica questa ragazza", non per cattiveria ma perchè era ed è un motivo futile e banale per soffrire, chiesi pareri in giro per vedere chi la pensasse come me e mi stupii di essere l'unico a pensarla in tal modo, anzi ricevetti anche insulti del tipo "quanto sei insensibile!", ma continuavo non capire. Decisi così di capire se ero io quello che la pensava male o forse gli altri tutti sciocchi, cominciai a osservare le sofferenze delle persone anche più lontane da me e mi accorsi ben presto che persone come quello sulla sedia a rotelle soffrivano immensamente, cosa anche essa molto banale, ci sono state persone che avrebbero merso la firma a caratteri d'oro sulla sedia a rotelle pur di non subire ciò che hanno subito. Per fare un'esempio concreto mio padre quando si ammalò di tumore avrebbe preferito un'infnità di volta la sedia a rotelle di quello. E non capisco perchè le persone sono cieche di fronte a questo, convinte di subire ognuna il peggiore dei mali. Personalmente penso che si soffrirei sulla sedia a rotelle ma non così tanto! Ritengo che tale "punto di vista" sia derivato proprio dalla morte di mio padre. Che sia forse il dolore stesso la più grande forma per comprenderlo? Forse una persona per sentirsi felice nelle piccole cose dovrebbe prima provare un'immenso dolore?
Parlandone con altre persone mi hanno detto che loro soffrono così quanto soffro io o ha sofferto mio padre, che la nostra sofferenza è semplicemente pià appariscente. Io non mi ritengo assolutamente d'accordo e voglio chiedere a voi un parere, sono forse io che sbaglio nel ritenere le soffrenze degli altri futili o gli altri ad'avere una sbagliata unità di misura per il dolore?





