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The Scream of the Death - Capitolo 1

Morgan Bale

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Fuga da Stean City 

Giorno 1 (Venerdì 9 aprile 2010)

Ore 18:00

L – Non lo so, non mi fido – Lorna si volta verso gli altri prima di ritornare a sbirciare fuori.
P – Comunque non possiamo rimanere qui in eterno. Dobbiamo raggiungere la stazione di polizia – Paul scuote il capo a braccia incrociate prima di guardarsi intorno in cerca di soluzioni.
Steven cammina avanti e indietro agitato e inveisce contro Paul – Già, e suppongo che sai anche come ammazzare tutti quei b#####di che sono la fuori, vero!?
P – Non ho detto che posso ammazzarli tutti, ma solo che dobbiamo raggiungere la stazione di polizia! – Paul si volta di scatto verso Steven e gli risponde a tono.
L – Piantatela con queste st#####te! – Lorna si allontana dalla finestra e redarguisce i due.

Paul, Steven e Lorna si sono barricati dentro una tavola calda.
La città e deserta, ma gli infetti hanno sterminato quasi del tutto la popolazione mondiale e il loro numero è aumentato esponenzialmente. Ora vagano qua e la per la contea e le strade non sono per niente sicure.
Paul, capocantiere ha con se solo un martello, delle torce e dei fiammiferi. Steven, ex carcerato uscito da poco, solo un tirapugni, delle sigarette e un accendino. Lorna, ranger in vacanza, invece una 3.57 magnum con 5 colpi e una mappa della contea.
Sono passate circa tre ore da quando sono la dentro e la situazione sembra tranquilla… sembra.
Il cielo è pieno di nubi minacciose.

Lorna si avvicina ai due prima di lanciare un’ultima occhiata alla strada – Ascoltatemi. Io sono solo di passaggio, ma due anni fa ero di pattuglia da queste parti – Sfila dalla tasca dei pantaloni la mappa e la apre su un tavolo – Allora. Noi siamo pressappoco qui… il distretto di polizia è qui, a circa due chilometri in direzione est, nord-est, proseguendo verso il parco e poi verso gli uffici – Indica con l’indice la strada – Se passiamo attraverso la galleria d’arte e il complesso residenziale forse potremmo…
S – No, no, no, no… Sono case a basso costo, sarà pieno zeppo di quei figli di pu###na – Steven scuote il capo prima di spararsi un altro po’ di birra rubata dal distributore.
P – Steven, ascoltala. Conosce la città, le strade…
S – Già, e secondo te io da dove vengo? – Steven sbraccia.
P – Non metto in dubbio che conosci anche tu la città, ma…
S – …Ma non ti fidi di uno che è stato dentro, vero?
Paul è confuso – No, sto solo dicendo che…
S – Già, lo so io cosa volevi dire, brutto muso nero! – Steven, forse per l’alcol, cerca di mollare a Paul un pugno, ma Lorna sfodera la pistola – Fermo! – e la punta contro Steven guardandolo in cagnesco. Steven si blocca all’istante e guarda terrorizzato la canna della pistola – Sta indietro – gli intima il ranger con tono freddo vedendo che non obbedisce – Indietro! – Steven abbozza una risatina riparatoria, ma fa come dice Lorna – Non dimenticare che sono ancora un ufficiale delle forze dell’ordine… e che tu per me sei solo un altro pezzo di m###a pronto per ritornare dietro le sbarre. Quindi… non provarci mai più… Chiaro? – Conclude il ranger prima di rinfoderare la pistola lentamente.
Steven sorride –  Ma certo, tesoro. In fondo... questo è il tuo show, giusto? Hey, forse siamo rimasti solo noi tre e guarda che fortuna… abbiamo uno sceriffo tra noi, wow! – Steven schernisce Lorna con un tono scherzoso.
L – Ranger… Sono un ranger… Non un qualunque sceriffo. Vedi di mettertelo bene in testa, Steven.
S – Ma certo… signora ranger – Steven beffeggia Lorna con un inchino, ma sta bene attento a non fare un passo.
Paul scuote il capo demoralizzato e si siede – Così non va bene. Vediamo di piantarla con queste ca###te, altrimenti…

Ore 18:17

In quel preciso istante qualcosa infrange la vetrata e rotola in mezzo ai tavoli. Tutti si voltano di scatto. Lorna sfodera la pistola, Paul cade all’indietro dallo spavento e Steven rimane pietrificato. Dei tanti lampadari che illuminavano il locale solo un paio funzionano ancora, ma a intermittenza, e si vede poco. Steven aiuta Paul a rimettersi in piedi mentre Lorna cerca un bersaglio nell’oscurità davanti a lei.
Niente si muove, si sentono solo il respiro affannato di Paul che ora chiede sottovoce a Lorna – Che c##o era quello?
L – Non lo so – risponde fredda senza distogliere lo sguardo dalla sala.
Steven è agitato e cerca freneticamente con lo sguardo una via di fuga dietro di loro – E adesso che facciamo? Chiede il galeotto spaventato a morte – Cristo!
L – Sh! Sta zitto – Gli intima Lorna – Paul. Dovrebbe esserci un uscita posteriore dietro di te, dopo le cucine… Quando sparo tu e Steven correte nel vicolo e puntate verso nord senza fermarvi… Capito? – Dice Lorna piegano appena il capo.
P – E tu che farai? – Chiede Paul preoccupato.
L – Io lo tengo occupato, voi pensate a correre – Gli risponde fredda Lorna.
P – Tieni occupato “chi”!?
S – Secondo me è un piano di m###a – S’intromette Steven.
Una faccia insanguinata spunta fuori dal pavimento e salta in avanti spalancando le fauci, ma Lorna gli pianta un colpo in mezzo agli occhi rispendendolo a terra. Lo sparo echeggia nel locale facendo fischiare a tutti le orecchie, tranne al ranger che è addestrato. Paul e Steven indietreggiano e si guardano per darsi forza mentre la canna della pistola ancora fuma e i secondi passano senza che accada niente. Non passa però neanche un minuto che uno scalpiccio si sente provenire dalla strada e diventa sempre più forte fino a materializzarsi davanti a loro come una marmaglia di individui ricoperti di stracci insanguinati che si accavallano furibondi per entrare dal varco aperto nella vetrata urlando e ruggendo in modo anomalo – ADESSO. ANDATEEE!!! – Lorna apre il fuoco uccidendo un paio di quegli esseri mentre Paul e Steven si lanciano verso le cucine spintonandosi e lanciando maledizioni.

Ore 18:21

Paul e Steven si ritrovano nel vicolo tra la tavola calda e un condominio adiacente. Il capocantiere sbircia oltre la porta da cui sono usciti in cerca di Lorna che ancora non si vede. Steven è fuori controllo e si mette le mani in testa furibondo
S – C###o, c###o, c###o… Ve l’avevo detto che era un piano di m###a!
Paul scuote il capo e continua a sbirciare.
S – Io ve l’avevo detto, questa città è pericolosa, ci vuole vedere morti, ma voi niente.
Gli spari non sono si sentono più da un pezzo e Paul comincia a credere che abbiano perso Lorna. Si volta di scatto e sbatte Steven contro un muro premendogli un braccio contro il collo – Adesso hai rotto, amico, lo sai!?
In quel momento Lorna sbuca dall’oscurità e si appoggia alla porta. E’ esausta e ferita al braccio e stringe ancora la pistola prima di accasciarsi al suolo. Paul se ne accorge e molla Steven correndo da lei. L’aiuta a rimettersi in piedi – Lorna, che è successo!?
L – Quei figli di pu####a mi hanno accerchiato – Il suo viso è segnato da continue smorfie di dolore – Uno di loro mi ha morso al braccio, maledetto...
Steven riprende fiato e si avvicina. Scuote il capo – Amico è messa male.
Paul si volta di scatto – Sta zitto!
L - …Mi è rimasto solo un colpo… Ho bloccato la porta della mensa con delle sedie, ma non reggerà a lungo. Dobbiamo andare alla stazione di polizia… Non possiamo fare altro.
Paul sposta un lembo del giubbetto di Lorna e vede distintamente i segni di un morso al centro della ferita. Scuote il capo – Pessima idea, Lorna. Dobbiamo trovare dei farmaci, devi essere visitata!
Il ranger scuote il capo mentre trattiene un'altra scarica di dolore che le fa mordere un labbro – Tutti i distretti hanno un kit del pronto soccorso. Mi curerò li. Ora andiamo, non c’è tempo da perdere.
Paul annuisce e blocca la porta manomettendo la serratura. Steven fa strada e i tre puntano verso il parco a nord lasciandosi il vicolo alle spalle.

Ore 19:11

La notte sta per scendere e fortunatamente non hanno incontrato infetti lungo il percorso.
Tuttavia Lorna è esausta e respira forte. La ferita smette di sanguinare, ma il dolore persiste. Superato il parco si sono riparati dietro il muro di un vecchio edificio residenziale.
Steven fa cenno di abbassarsi e di non fare rumore – Paul, da un’occhiata – Lascia il posto all’ingegnere edile che sbircia e spalanca gli occhi – C###o.
Ritorna al suo posto e dice a Lorna – C’è una vecchia cabina telefonica con dentro una bambina…
L – E allora? Andiamo a prenderla! – Fa Lorna prima di alzarsi.
Paul la tiene giù – Aspetta! Ci sono tre di quei cosi la fuori.
Lorna si morde un labbro – C###o.
Paul annuisce demoralizzato – Già. Servirebbe un diversivo.
Steven si volta sorridendo sadico – Perché non ti cali i pantaloni e te li porti dietro?
Paul fa finta di ridere – Spirito di m###a.
Lorna pensa in fretta – Ascoltate, forse possiamo farcela Anzi… potete… farcela.
Paul e Steven si guardano preoccupati, poi guardano Lorna – Che intendi dire? – Chiede Steven.
L – Hai detto che sono tre, giusto Paul?
P – Si, ma…
L – Bene. Qualcuno deve portare in salvo quella bambina. A questo penserò io mentre voi li tenete occupati.
S – St#####te!
L – Io non posso aiutarvi, mi fa male il braccio, Steven! Potete farcela… io li ho affrontati…
S – Già, e guarda come ti hanno ridotto!
Paul soppesa le parole di Lorna e annuisce – Steven, dobbiamo tentare. Non abbiamo scelta.
Steven guarda il tirapugni e il martello che stringono lui e Paul e scuote preoccupato il capo – Solo con questi non facciamo granché – Si guarda intorno e nota una macchina della polizia a pochi metri da loro. Vicino a una delle ruote posteriori sta rivolto a terra il cadavere di un agente che stringe qualcosa di grande nella mano sinistra. Steven lo indica agli altri due con l’indice destro – Guardate.
P – E quello che diavolo è!?
Lorna guarda Steven e annuisce – E’ uno scudo antisommossa. Lo usano i poliziotti per contenere rivolte e respingere manifestanti.
Paul annuisce all’ex galeotto – Mh! Bel colpo, Steven – che gli sorride spavaldo.
L – Già, ma qualcuno deve andare a recuperarlo – Lorna e Paul si lanciano un’occhiata complice e si voltano verso Steven, il quale solleva un sopracciglio indispettito – Hey, hey, aspettate un momento, perché proprio io!?
P – L’hai visto tu, amico.
S – E allora?
L – Steven. Perché sei stato dentro?
S – Cosa?
L – Perché sei stato in galera!? – Rimarca la domanda il ranger mentre deve combattere col dolore della ferita.
S – Furto e aggressione.
L – Furto e aggressione, ok. Quindi saprai come si ruba qualcosa senza dare nell’occhio, giusto? – Gli sorride.
Steven finalmente capisce e le sorride complice mentre annuisce – Si che lo so.
L – Bene. Allora va, prendi quello scudo e sta pronto.
P – Ok, siamo d’accordo. Steven, sta pronto – Paul lo sorpassa e ritorna a sbirciare. Solleva il braccio destro e dopo qualche secondo lo abbassa di colpo – Adesso, vai!
L’ex carcerato si abbassa e schizza via superando l’incrocio e raggiungendo la macchina. Gli infetti guardano la bambina che sta rannicchiata nella cabina telefonica e stringe tra le braccia un orsacchiotto di peluche.
Paul annuisce a Lorna, la quale gli sorride mentre tira indietro il cane della pistola – Auguri.
L’ingegnere prende un bel respiro ed esce allo scoperto stringendo il martello con la destra. Mentre avanza due infetti si voltando di scatto verso di lui e uno di loro comincia a ruggire. L’altro lo imita e si lanciano insieme verso Paul. In quel momento Steven scavalca l’auto scivolando sul cofano con lo scudo in mano per farsi accanto a Paul – Fatevi sotto, fo###ti bastardi! – Inveisce Steven verso i mostri prima di prendere una rincorsa e fiondarsi su quello a destra anteponendo la lastra di plexiglass. L’urto è violento e sbatte a terra tutti e due gli esseri. Lorna lascia il nascondiglio e striscia lungo il muro aggirando l’incrocio. Arriva davanti alla cabina e trova l’altro ad attenderla che si era già accorto di lei. Gli spara in testa l’ultimo colpo senza pensarci due volte e tenta di aprire la porta della cabina che è bloccata. Le sferra due calci – Apriti, dannata porta! – e alla fine la rompe spostandola di lato e facendo alla bimba di uscire – Vieni, tesoro. Presto! – E’ confusa e spaventata, ma alla vista del ranger che le tende la mano si solleva da terra e le si fionda tra le braccia. Nel frattempo Paul e Steven prendono a calci e martellate i due rimasti che urlano come matti senza però accusando i colpi – PAUL, STEVEN. ANDIAMO, PRESTOOO! – Li chiama Lorna agitata mentre stringe forte la bambina. Paul e Steven smettono di colpire rabbiosamente gli infetti e corrono via in direzione del ranger – CORRETE, C###O, CORRETEEEEEE!!! – Sprona lo sciacallo mentre lascia cadere a terra lo scudo – La stazione è in fondo alla strada… Sono solo pochi metri. VIAAAAAA!!! – Aggiunge Lorna che passa la bambina a Paul, il quale se la carica di peso in braccio.
I tre corrono con tutte le forze rimaste verso nord, scansando macchine rovesciate e cadaveri sparsi sull’asfalto, inseguiti dai due infetti rimasti che sembrano non sentire ne la fatica ne tutti quei colpi subiti nello scontro di qualche attimo fa.

Ore 19:53

Steven e Paul hanno sbarrato la porta dell’edificio. Gli infetti hanno tentato di buttarla giù con calci e pugni e le loro urla agghiaccianti hanno fatto piangere la bambina che ora si stringe forte a Lorna in cerca di conforto. Da qualche minuto però tutto sembra tornato tranquillo e davanti al piccolo gruppo di sopravvissuti si apre un grande stanzone vuoto e totalmente buio.
P – Sembra abbiano rinunciato.
Steven sputa per terra davanti alle massicce porte di legno – Per forza. Queste porte peseranno qualche tonnellata.
Lorna si accovaccia davanti alla bambina e le pulisce il viso con una manica della giacca – Come ti chiami, piccola?
M – M… Molly, signora.
L – Chiamami Lorna. Cosa ci facevi in quella cabina li fuori, Molly?
M – Mi nascondevo da quei mostri.
Lorna annuisce – Adesso sei al sicuro. Dove sono mamma e papà?
Molly sembra confusa e demoralizzata e lancia un’occhiata insicura a Paul e Steven che intanto hanno già accesso un paio di torce e stanno dando un’occhiata in giro – Mio padre è un poliziotto. Stavamo scappando, quando… i mostri ci hanno assaliti e io mi sono nascosta la dentro.
L – E la tua mamma? Dov’è lei?
Molly scuote il capo mentre da una pettinata con la mano al suo orsacchiotto – Mia madre non è qui. E’ salita in cielo quando sono nata.
Lorna accarezza Molly – Mi dispiace, piccola – Ora la fissa negli occhi per darle coraggio – Molly, io sono come il tuo papà.
M – Sei un poliziotto?
Lorna le sorride – Non proprio, sono un ranger… è come un poliziotto. Sta con me adesso. Troveremo un modo di riportarti da tuo padre.
Molly la guarda demoralizzata e si stacca da lei. Fa qualche passo verso la porta – Non potete. Mio padre non si trova qui dentro.
L – Che vuoi dire?
M – Quando sono comparsi i mostri mio padre e quelli come lui sono andati in un posto molto grande che sta fuori dalla città. Io dovevo andare con lui, ma i mostri ci hanno divisi.
Lorna soppesa le sue parole e solleva un sopracciglio – Un posto molto grande, dici?
Molly annuisce – Alla TV dicevano che era sicuro, che era pieno di uomini con le armi che potevano proteggerci e curarci dai loro morsi.
Al sentire quelle parole Paul e Steven si voltano verso Molly, si lanciano un’occhiata interrogativa e si avvicinano.
P – Che intendi dire con “i loro morsi”, piccola?
Molly li guarda confusi – Non lo sapete? I morsi di quei mostri sono contagiosi. Chi viene morso dopo un po’ diventa come loro.
S – Cosa!?
M – L’hanno detto in TV quando sono comparsi i mostri, signore. L’hanno detto degli uomini che portavano dei camici bianchi.
P – Scienziati…
Steven si mette le mani ai fianchi infuriato e guarda Lorna in cagnesco – Tu lo sapevi?
Lorna si solleva rassegnata e scuote il capo – No, non lo sapevo… ma lo sospettavo.
S – Lo sospettavi? E perché non ce l’hai detto!?
Lorna si volta indispettita verso il delinquente – Cosa dovevo dirvi!? Che “forse” mi sarei trasformata in uno di quei cosi?
P – Cerchiamo di stare calmi… forse non è così per tutti. Avete visto quanti cadaveri c’erano la fuori? Non si erano trasformati. Quindi, Steven, piantala di puntare quel dito del c###o contro le gente senza pensare, per favore.
Steven sbraccia – Oh, scusa tanto, signor “sono sempre calmo”. Pensavo solo a salvarmi la vita!
Uno strano sibilo riecheggia lungo i corridoi al piano di sopra interrompendo la discussione e gettando gli animi di tutti nella paura più mera. Steven sobbalza – Ma che c###o – mentre Paul e Lorna si voltano di scatto verso il fondo dello stanzone d’ingresso. Molly ricomincia a piangere e si attacca a una gamba del ranger che le mette un braccio attorno al collo per darle sicurezza – Shhh, sei al sicuro con noi – Le sorride dall’alto Lorna. Un altro sibilo li fa sobbalzare. Steven e Paul guardano il soffitto palesemente allertati da questa minaccia invisibile.
P – Sembra come… il verso di un serpente.
S – St#####te, com’è possibile!?
Lorna apre il tamburo della pistola e lo trova vuoto. Lo richiude con uno scatto e rimette l’arma nella fondina – Va bene. Non abbiamo scelta. Dobbiamo raggiungere il tetto per orientarci.
S – Ah si? E se poi incontriamo la cosa che fa quel verso cosa facciamo? Dubito che tu voglia affrontarla con solo qualche mossa di karate – Dice sarcastico Steven.
Paul annuisce – Ha ragione, Lorna. Ci servono armi… e anche delle cure per quella ferita che hai sul braccio – gliela indica con l’indice destro – Prima hai detto che tutte le stazioni di polizia hanno un kit per il pronto soccorso…
S - …e scommetto dieci a uno, anche un’armeria…
P – Già. Ma penso che ormai sarà vuota. Mi sbaglio? – Chiede al ranger.
Lorna abbassa lo sguardo demoralizzata e scuote piano il capo – No, non ti sbagli, Paul. Ma possiamo recuperare delle armi dai cadaveri degli agenti morti che troveremo… se non si sono trasformati tutti quanti.
Steven si mette una mano sul viso – Cristo… Che giornata di m###a.

Ore 20:20

Sembra non ci sia più nessuno nella stazione di polizia. Evidentemente durante l’evacuazione tutti gli agenti disponibili sono stati richiamati in servizio e diramati in tutta la città. I fasci luminosi delle torce sono l’unica fonte d’illuminazione li dentro e il sibilo minaccioso di poco fa non si ode più da un pezzo. Tuttavia, i tre tengono gli occhi aperti.
Lorna trova un manganello nel salone d’ingresso, dietro un bancone, mentre Paul una piantina dell’edificio contro un muro.
P – Mmm… Come cercare l’ago in un pagliaio.
Steven apre i cassetti del bancone, ma trova solo carte e oggetti inutili come penne, graffette e qualche dolcetto che da a Molly per farla smettere di frignare.
Lorna si avvicina a Paul e studia la piantina. Segue le linee del manoscritto e indica con l’indice una stanza al secondo piano – L’armeria…
P – Hai detto che era vuota…
L – Oltre a alle armi la dentro tengono anche oggetti per la difesa personale… giubbotti in kevlar, caschi, dissuasori elettrici, spray urticanti e… kit del pronto soccorso.
Paul osserva preoccupato la ferita al braccio di Lorna – Come va con la ferita? Ce la fai?
Lorna gli sorride e annuisce – Tranquillo… Ci vuole ben altro per far fuori un ranger.
Molly mangia qualche caramella mentre si avvicina a uno dei due grandi scaloni che salgono al secondo piano. Il buio che la osserva dall’alto le mette i brividi – Dite… che dobbiamo salire quelle scale?
Lorna rompe il vetro e strappa via la piantina prima di arrotolarla e ficcarla nella tasca del giubbetto. Poi si accovaccia vicino a Molly – Tranquilla, ci sono io con te – e le da un bacio sulla guancia.
S – Adesso basta con queste smancerie. Non abbiamo tutto il giorno – Li esorta spavaldo Steven che comincia a salire le scale.
– FERMI TUTTI!
– MANI BEN IN VISTA!
– ALZATE LE MANI!
– POLIZIA DISTRITTUALE!
– FERMI DOVE SIETE!

Una decina di fucili spuntano dalla balconata in alto e vengono puntati verso i quattro superstiti accecandoli con le torce montate sotto di essi.
S – Hey, ma che c###o! – Steven alza le mani agitato.
Zitto, st###zo! – Il calcio di un fucile lo colpisce in faccia facendolo rovinare al suolo.
Una mossa sbagliata e sei fregato – La canna di una pistola compare davanti al naso di Paul che si fa contro il bancone spiazzato, incapace di prendere iniziative.
Lorna si para davanti Molly e sfodera istintivamente la pistola cercando un bersaglio, non sapendo dire, a causa del buio, se siano davvero agenti di polizia. Quegli uomini infatti indossano giubbotti antiproiettile e caschi antisommossa e sono armati fino ai denti, ma l’oscurità cela più di metà delle loro sagome e Lorna non riesce a individuare fregi sulle uniformi o distintivo alcuno.
Abbassate le armi!
Uno di quegli uomini si toglie il casco e scende lentamente le scale. E’ un uomo sulla quarantina, capelli brizzolati, barba rada, e alterna lo sguardo tra Lorna e Molly, la quale spalanca gli occhi incredula e si stacca dal ranger per correre a braccia aperte verso l’uomo – PAPA’!!! – L’uomo le sorride e si abbassa per raccoglierla e prendersela in braccio tutto contento – Molly! Piccola mia – La fa volteggiare incurante della situazione e la riempie di baci – Accendete le luci – Dice l’uomo agli altri e uno di essi corre a un interruttore nascosto, lo aziona e la sala d’ingresso della stazione di polizia s’illumina rivalendo tutti e tutto.
Lorna si sente sollevata… ma non del tutto – Molly… Questo è tuo padre?
L’uomo da un ultimo bacetto alla piccola Molly prima di metterla giù e allungare una mano verso Lorna – Piacere, sono il vice ispettore Mike. Grazie per aver portato in salvo mia figlia. Voi chi siete? – Chiede cordiale guardando ora anche Paul e Steven. Nel frattempo gli altri uomini cominciano a rilassarsi e ritrarre le armi.
Lorna stringe la mano – Io mi chiamo Lorna. E gli altri due sono Paul… e Steven – Glieli indica – Arriviamo da una tavola calda vicino al quartiere residenziale a sud. Siamo venuti qui in cerca di armi e rifornimenti, quando abbiamo trovato sua figlia intrappolata in una cabina telefonica qua fuori e l’abbiamo salvata.
Mike annuisce – Di questo vi ringrazio. Avete incontrato superstiti la fuori?
Steven si rimette in piedi massaggiandosi il mento per il colpo subito precedentemente – Macché… - e va a sedersi sulle scale appoggiando la schiena al muro.
L – Io sono un ranger della contea di Emiville. Sono arrivata a Stean City solo due giorni fa, ma l’infezione era già in atto da settimane mi hanno detto.
Mike annuisce sedendosi su una sedia con la piccola Molly accanto mentre i poliziotti si dispongono attorno alla stanza stabilendo una specie di perimetro difensivo. Sembra preoccupato mentre accarezza la testolina di Molly – Eh si, ti hanno detto bene. A quanto pare un misterioso virus è comparso dal nulla infettando la popolazione due mesi fa. Gli effetti però si sono visti solo la settimana scorsa.
Paul si fa accanto a Lorna – Ispettore…
M – Chiamami Mike, ti prego.
P - …Mike… dove sono finiti tutti i poliziotti della città. Chi mantiene l’ordine qui?
Mike sembra stupefatto e rassegnato insieme – Ma come… non l’avete ancora capito? La città è perduta.

Steven toglie la faccia dalla mano che la reggeva e guarda confuso tutti – Perduta? E che diavolo dovrebbe significare?
Lorna annuisce senza smettere di fissare Mike, ma sembra che guardi nel vuoto – Significa che non esiste più nessun ordine. La minaccia ha avuto il sopravvento. E tutti questi uomini non sono altro che dei sopravvissuti… come noi , Steven – Si volta per guardarlo con fare serio.
Steven scuote il capo non riuscendo ad accettare la realtà – Fa###lo.
Un altro sibilo, stavolta più forte, irrompe nella stanza mettendo in allerta tutti, compresi gli agenti che puntano le armi verso il soffitto.
Si è svegliato, signore! – Dice uno di loro a Mike, il quale si avvicina Molly per farla sentire al sicuro – Va tutto bene, calmati, tesoro – Molly si stringe forte alla gamba del padre.
P – Si può sapere che diavolo è!? – Chiede spazientito il capocantiere all’ispettore.
Mike scuote il capo guardando Lorna e Paul – Non lo sappiamo con certezza. Siamo rimasti chiusi qui dentro da più di dieci ore e quel figlio di pu###na non ci lascia raggiungere il tetto – Dice con evidentemente nervosismo guardando in alto –
Stamattina ho mandato quattro agenti a controllare il secondo piano… ma non sono più tornati.
Una radio portatile si accende e trasmette delle urla provenire dal primo piano – Signore! – Mike viene allertato da uno dei suoi uomini a pochi metri da lui che lo guarda agitato. Mike si morde un labbro per darsi coraggio e si volta di scatto verso gli altri – E va bene, MUOVERSI, MUOVERSI, MUOVERSI! – La situazione si scalda velocemente e tutti salgono le scale furiosamente per imboccare il corridoio principale. Lorna, Paul e Steven si accodano a loro confusi e spaventati – Hey ma che succede!? – Chiede Steven a Paul che scuote il capo mentre si mette dietro un agente armato di fucile – Non lo so, amico. Ma credo niente di buono.
Arrivano a una sala d’aspetto che doveva fungere da incrocio per i vari reparti del distretto, incluse uffici, sale comunicazioni e stanze per gli interrogatori. Ora tutto è abbandonato, i tavoli, le sedie, i mobili sono stati tati tutti portati via per formare una barricata contro le scale che portano al piano superiore, come muro divisorio di due mondi sovrapposti. Degli spari si susseguono e si mescolano a delle urla disperate provenire dal corridoio dopo la sala d’aspetto, dov’è stata ammucchiata la mobilia, mentre Mike diventa sempre più nervoso e sprona i suoi uomini a correre più veloce. Steven che gli corre dietro, scuote il capo preoccupato – Qui si mette male – Lorna butta sempre un occhio a Molly, che è stata affidata a un agente come un fardello. Paul non dice nulla, ma la sua calma apparente lascia trasparire un’angoscia tracotante.
Voltato l’angolo, quello che vedono li fa indietreggiare. Una creatura simile a un ratto enorme che si tiene eretto sue due zampe posteriori sottili e storte fa capolino oltre la pseudo barricata affondando degli artigli lunghi e ricurvi nel petto di un agente rimasto a guardia delle scale tranciandolo in due – FUOCO, FUOCO, FUOCOOOOOO!!! – Mike da l’ordine e i suoi scaricano tutto quello che hanno sull’essere che grida e tenta di arretrare, ma inciampa sul cadavere di un poliziotto e si ribalta. Il frastuono è assordante e Molly si mette le mani alle orecchie. Steven e Paul sono increduli e si nascondono dietro a una panca ribaltata, mentre Lorna corre dalla figlia di Mike per tirarla via da li. I proiettili penetrano le carni del mostro, ma non lo uccidono. Questi fissa gli astanti con occhi simili a grandi palle rosse senza vita, poi fa una cosa inaspettata. Spalanca le fauci e affonda i denti nelle carni della carcassa di un agente morto e se lo trascina via su per le scale sotto le raffiche di mitra che continuano a tempestarlo. Dopo un po’ la sua sagoma scompare oltre il soffitto e Mike solleva un braccio – CESSATE IL FUOCO – Alcuni lasciano il grilletto, ma qualcuno spara ancora – CESSATE IL FUOCOOOOOO! – Ribadisce Mike mettendo le mani alla bocca a mo’ di megafono e finalmente quel chiasso infernale cessa.

Ore 21:17

Il pavimento è disseminato di bossoli vuoti immersi in vaste e scure pozze di sangue rosso.
Tre agenti sono morti, sette contando i quattro di cui parlava Mike. Ora i poliziotti, scuri in volto, demoralizzati a morte, si sono sistemati nella sala d’aspetto al primo piano. Steven, agitato come il suo solito, sbotta – SI PUO’ SAPERE CHE C###O FACCIAMO QUI’!? – Ma nessuno sembra dargli ascolto sul serio, tranne Paul che lo redarguisce con un blando – Calmati, Steve.
S – Calmarmi? Fai sul serio!? Forse non te ne sei accorto, ma siamo intrappolati in una stazione di polizia con una fo###ta bestia anomala mentre la città è infestata da cannibali feroci. Mi spieghi come c###o faccio a calmarmi!?
Molly sta per scoppiare a piangere, Mike se ne accorge e si solleva da terra per andare verso Steven e mollargli un pugno che lo manda a terra.
P – Hey, hey, calma – Paul fa per correre in soccorso di Steve ma Mike lo fulmina con lo sguardo bloccandolo dov’è. Anche qualche agente si alza per farsi accanto a Mike e sostenerlo – Non ci sei solo tu in questa fo###ta stazione di polizia. Ci siamo anche io e mia figlia, se non te ne sei ancora accorto, brutto im#####le! Ho perso già sette uomini, sette dei miei migliori agenti, sette miei grandi amici con cui ho servito questa topaia per più di vent’anni. Quindi vedi di darti una calmata… stai spaventando una bambina di otto anni con le tue crisi isteriche del c###o – Mike ammonisce duramente Steve dall’alto guardandolo con occhi di ghiaccio che incuterebbero timore anche al più feroce dei criminali. Il teppista si pulisce il labbro sporco di sangue per il pugno ricevuto, ma sembra siano state più le parole dell’ispettore a ferirlo davvero. Ispettore che ora si volta e va controllare la barricata con altri due uomini.
Lorna che se ne stava seduta in un angolo della stanza a pettinare la piccola Molly sorride divertita dalla scena e da un bacetto alla bambina.
Paul aiuta Steven a rialzarsi, ma questi gli respinge la mano e ritorna al piano di sotto per starsene da solo per un po’.

M – Allora, sentitemi bene… – Mike ritorna animato da nuove speranze e sembra avere un piano. I suoi uomini sollevano il capo e qualcuno gli si avvicina - …Come avrete capito, la città è indifendibile e le nostre scorte di cibo stanno finendo. Siamo rimasti solo in tredici. Dobbiamo metterci in contatto con una delle due città più vicine alla nostra, Emiville a est… o Talutah a nord… – Si volta verso Lorna – …Lorna, tu hai detto di essere un ranger di Emiville. Cosa puoi dirci? Come sono messi da quelle parti? Hai notizie dalla gente del posto?
Lorna scuote piano il capo demoralizzata e Mike abbassa il capo deluso – Va bene – Lo riporta su e continua – Allora proviamo a contattate il distretto centrale di Talutah…
P – Come?
M – Inviando un messaggio via radio. Abbiamo provato coi cellulari ma sembra non ci sia segnale.
P – Avete una radio?
M – Si, ma non è qui…
Paul ha quasi paura a chiederlo – Non è qui…? E dov’è?
Mike si morde un labbro e Lorna risponde per lui – E’ sopra di noi… al secondo piano. Vero, Mike?
L’ispettore si volta verso di lei con occhi carichi di rammarico e annuisce piano.
Paul scuote il capo togliendosi il berretto – Cristo…
L – Quindi che facciamo? – Chiede Lorna per alzarsi e avvicinarsi a Mike.
L’ispettore si prende qualche istante poi spiega il suo piano – Qualcuno deve salire di sopra, recuperare la piano e mandare un messaggio dal tetto. E’ l’unico modo. Così vedremo la città dall’alto e ci faremo anche un’idea di quanto grave sia la situazione.
I poliziotti sono evidentemente contrariati e uno più coraggioso sbotta – Ma, ispettore. Come facciamo con quell’essere!? Le nostre armi sembra non funzionino contro di lui… E come se non bastasse, siamo quasi a secco!
M – Lo so bene che le vostre armi non riescono a ucciderlo, ma cosa vuoi che faccia? Eh! Se non chiediamo aiuto, siamo fo###ti! Lo capisci questo, Travis?
Delle grida salgono dalle scale e  tutti si voltano di scatto.
Mike e Travis, che un attimo fa discutevano animatamente sul da farsi, ora si lanciano verso il piano terra seguiti da tutti gli altri. Lorna si porta dietro Molly, la quale vede nel ranger ormai una figura materna.
Nella sala d’ingresso ci sono una decina di infetti che hanno sfondato la pensate porta d’ingresso e stanno per salire le scale. Steven viene inseguito fino all’ultimo scalino da uno di quei mostri che viene rispedito in basso da un colpo di fucile di uno degli uomini di Mike – HANNO APERTO UNA BRECCIA!!! – Grida l’ispettore che fa cenno ai suoi di aprire il fuoco.
Steven inciampa e cade addosso a Paul e i due rovinano sulla moquette rossa del pavimento, mentre Lorna tira indietro Molly che comincia a tremare come una foglia.
Il vice ispettore di Stean City esorta i suoi a continuare – DOBBIAMO IMPEDIRGLI DI ARRIVARE ALLA BARRICATA! – Mentre Travis e altri due uomini portano in salvo Paul e Steven.
Altri veni o trenta infetti irrompono dalla porta centrale sciamando nella stanza di sotto e la situazione diventa critica. Tentano con tutte le loro forze di salire le scale, sia da destra che da sinistra, superandosi e accavallandosi senza risparmiarsi, gridando come pazzi a bocche spalancate. Gli spari delle armi automatiche si sovrappongono in un frastuono assordante e sembra che queste bastino a tenerli giù, ma ora qualcuna di loro cessa di funzionare…
SONO A SECCO.
Anche una seconda smette…
SONO A SECCO ANCH’IO.
E un altra ancora…
SCARICO.
Mike allora rendendosi conto che la situazione sta per peggiorare si volta verso Molly e si morde un labbro – RIPIEGARE, RIPIEGAREEEEEEE!
I poliziotti indietreggiano imboccando il corridoio, stringendosi a coppie, lasciando il posto a chi ha ancora munizioni. I cadaveri si ammucchiano davanti a loro, ma i mostri si fanno strada attraversi le raffiche di mitra e qualcuno riesce anche a buttare giù un agente cominciando già a staccargli pezzi di carne dal collo. Molly lancia un gridolino appena percettibile e Lorna la prende in braccio portandola in salvo. Paul e Steven raggiungono la barricata e controllano che non ci sia traccia della creatura mutante di poco fa. Mike si volta e raggiunge Lorna a grandi falcate e l’afferra per le spalle sudato in volto – Lorna, ascoltami bene. Tu e i tuoi dovete salire al secondo piano e trovare la radio per chiedere aiuto!
Lorna, a occhi sbarrati, è visibilmente contrariata e agitata – Cosa!? Sei impazzito. E tua figlia…?
Mike lancia un’ultima occhiata affettuosa a Molly e le carezza il viso – E’ in mani sicure – Sorride a Lorna – Adesso ascoltami bene. In fondo al corridoio c’è una finestra, Oltre la finestra ci sono le scale di emergenza. Salgono fino al tetto. Usate quelle per raggiungere la sala comunicazioni al secondo piano. Dopo aver recuperato la radio, salite in alto, contattate la stazione di polizia di Talutah e ditegli di mandare subito un elicottero. Chiaro? – Lorna annuisce, ma è più un movimento incondizionato, tutto succede velocemente, troppo velocemente, le sembra un incubo e non sa più cosa pensare. Mike si volta verso il corridoio e spara due colpi con la sua pistola verso un paio di infetti che hanno già steso un altro agente per divorarselo proprio accanto ai suoi compagni – Andate adesso… VIAAAAAAAAA!!!
Lorna prende in braccio Molly che piange allungando le mani verso Mike che però è troppo lontano – PAPAAAAAA’!!! – e corre alla barricata. Trova Paul e Steven che si voltano verso di lei pietrificati in volto – VENITE – Dice senza neanche guardarli il ranger che si tiene stretta la bambina e corre con tutte le sue forze per fuggire da quell’inferno. Paul e Steven si accodano a Lorna senza pensarci due volte mentre dietro di loro gli spari diventano sempre più lontani… sempre meno frequenti.

Ore 22:01

La notte è scesa sulla città già da un pezzo e ha cominciato a piovere.
Il vicolo sotto di loro è stato inghiottito da un fiume di tenebra che serpeggia tra gli edifici del quartiere nascondendo le creature che vagano silenziose e letali per le strade. La scala antincendio, arrugginita e pericolante. cigola ad ogni loro passo e il baratro che li separa di una trentina di metri da terra sembra ancora più profondo e spaventoso. Non si sentono sirene o esplosioni da lontano. Stean City sembra morta.
Lorna passa Molly a Paul che nel frattempo ha già aperto la finestra al secondo piano e l’ha oltrepassata – Vieni, piccola. Attenta – La mette giù. Poi afferra il braccio del ranger per aiutarla a scavalcare il muretto. Steven segue poco dopo. Lo sciacallo non ha detto una parola da un po’ e la cosa non conforta i suoi compagni di sventura. Ora lancia un’ultima occhiata preoccupata al vuoto nero sotto di lui – Più buio della notte – Guarda per un attimo il cielo ed entra anche lui chiudendosi la finestra alle spalle.
Ora davanti a quattro sopravvissuti alla carneficina avvenuta poco fa proprio al piano di sotto si accalcano in quello che sembra il vicolo cieco di un corridoio. Paul accende una torcia e getta il fascio di luce un po’ di qua e un po’ di la e intravede un incrocio dopo una ventina di passi. Lorna ha male al braccio e si appoggia contro un muro. Steven le getta un’occhiata di modesto interesse – Hey… Tutto apposto? – Il ranger le risponde con altrettanta strafottenza annuendo ad occhi chiusi e testa sollevata. Molly le si fa sotto e subito la donna si abbassa per asciugarle il viso e le braccia fradice di pioggia con un fazzoletto stropicciato che teneva in tasca.
P – Ok. Qual è il piano?
Lorna si risolleva ed estrae la piantina rubata nell’ingresso un’ora fa. La apre e fa cenno al capocantiere di farle luce – Mike ha detto di aver mandato quattro agenti a controllare questo piano e che non sono più tornati. Quindi, se sono ancora vivi devono essere ancora qui. E se non lo sono, ci saranno i loro corpi… con le loro armi addosso.
P – E con la tua ferita che peggiora cosa facciamo?
S – Fa###lo la ferita! Ci servono delle armi. Se incontriamo quel mostro con che cosa lo ammazziamo!?
Lorna guarda Paul in cerca di consiglio – Non ha tutti i torti, Lorna – Dice maledicendosi l’ingegnere.
Il ranger si morde un labbro pensando in fretta. Alla fine annuisce – Ok. Allora troviamo i corpi… recuperiamo le armi… e corriamo all’armeria. Ma prima dobbiamo capire dove potrebbero essere – Indica un punto sulla piantina – Qui ci sono le scale con la barricata che salgono al piano di sopra… c’è un incrocio a T… - Segue il percorso col dito - …che porta a ovest verso la mensa e la sala comunicazioni… e a est verso l’area uffici, dove siamo noi.
P – E l’armeria dov’è?
Lorna si orienta un attimo con la leggenda – L’armeria dovrebbe essere… E’ qui, eccola!
Un sibilo profondo e minaccioso li raggiunge dal profondo dell’oscurità facendoli soprassalire. Molly tira una manica della giacca di Lorna – Voglio andare a casa – Lorna l’abbraccia forte – Shhh… tranquilla, piccola. Non ti accadrà niente, lo giuro.
S – Cristo! Quel figlio di pu###na sembra che ci stia aspettando.
L – Allora non facciamo aspettare – si solleva piano con occhi carichi di determinazione – Dobbiamo fare in fretta. L’armeria si trova proprio sul corridoio ovest quindi ci passeremo vicino.
P – Speriamo quella bestia non ci ammazzi prima.
Lorna accende la torcia e tiene per mano Molly. Fa qualche passo verso il corridoio, poi si volta verso Paul e Steven – Mi raccomando. Procediamo lentamente e in silenzio.
Steven accende la torcia e muove qualche passo verso il corridoio, poi nota qualcosa e si ferma. Apre gli occhi e sorride a denti stretti – Finalmente! – Rompe il vetro di una casetta d’emergenza incassata nel muro alla sua sinistra e ne estrae trionfante un’ascia antincendio tutta rossa.
L – Paul… fagli luce – Impartisce ordini con tono deciso, ma pacato al tempo stesso.
L’operaio annuisce confortato dal suo sangue freddo e obbedisce senza discutere.

Ore 22:13

Steven guarda dappertutto prima di muovere un passo in quel corridoio che sembra porti all’Inferno tanto che è buio e silenzioso. Tutti e quattro trattengono il respiro mentre avanzano appaiati e temono che la bestia sbuchi fuori dal nulla da un momento all’altro. Paul tiene la torcia sollevata davanti a se per fare strada all’ex carcerato. Per sentirsi più sicuro infatti, Steven ha riposto la sua e ora stringe con tutte e due le mani l’ascia antincendio pronto a conficcarla con violenza in mezzo a quei due occhi rosso sangue che dimenticherà a fatica. Lorna tiene per mano la piccola Molly. La bambina sta in silenzio e non si separa mai dal suo orsacchiotto che sembra essere diventato un’estensione del suo braccio.
Paul a un certo punto si ferma – Cos’è!?
Anche Steven si blocca all’istante e si volta verso gli altri in cerca di consiglio.
Lorna dapprima non capisce, poi focalizza la mente su quel rumore che si ripete due, tre, quattro volte, ma non riesce ugualmente a comprenderne la natura. Scuote il capo – Sembra… che qualcuno stia prendendo a calci una porta metallica.
Questi rumori provengono dal corridoio ovest e sono giunti alle loro orecchie all’improvviso, come a ricordargli che c’è qualcosa più avanti che li aspetta. Si ripetono con continuità, nitidi, forti e riecheggiano in tutto il piano facendo preoccupare maggiormente i quattro, che temono possano attirare il mostro verso di loro. L’ingegnere comincia a diventare nervoso – Cristo… Non mi piace – Molly spalanca gli occhi dalla paura e stringe forte la mano a Lorna che ora pensa ad altro. Steven si volta di nuovo verso il corridoio – Andiamo a vedere. Tanto anche se stiamo qui, non cambia nulla – Paul guarda Lorna per chiedere consiglio e lei deglutendo annuisce – Procediamo.
Alla loro destra si susseguono delle porte di legno, alcune aperte altre chiuse, dove si tenevano interrogatori e raccoglievano denunce. Erano gli uffici e la segreteria del dipartimento di polizia, settimane fa molto affollati e pieni di suoni e colori. Ora sembrano solo dei grandi sgabuzzini vuoti, bui e sinistri. Potrebbero entrare e per dare un’occhiata, magari cercare oggetti utili come batterie e informazioni sul virus, ma la situazione è assai delicata e pericolosa e non hanno altra scelta che andare avanti… verso quei rumori.
Dopo una cinquantina di passi arrivano a un incrocio e l’armeria è proprio davanti a loro. Il rumore è fortissimo ora, ce l’hanno davanti, ma non vedono niente. Per sbaglio però Paul getta il fascio di luce in un punto casuale in basso e il cerchio luminoso finisce su una grande zampa pelosa dalla quale partono tre lunghi artigli ricurvi. Di primo achitto non si rende subito conto, poi solleva piano la torcia e si materializza a pochi metri davanti a loro la figura del mostro che colpisce la porta dell’armeria ripetutamente – Oh porca pu###na! – Paul spalanca gli occhi e si fa subito dietro al muro tirandosi anche Steven e Lorna. I due non capiscono dato che lo ha visto solo lui, soprattutto Steven – Hey ma che… - Paul gli mette una mano davanti alla bocca e quando Lorna vede i suoi occhi sbarrati dal terrore capisce di essere davvero in pericolo.
P – Il mostro è proprio qua dietro! – dice mentre i colpi continuano.
S – Paul, che c###o stai dicendo!?
P – Ti dico che è proprio davanti all’armeria, Cristo santo!
Il rumore cessa improvvisamente – Sh! – Lorna lo fa notare ai due. La tensione logora gli sventurati, soprattutto Steven – Baaah, dammi qua – che strappa la torcia di mano a Paul e sbircia oltre il muro
S – Non c’è niente! – dice ritornando dietro il muro poco dopo.
P – Cosa!? Impossibile – Si riprende la torcia e lo supera sbirciano anche lui incredulo.
Lorna li supera entrambi, accende la sua torcia ed esce allo scoperto pronta a fuggire in caso Paul avesse avuto ragione. Tutto tranquillo. Fa cenno agli altri di imitarla.
Il corridoio è deserto e il ranger li porta davanti alla lastra metallica e vedono grosse impronte rosse che corrono sul pavimento verso l’ala ovest dell’edificio. La porta è stata piegata in più punti, come se fosse stata colpita da un pesante martello. Paul tocca le bombature ad occhi sbarrati – Cristo… Ci vuole moltissima forza per piegare una lastra di acciaio come questa – Lorna si accovaccia sulle impronte e le segue con la torcia. Scompaiono in un incrocio più avanti deviando verso destra. Steven è sempre più agitato e stringe forte la scure guardandosi intorno – Va bene – Dice Paul, mentre cerca di aprire la porta che però è bloccata – C###o!
S – Che c’è?
P – E’ chiusa dall’interno, ma la maniglia gira.
S – Fa vedere – Si avvicina il galeotto che prova a spingere verso l’interno la porta.
P – Sei scemo? E’ acciaio spesso più di venti millimetri e pesa due quintali e mezzo, cosa credi di fare?
Steven si volta di scatto verso di lui agitato – Sto cercando di aprirla, cosa credi che stia cercando di fare!?
P – Così di certo non ci riuscirai.
S – Ah si? Beh, allora perché non provi a fare qualcosa tu?
P – E cosa dovrei fare? E’ chiusa dall’interno, ho detto.
L – Zitti! – Lorna li interrompe facendo ritornare il silenzio ancestrale di prima – Guardate queste impronte – Paul e Steven rimandando la loro discussione e si avvicinano al ranger, inclusa Molly – Sembrano le zampe di un orso, ma più strette ai lati e più affusolate. Come se ci fosse un po’ di… umano in loro – I due si lanciano un’occhiata perplessa – Dove porta quel corridoio? – Chiede Paul mentre indica la deviazione che prendono le impronte.
S – Vado a vedere – Dice determinato più che mai il criminale.
P – Cosa… No, Steven, dove vai? Vieni qui!? – Lo afferra per la giacca ma quello si divincola.
Nel frattempo Molly richiama l’attenzione di Lorna e si mette un ditino in bocca per la vergogna – Ho fame – Lorna le si accovaccia e le carezza una guancia annuendo – Lo so, piccola. Tutti e quattro abbiamo fame… Resisti ancora per un po’. Fallo per me, va bene?
Hey, voi. Voi che siete la fuori – Una voce misteriosa richiama l’attenzione di Paul, Lorna e Molly. Tutti e tre si allertano subito e il ranger si solleva per guardarsi attorno.
L – Dove sei?
Sono qui dentro – La voce, ovattata e poco chiara, proviene dalla porta dell’armeria. C’è qualcuno chiuso la dentro, e sembra un uomo.
Paul corre ad appiattire la faccia contro la lastra di freddo metallo per sentire meglio – Chi sei?
Mi chiamo Martin. Voi chi siete?
Lorna imita Paul – Io mi chiamo Lorna, Lorna Spencer. Sono un ranger della contea di Emiville. Ci sono altre tre persone con me. Ti prego, facci entrare.
M – Emiville…? Cosa ci fate qui al distretto?
Paul sbuffa ironicamente incalzato dalle circostanze – Dobbiamo sporgere denuncia… Secondo te che c###o stiamo facendo qui, Martin!? Cerchiamo di salvarci da quei fo###ti cosi la fuori!
Lorna fa cenno al capocantiere di stare calmo – Martin, sono Lorna. Ti prego, ascoltami. Qui con me c’è una bambina di appena otto anni… Hai visto quella creatura?
M – Si.
L – Bene. Vuoi lasciarci morire qua fuori? Non penso.
M – E chi mi garantisce che non mi aggredirete una volta dentro?
P – Con che cosa dovremmo aggredirti se non abbiamo neanche un petardo!?
Martin ci pensa un attimo e i secondi passano lenti. Lorna si guarda attorno in cerca di una faccia mostruosa nell’oscurità pronta a morderla al collo – Martin, sei ancora li?
M – Si… E va bene, adesso vi apro. Ma non fate scherzi…

Steven intanto ha seguito le tracce di sangue sul pavimento fino all’incrocio trattenendo il respiro. Ad ogni passo si convince sempre di più che sia stata una pessima idea e sta quasi per voltarsi per tornare indietro, quando scorge una pozza di sangue rosso scura a pochi metri dopo la deviazione, all’imbocco del corridoio ovest. La illumina inarcando le sopracciglia – C###o – Subito dopo l’incrocio, riversi sul suolo, stanno i cadaveri di quattro agenti di polizia… almeno così sembrerebbe a giudicare dal tipico colore blu scuro delle loro uniformi. Steven si avvicina, si fa proprio in mezzo all’incrocio dimenticando le impronte anomale sotto di lui che deviano verso nord. Guarda meglio da lontano e dopo un po’ realizza che i corpi sono tre, non quattro. Questi infatti sono stati fatti a pezzi e sparsi un po’ ovunque e le teste, tre, separate da essi. Stanno proprio in mezzo alla pozza di sangue che come una macchia d’olio si è espansa per più di un metro e Steven sa bene questo cosa voglia dire… che sono stati uccisi non di recente – Devono essere gli uomini mandati da Mike – Nota anche un’altra cosa. Sopra i corpi, in mezzo a loro, vicino a loro, ci sono, oltre a tante altre impronte simili a quelle che stava seguendo, anche delle armi. Vede addirittura un fucile a canna corta con ancora la mano attaccata. Ma mentre sta meditando se sia il caso di avvicinarsi oppure no, una vampata puzzolente gli soffia contro la guancia destra. Subito se ne accorge facendo una faccia schifata – Ma che ca##o… – e si volta verso nord non riuscendo nemmeno a terminare la frase per trovarsi faccia a faccia con due occhi iniettati di sangue che lo fissano a pochi centimetri dalla faccia come due grosse palle da biliardo senza vita. Steven comincia a tremare come una foglia e a sudare freddo mentre un profondo sibilo gli entra nelle orecchie come per dirgli che quella sarà la sua fine. I suoi pantaloni si bagnano mentre quegli occhi rossi e cattivi si sollevano piano rivelando un muso oblungo e sporco di sangue raggrumato che si apre in due file di denti stretti e lunghi proprio sopra la sua testa.
Istintivamente l’ex galeotto, forse preso dall’istinto di sopravvivenza nonché da un fortissimo attaccamento alla vita, chiude gli occhi e solleva l’ascia verso l’alto con tutte le sue forze. Lo sperone si conficca nel mento dell’animale che subito comincia a gridare come un indemoniato assordando Steven, il quale molla la presa e si tappa le orecchie mentre schizza via come un forsennato. Due artigli lo raggiungono squarciandogli la giacca di pelle e aprendogli due lunghe ferite sulla schiena – AAAAAAH!!! – Steven grida da dolore e rischia di cadere per lo shock, ma si appoggia al muro senza smettere di correre mentre dietro di lui il mostro afferra con tutte e due le zampe la scure e la strappa via dalla bocca gettandola via.

Quando la serratura viene fatta scattare e gli ingranaggi girano, la porta si apre lentamente e davanti a Lorna, Molly e Paul compare la figura di un giovane poliziotto biondo che gli punta contro una pistola. Paul solleva d’istinto le mani e Lorna apre una mano davanti all’agente – No, no, no, aspetta… Non abbiamo cattive intenzioni – Delle grida squarciano il silenzio facendo voltare tutti verso il corridoio ovest. Martin tira indietro l’otturatore dell’arma e li guarda in cagnesco – E quello cos’era!? – Ma non fa in tempo a ricevere una risposta che dei passi si avvicinano pesanti e veloci verso di loro seguiti da altri ancora più pesanti e strani – SCAPPATEEEEEE!!! – Steven sbraccia mentre arranca a fatica verso di loro e Paul solleva un sopracciglio sorpreso e spaventato nel vedere il temibile criminale così terrorizzato e impedito – Steven…? – Dietro la sua sagoma ne compare una più grande e ricurva con due sfere rosse luminose al centro che risplendono minacciose nel buio. Lorna spalanca gli occhi e agisce rapidamente. Con un movimento fulmineo allontana la mano armata di Martin – Hey, ma che… –  gli da un pugno mandandolo al tappeto col naso rotto e gli strappa via la pistola di mano. Corre in aiuto di Steven, il quale adesso barcolla e rischia di cadere mentre copiosi rivoli di sangue gli scendono dalla schiena macchiandogli i vestiti. Il ranger si volta di scatto – PAUL, DAMMI UNA MANO – L’operaio si morde un labbro – Cristo! – e scatta verso il ranger. Lorna apre il fuoco verso la bestia che si ferma per ripararsi dietro le zampe anteriori. Paul raccoglie Steven che sta quasi per accasciarsi e se lo porta via – FATE PRESTOOOOOO!!! – Gli spari sono assordanti, rimbombando la dentro accendendo quel corridoio lugubre. La bestia grida e sibila mentre i 9 mm le si conficcano nelle carni senza però ucciderla. Lorna comincia a indietreggiare e quando la pistola si scarica corre anche lei verso l’armeria – DENTRO, DENTRO, DENTRO – Il ranger infila un braccio sotto quello dell’ex galeotto e i tre si trascinano verso la porta blindata dove li aspettano Martin e Molly, la quale comincia a gridare anche lei quando vede di nuovo quell’incubo materializzarsi e correre verso di lei.
Martin si rialza tastandosi il naso che perde sangue, poi spalanca gli occhi nel vedere quell’orrore su due zampe che sta venendo a prenderlo – Oh, c###o! – E fa per chiudersi un’altra volta dentro. Molly se ne accorge in tempo e gli si mette davanti per impedirglielo – No! Fermo, che fai? – Martin cerca di ricacciarla – E sta ferma, ragazzina… - Ma un secondo pugno in faccia lo rispedisce a terra. Lorna, Paul, Steven e Molly si gettano nella stanza – LA PORTA, LORNA! LA PORTAAA!!! – Dice Paul che rovina al suolo addosso a Steven. Il ranger si butta di peso contro la lastra metallica per bloccarla, ma un muso dentato fa irruzione cercando di impedirglielo. Molly riprende a urlare dallo spavento e ora anche Martin grida come una femminuccia. Paul si lancia contro la porta al fianco di Lorna per aiutarla nel suo intento e quella bocca a pochi centimetri da loro si apre e si chiude freneticamente sibilando e ruggendo in modo agghiacciante. Ma non riescono a opporsi alla forza sovrumana dell’essere che ora riesce a mettere dentro anche un paio di artigli che graffiano Paul al braccio sinistro.
A Steven intanto comincia ad annebbiarsi la vista e i suoi occhi vedono solo una gran confusione. Ma vedono anche una macchia rossa appesa al muro. Si accorge di Molly a pochi passi da lui e gliela indica. La bambina, che si era messa le mani sulle orecchie per non sentire il verso terribile del mostro, dapprima non si accorge di Steven, ma poi lo guarda e segue il suo indice. Ma la bambina è palesemente sotto shock ed è come pietrificata. Martin però si accorge prima di lei e poi di Steven. Col naso che sanguina ancora di più, nota l’attrezzo che punta il carcerato e apre gli occhi – L’estintore! – Subito si alza, lo stacca dal muro e lo aziona spruzzandolo contro la bestia attraverso la fessura che si era creata tra la porta e il muro. Il muso insanguinato si ritrae insieme agli artigli lasciando che la porta si chiuda del tutto e il meccanismo scatti mettendoli finalmente al sicuro. Fuori il mostro grida dimenandosi e prova a buttare giù la massiccia porta di acciaio facendola tremare, ma senza riuscirci. Dopo diversi tentativi, rinuncia e non si sente più nessun rumore.

 

Giorno 2 (Sabato 10 aprile 2010)

Ore 01:27

E’ passata solo un’ora dall’ultimo attacco.
Lorna sta seduta per terra contro il muro con la piccola Molly che le dorme tra le braccia. Steven si è acceso una sigaretta e Paul discute con Martin in fondo alla stanza.
L’armeria è semivuota. Martin ha raccontato ai sopravvissuti di essere uno dei quattro elementi scelti che componevano la piccola squadra di ricognizione mandata da Mike ore fa per perlustrare questo piano. Martin era il medico, c’erano poi un esperto per la radio e due agenti armati pesantemente che fungevano da scorta. Quando sono saliti la bestia non si è palesata subito, erano quasi riusciti a raggiungere la sala trasmissioni. Poi però qualcosa è andato storto e il mostro li ha assaliti sbucando fuori dal nulla e uccidendo prima il radarista e poi gli altri. Martin si è rifugiato nell’armeria, alla quale si accede solo grazie a una porta blindata che gli ha salvato la vita.
Con ciò che aveva nella sua borsa ha disinfettato e suturato le ferite di Lorna, Steve e Paul, ma gli è rimasto ben poco e come se non bastasse non è un esperto data la sua giovane età. Ora da un’ultima occhiata al braccio del capocantiere e lo rassicura – Non è una ferita profonda. Un paio di giorni e potremo togliere i punti – Dice per poi andare da Steve che si è appoggiato contro un muro – Lo sai che chi fuma muore presto? – L’ex carcerato gli risponde con un cordiale dito medio. Martin sorride e si abbassa vicino a Lorna guardando amorevole la piccola Molly dormire come un angioletto tra le sue gambe.
M – E’ bellissima. E’ tua?
Lorna scuote sorridente il capo – E’… era di Mike… Non te l’ha mai presentata?
Martin si morde un labbro – Per Mike io ero solo un novello paramedico della polizia di Stean City. Non ho avuto molte occasioni di parlarci.
L – Eppure ha mandato te in esplorazione… Vuol dire che si fidava di te.
Martin le sorride – Vorrei fosse così, ma… non lo è. C’era un dottore con noi, molto più bravo di me. Io ero il suo assistente. Ha mandato me quassù perché credeva che i suoi non avessero bisogno del mio aiuto.
L – Beh… adesso ci sei davvero d’aiuto, Martin. Ah, ti chiedo scusa per averti colpito due volte, ma era necessario.

Lui fa il finto offeso – Due volte, già… Hai davvero un bel destro, lo sai?
Lorna abbozza una risatina.
M – Non è andata bene la sotto, vero? – Cambia discorso diventando serio.
Lorna scuote piano il capo accodandosi a lui – Mike è morto… e sua figlia dorme tra le mie braccia.
M – Mi dispiace.
Lorna annuisce – Quanto credi che ci metterà quella creatura a buttare giù la porta? – Gli chiede seria cambiando argomento.
Martin fa una faccia confusa – Non ne ho idea. Dovresti chiederlo a Paul. Lui si che se ne intende di meccanica e carpenteria. C’ho parlato – Le risponde sorridendo.
Lorna annuisce imitandolo – Lo farò – Guarda la lastra di metallo piegata in più punti per i colpi subiti – Cosa pensi che sia… quel mostro?
Martin annuisce forte cercando una risposta nel vuoto – Una domanda da un milione di dollari… Sembrerebbe un ratto a prima vista… ma che ha subito una mutazione.
L – Mutazione?
M – Si. Se hai notato, si mantiene eretto su due zampe, come una persona. E hai visto prima? Quando gli hai sparato ha nascosto la testa dietro le zampe anteriori, come farei io se mi tirassero qualcosa in faccia. Tu sai del virus, giusto?
Lorna annuisce.
M – Bene. Io credo che questo virus… “attacchi” solo certi tipi di esseri viventi. Mi spiego meglio, la maggior parte dei virus intacca le cellule della creatura che infettata sfruttandola per moltiplicarsi. Le nostre cellule variano da individuo a individuo a seconda del codice genetico che si possiede…
L – Ti riferisci al DNA?
M – Esatto.
L – Quindi pensi che il virus infetti solo chi possiede un determinato DNA?
M – Non un determinato tipo… una determinata categoria. Altrimenti ce ne sarebbero troppo pochi di quei cosi che ora vagano per le strade della città.
Steven, che ha ascoltato buona parte della discussione, s’intromette – Hey, Martin. Quando hai finito la lezione di scienza… perché non ci dici come farlo fuori? – L’uomo è ancora un po’ stordito per le ferite riportate e Martin gli ha dato un antidolorifico che l’ha messo KO per un po’ di tempo.
L – Steven… –  lo richiama il ranger di Emiville.
Martin scuote il capo dispiaciuto – Beh, Steven. Se lo sapessi te lo direi molto volentieri. Tu l’hai affrontato. Io non ce l’ho fatta. Non avevo mai visto niente di simile. Un ibrido vero e proprio, l’unione perfetta di due razze completamente diversa!
P – Un unione mostruosa, vuoi dire – Paul si avvicina scuro in volto e Martin si alza.
M – Beh si… mostruosa. Ma ho una teoria…
S – Un’altra? – Lo beffeggia il galeotto.
Martin lo ignora e continua la sua dissertazione – Io credo che anche se quella creatura risulti come essere la fusione di un uomo con un topo, essa mantenga ugualmente i pregi e i difetti di entrambe le razze!
Steven ridacchia – Cosa!?

P – Spiegati meglio.
M – Bene. Sappiamo che tutte le volte che ha attaccato lo ha fatto al buio, la maggior parte dei roditori infatti sono fotofobici…
L – E cosa vorrebbe dire?
M – Che detestano la luce… Ma questo per loro è un problema di scarsa rilevanza dato che cacciano fiutando le prede coi lunghi baffi posti sulla parte superiore del muso.
L – Quindi credi che… ci fiuti?
M – Teoricamente, si. Ma non dimentichiamo che c’è anche un po’ di essere umano in quell’abominio, quindi molto probabilmente si serve anche della vista per cercarci.
Steven sbraccia demoralizzato – Fantastico!
Paul incrocia le braccia davanti al petto e guarda pensieroso la porta – Quella porta reggerà al massimo a un altro paio di assalti… poi non ci sarà più niente da fare.
Lorna abbassa lo sguardo e accarezza la testolina di Molly – Dobbiamo ucciderlo prima.
S – St####te.
L – Hai qualche idea migliore, genio?
Steven si alza – Certo che ce l’ho. Lasciare questo c###o di posto sano e salvo. Ecco qual è il piano!
P – Steven, anche se riuscissimo a lasciare l’edificio ci ritroveremmo comunque circondati da centinaia di migliaia di infetti… e dubito che riusciremmo a cavarcela.
L – Già. E non dimenticarti di Molly. Io non l’abbandono.
Steven sbraccia spazientito – E allora cosa facciamo!? C###o, tu sei pazza – le punta il dito contro – Cosa vuoi fare!? Gli hai vuotato un caricatore addosso e non li ha neanche sentiti quei proiettili!
L – No, ma se non chiudi quella bocca del c###o sentirà te – Lo fulmina con un sguardo glaciale.
Molly si sveglia e si guarda attorno disorientata – Hey – Lorna la saluta accarezzandole il testolino. La bambina è a digiuno da un po’ e guarda il ranger con occhi tristi – Ho fame.
M – Ah, già… – Il medico si accovaccia sulla sua borsa per tirarne fuori dei dolcetti incartati in malo modo – Ecco… Tieni, piccola – Glieli porge e Molly comincia a divorarseli un po’ a alla volta.
M – Oggi era il mio compleanno, pensa – Dice malinconico a Lorna.
L – Davvero? Quanti?
M – Vent’anni. Non appena vent’anni per finire all’Inferno – Sembra lo dica a se stesso rammentando qualcosa.
Lorna gli mette una mano sulla spalla – Tranquillo, ce la faremo. Vedrai.
Lui le sorride, ma è un sorriso falso – Già… – Si alza – …ma come il buon Steven qui, anche io non sono per niente ottimista. Per uccidere quella bestia serve qualcosa di più che dei miseri 9 mm, lo avrete capito da soli.
S – Già… Un lanciagranate, per esempio – sbuffa ironico il teppista.
Lorna ridacchia mentre guarda divertita Molly che si è sporcata tutta la bocca di cioccolato.
Paul si volta mentre gli sovviene un’idea – No… non ce ne è bisogno. Lorna, hai ancora la mappa dell’edificio?
Lei annuisce
P – Dammela, per favore.
L – Torno subito. Tu finisci di mangiare e poi dormi un altro po’ – Dice dolcemente a Molly prima di alzarsi e raggiungere il compagno insieme agli altri due. Si sfila la mappa dalla tasca dei pantaloni e gliela porge.
P – Dunque… noi siamo qui, prima del secondo incrocio, dove Steven è stato attaccato. Se proseguiamo dritto… arriviamo prima alla sala comunicazioni e poi alla mensa… se invece voltiamo a destra troviamo altri uffici, la direzione e i bagni. Ma qui… – indica con l’indice una stanza nel secondo corridoio sud – …c’è l’ufficio Beni Sequestrati.
Steven si gratta il capo – Non ti seguo?
Martin si accoda a lui – Cos’hai in mente, Paul?
P – Voglio costruire una bomba.
Lo stupore è generale. Lorna solleva un sopracciglio – Una bomba? E come? L’armeria è vuota.
P – Non una bomba qualunque, una artigianale – Guarda il medico – Martin, da quanto è che lavori per il dipartimento.
Martin ci pensa un attimo – Saranno sei mesi…
P – Sai cosa ci tengono li dentro?
M – Dove, nei Beni Sequestrati? Un po’ di tutto… Droga, merci illegali
L – …materiali infiammabili – Il ranger annuisce e guarda complice l’ingegnere.
Steven è perplesso – Beh, comunque non possiamo mica tirargliela addosso come una granata senza che quello prima ci sbudelli per bene.
L – Ha ragione, Paul.
P – Infatti dobbiamo attirarlo qui dentro.
Steven spalanca gli occhi – Attirarlo!? Qui dentro!? Ok, tu sei pazzo.
P – No. Quella porta è di acciaio rinforzato, impedirà alla bestia di uscire e reggerà all’esplosione. Ma ci serve un diversivo.
Steven sbraccia e si allontana scuotendo il capo.
Martin incrocia le braccia, anche lui è perplesso
Lorna si mette le mani ai fianchi e pensa – Dobbiamo prima sapere dov’è adesso, cosa sta facendo?
S – Già, perché non andiamo a domandarglielo? Cristo, ma ti senti!? Cosa ce ne frega si ammazzarlo. A noi basta solo raggiungere il tetto! – Steven si volta agitato verso Lorna.
L – Prima però dobbiamo recuperare la radio… l’hai già dimenticato, Steven?
M – Secondo me è un rischio inutile.
L – Martin, se non lo uccidiamo lui ucciderà noi. Hai sentito quello che ha detto prima Paul? Un paio di assalti e quella porta cederà… e ci ritroveremo intrappolati qua dentro con quell’affare…
P – …come topi in gabbia.
Lorna sorride al gioco di parole.
M – Va bene. Cos’avete in mente?
P – Dobbiamo pianificare la cosa per bene, altrimenti siamo fregati. Vediamo…  – Il capocantiere si muove nella stanza in cerca di qualcosa, guardando le pareti e il soffitto – Ah, eccola… Steven, dammi una mano – I due spostano un pesante armadietto e scoprono una grata a due metri da terra.
S – E quella che accidenti è?
P – E’ il condotto di areazione. Attraversa l’edificio in tutte le direzioni. Porta a tutte le stanze.
Martin solleva un sopracciglio – Non sembra abbastanza grande per noi quattro…
Paul annuisce – Per noi, no. Ma per lei… si – Si volta e indica Molly.
L – Non se ne parla neanche, Paul.
P – Lorna, dobbiamo sapere dove si trova. L’hai detto tu stessa!
L – Io non intendevo questo.
Mo – Va bene... – Una vocina li fa voltare tutti – …ci vado.
Lorna si precipita verso la bambina che i guarda con occhi innocenti. La abbraccia e le carezza il viso – Molly, tu non entrerai li dentro!
Mo – Devo farlo. Solo io posso riuscirci.
L – Vedrai… che troveremo un altro modo – Continua ad accarezzarla freneticamente, terrorizzata al pensiero di vederla strisciare in quel buco.
Mo – Io voglio tornare a casa. Se devo entrare li dentro per tornare a casa, allora lo farò.
Steven sghignazza – Però… Ha del fegato quella ragazzina.

Steven e Martin sollevano Paul da terra che stacca la griglia col suo martello. Dopo aver forzato l’ultima vite che la teneva assicurata alla parete, la afferra con tutte e due le mani mettendosi l’attrezzo trai denti per non farla cadere rischiando di far rumore. I due sotto di lui che lo tenevano per le gambe ora lo riabbassano e può finalmente liberarsi del carico.
P – Ok… – Dice dopo essersi tolto di bocca il martello – … ho dato un’occhiata dentro. E’ pulito. Niente topi – Dice sorridendo a Lorna che è ancora molto preoccupata come una mamma in pensiero per sua figlia.
L – Tieni… – porge una torcia a Molly – …Così si accende, così si spegne. Non tenerla accesa quando c’è lui nei paraggi, va bene?
Molly annuisce timida, prende la torcia e si avvicina alla parete. Steven le strizza un occhio.
Lorna le si accovaccia davanti – Ok, Molly. Ascoltami bene. Una volta dentro, non devi fare altro che seguire il condotto. Ogni tanto vedrai delle grate sotto di te, sono dei punti in cui si può guardare sotto. Non appena vedi o senti qualcosa, torna indietro senza fare rumore, ok? Andrà tutto bene, piccola mia, vedrai – Le pettina un’ultima volta i capelli.
Steven sbuffa.
P – Siamo pronti.
Lorna da un ultimo bacetto a Molly, che viene presa in braccio da Paul e caricata sulle spalle. Lei si appoggia al muro e si solleva verso l’alto, aggrappandosi alla sporgenza del condotto per tirarsi su con non poco sforzo. E’ dentro. Prende un bel respiro, accende la torcia e comincia a gattonare in avanti – Fa attenzione – Le lancia un’ultima raccomandazione Paul.
Il condotto è rivestito di lamiere lisce e sottili. I rumori delle ginocchia e dei palmi delle mani che poggiano sul freddo metallo rimbombando in quello spazio angusto, ma Molly continua il suo viaggio nelle tenebre non del tutto consapevole di ciò che sta facendo.

Ore 2:19

Sono passati quasi venti minuti e la ragazzina non è ancora tornata.
Lorna sta seduta per terra con la schiena contro un muro e guarda il soffitto con occhi carichi di angoscia. Steven e Paul sorvegliano la porta scambiandosi occhiate e battutine sconce come due ragazzini di cui uno è quello più maturo, l’altro è un emerito id##ta. Martin invece passeggia stranamente avanti e indietro come se avesse un peso dentro di cui non riesce a disfarsi. C’è silenzio dentro e fuori la stanza, l’unico rumore che si sente sono i suoi passi.
S – Così scaverai un fosso – Segue una risatina alla quale si accoda anche Paul.
Martin solleva appena lo sguardo per poi ritornare a fissare il pavimenti agitato – Sentite… Secondo me è una pessima idea…
Lorna ruota lentamente il capo sulla parete verso di lui – Martin, sta calmo.
Lui scuote il capo sempre più agitato e i suoi passi diventano pesanti e martellanti – Non saremmo mai dovuti venire qui dentro… – Sembra parli con se stesso. La sua faccia è sudata e carica di preoccupazione – Glielo avevo detto che era una pessima idea…
Steven e Paul si guardano perplessi, mentre Lorna si alza e va ad afferrargli le spalle – Hey, vedi di darti una calmata.
Martin si riprende come dal sonnambulismo e guarda Lorna a occhi di vergogna e paura insieme. Lei solleva un sopracciglio – Martin, ma che ti prende…? Sei strano… – Gli altri due si avvicinano.
M – Cosa? Strano… No, ma che dici? – Ora sorride fingendo di essere divertito.
Lorna, sempre meno convinta, fa un passo indietro – Martin, c’è qualcosa che vorresti dirmi?
Lui riabbassa lo sguardo agitato e fa qualche passo di lato.
P – Coraggio, Martin. Sputa il rospo.
M – Siamo stati noi.
Lo stupore è generale.
Lorna si volta verso Paul e Steven in cerca di consiglio per poi mettersi le mani ai fianchi e guardare severa il medico – Noi?
Martin riprende a camminare avanti e indietro facendo innervosire Steven che sussurra a Paul – Se non la pianta di camminare, gli spezzo le gambe.
M – Gli infetti… il dipartimento…
Steven spalanca gli occhi e stringe un pugno – Cosa!?
P – Martin, spiegati meglio.
Martin si ferma di scatto e guarda ora con occhi inespressivi l’ingegnere – Io non pensavo volessero arrivare a tanto.
Lorna comincia a innervosirsi, ma si sforza di mantenere la calma. Si morde un labbro e solleva un indice verso il suo interlocutore – Ok, Martin. Te lo ripeto per l’ultima volta… Datti una c###o di calmata e raccontaci con calma tutto quello che sai…
Lui ora si irrigidisce e guarda spaventato i tre scuotendo forte il capo – Io… Io, non posso… Se loro lo sapessero… – Ma non fa in tempo a terminare la frase che due mani nerborute lo afferrano per il collo e lo sbattono con violenza contro il muro – BRUTTO FIGLIO DI PU###NA…! CHI SONO LORO…!? PARLA!!!
L – Steven, no!
P – Hey, amico, calmati! Così lo ammazzi!
Lorna e Paul lo afferrano per le braccia cercando di allontanarlo da Martin che sta diventando viola e fissa terrorizzato l’ex carcerato con occhi colmi di terrore – Lasciatemi! – Si dimena Steven che alla fine desiste dall’idea di strangolarlo e adesso è lui che cammina avanti e indietro. Paul gli sta davanti per impedirgli di accoppare l’impostore. Lorna si rimette le mani ai fianchi e guarda in cagnesco Martin – Ti conviene dirci tutto quello che sai, chiunque tu sia.
Il medico riprende fiato piegato in due per lo stress e suda freddo – Voi non capite in che casino vi siete cacciati! E’ molto più grande di quanto pensiate…
Paul ora lascia perdere Steven e si fa affianco a Lorna – Tu chi sei?
Il ventenne si prende un attimo di tregua, soppesa le sue prossime parole e comincia – Mi chiamo Martin Bruce… e sono un paramedico. Lavoro… lavoravo per la ARES…
L – ARES?
M – Si… Società di ricerca per l’efficienza del soldato.

 

[Association of Research for the Efficiency of the Soldier]

S – E chi diavolo sono?
M – Dopo la guerra in Afghanistan, il governo degli Stati Uniti avviò un progetto per limitare le perdite e rendere i nostri uomini più efficienti sul campo di battaglia. Molte società di ricerca e sviluppo nel campo della genetica e della biochimica si fecero avanti per portare avanti questo progetto, che alla fine fu affidato alla ARES, la più competitiva tra esse. La ARES operava già da molti anni in un settore molto simile, un settore… che puntava al perfezionamento e al potenziamento delle capacità combattive del corpo umano. Loro credevano… che la riposta fosse nella natura che ci circonda, ok? Prendevano… dei campioni di cellule di diversi animali e… – sembra che quello che dica lo ecciti in qualche modo – … lo miscelavano a quello di condannati a morte, criminali, ergastolani per… ottenere risultati straordinari. Ma non era ciò che volavano. Non era… ciò a cui puntavano.
P – Spiegati meglio.
M – Ok. Loro… volevano rendere tutti i soldati e i poliziotti del paese più forti… più veloci… più aggressivi, per combattere terroristi e criminali. Quindi dopo quasi tre anni di sperimentazione e insuccessi, misero in provetta un agente chimico che chiamarono il Tigris, capace di mutare la struttura genetica dell’individuo per…
L – …trasformarlo in una macchina di morte.
M – Già… Io dovevo diffondere l’agente chimico tra i vari distretti della contea e assicurarmi che nessuno sospettasse niente. Capite di cosa stiamo parlando!? C###o, è la più grande iniziativa del secolo! Niente più perdite nella lotta alla criminalità e all’illegalità e tutto senza che nessuno lo venisse a sapere! Io avrei fatto la mia parte e avrei ricevuto una promozione solo per aver svolto il mio dovere nei confronti del mio paese!
S – Già, peccato che questa fo###ta piaga ti abbia rovinato la carriera, vero Martin?
L – Sta zitto, Steven! – Lorna lo ammonisce voltandosi di scatto. Poi ritorna su Martin – Hai detto che lo dovevi diffondere… Come?
M – Vaccinazioni – Sorride maliziosamente.
Lorna è sconvolta e annuisce con occhi minacciosi – Non se ne sarebbero mai accorti. Tu avresti tagliato la corda… condannandoli per sempre.
M – Condannandoli…? Sarebbero diventati migliori! – Si mette ben eretto e le si avvicina a lei – Hai idea di quello che hanno scoperto? Le tigri del Bengala hanno una capacità rigenerativa impressionante… e quando hanno fame aumentano di più del 18% le loro proprietà psicofisiche per cacciare! In questo modo… – Lorna lo colpisce al volto con un cazzotto facendolo rovinare fragorosamente contro degli armadietti – Gli punta il dito contro colma di rabbia – Avrei dovuto lasciare che Steven ti spezzasse il collo, fo###to vigliacco!
Lorna si volta disgustata.
P – Che ne facciamo?
Lorna si rimette le mani ai fianchi demoralizzata mentre Steven la supera e va a immobilizzare Martin con del nastro adesivo – Sta fermo, st###zo!
L – Se quello che dice è vero, allora ci siamo appena tuffati in un mare di m###a.
P – Già. E se non arriviamo a quella stanza ho paura che ci affogheremo… – lo indica col capo Comunque lui può ancora esserci utile.
Dei rumori cominciano a palesarsi nel condotto di areazione. Qualcuno, o qualcosa, sta arrivando a grande velocità attirando l’attenzione di tutti. Le lamiere interne del buco vengono calpestate con violenza e tutti si voltano di scatto agitati.
S – La ragazzina…
P – Troppo veloce per una bambina di otto anni – Scuote il capo diffidente.
L – Steven… – gli indica il corpetto con la pistola che indossa Martin.
S – Questo, se non ti spiace,  lo prendo io - glielo strappa via e lo mette. Estrae la pistola, espelle il caricatore vuoto e lo sostituisce con l’ultimo rimasto. Quindi punta l’arma verso il condotto pronto ad aprire il fuoco. Paul stringe forte il martello e Lorna va a tirare via Martin al quale sono state legate le mani e nastrata la bocca con del biadesivo. I rumori diventando più forti, più martellanti e Steven suda freddo temendo di vedere la testa pelosa di un ratto gigante fare capolino nella stanza. Ma al suo posto invece compare un viso da bambina sporco e spaventato con due occhioni azzurri pietrificati che supplicano aiuto.
L – Molly!
Paul si precipita sotto il buco nella parete stendendo le braccia verso l’alto per aiutarla a scendere.

Ore 2:36

L – Piccola, dov’eri finita!? Sono stata tanto in pensiero per te – Lorna stringe forte la bambina tra le braccia – Tieni, bevi – Le mette tra le mani una bottiglietta d’acqua trovata in un armadietto. Molly ne beve un sorso, sembra distratta e il suo viso, i vestiti, le mani e le ginocchia sono macchiate di fanghiglia – Cos’hai fatto? Sei tutta sporca – A Lorna spunta un sorriso divertito sulla faccia devastata dal dolore. Bagna un fazzoletto e comincia a strofinarle piano le guance.
Steven sorveglia Martin che è stato messo in un angolo e guarda il pavimento tra le gambe con occhi colmi di vergogna. Paul si avvicina a Lorna e Molly – Molly… Puoi dirci cos’hai visto li dentro?
L – Paul! – Lo redarguisce Lorna che si volta di scatto verso di lui.
Paul fa per chiedere scusa, è stato indiscreto, ma Molly sorprende entrambi con tono freddo e atonale, seppure la sua vocina innocente sia inconfondibile – Quel mostro non è più nel corridoio.
S – Cosa? Non c’è più…? Forse se ne è andato!
Mo – Non ho detto che non c’è più, ma che non è nel corridoio.
L – Ok, piccola. Con calma… dicci cosa hai visto esattamente.
Mo – Ero sul corridoio. Ho guardato in basso, ma lui non c’era. C’era solo tanto sangue.
S – Ma le armi? Io ho visto delle armi!
Mo – No. Niente armi. Solo sangue.
P – Molly, sei sicura di questo?
Molly annuisce timida, ma senza ripensamenti.
Steven è incredulo e scuote il capo. Si allontana da Martin e si avvicina ai tre – Lorna, ti giuro che c’erano delle armi vicino ai cadaveri degli agenti, te lo giuro!
Lorna gli risponde severa e scorbutica – Steven… Se Molly dice che non c’erano armi, vuol dire che è così – Dice per poi risollevarsi e sfidarlo con uno sguardo di ghiaccio.
Steven è incredulo, alza le mani e costruisce un sorriso arrendevole – Ooooook… Se lo dici tu – Fa un passo indietro e se ne ritorna da dove è venuto.
P – Cos’altro hai visto la dentro?
Mo – Sono andata avanti… Sempre avanti… C’era una puzza tremenda. Ho accesso la torcia e ho guardato. Ho visto lui.
Paul spalanca gli occhi e Lorna si accoda a lui – Lo hai visto!? E… e che stava facendo?
Mo – Mangiava – Il silenzio cala nella stanza che è diventata come una gabbia per tutti loro e tutti sono sconvolti, perfino Martin che guarda gli altri tre con occhi supplichevoli e terrorizzati.
Steven deglutisce, poi sorride col vano tentativo di sdrammatizzare – Ma… Mangiava? E chi… cosa stava mangiando, bambolina?
Molly continua a tenere un’espressione fredda, priva di emozioni, e questo getta nel dubbio Lorna che non sa se sia solo una bambina che reagisce al dolore chiudendosi in se stessa o se si tratti di una killer provetta – Ho visto tanto, tanto sangue e degli occhi che mi guardavano. Erano degli uomini, ne sono sicura. E non sono una bambolina.
Steven non si accorge di avere la bocca semi spalancata e ora guarda Lorna in cerca di consiglio. Paul si toglie il berretto e si gratta il capo. Lorna annuisce mordendosi un labbro – Gli uomini mandati da Mike… Quell’essere se li è portati nella mensa per mangiarseli con calma.
S – Già, ma le armi! Avete sentito? Non c’erano più… Che le abbia portate via di proposito per non farcele prendere!
P – St#####te, com’è possibile?
S – Domandiamolo al professorino – Dice Steven per poi andare a strappare via con un gesto secco lo scotch dalla bocca di Martin – Allora, “signor integrità morale”… Cos’è quella fo###ta cosa? – Lo afferra per la collottola scuotendolo – Parla!
Martin è scosso quanto gli altri e lo fissa ad occhi sbarrati – Non lo so, vi prego, non lo so… Non fatemi del male – Sta per piangere.
S – Non lo sai? Mi prendi per il c##o!? Hai detto che lavoravi per loro, qualcosa dovrai sapere…
M – Io so soltanto che il Tigris doveva rendere gli agenti di polizia superiori ai criminali, ma non avevo idea che potesse causare mutazioni simili!
Steven lo molla in malo modo e si avvicina a Lorna – Ci nasconde qualcosa.
P – Comunque questo non cambia la nostra situazione. Dobbiamo ucciderlo se vogliamo arrivare alla sala comunicazioni e chiedere aiuto.
M – No, non fatelo vi prego! Vi scongiuro.
L – Perché no?
M – Perché se li fate venire qui loro vi uccideranno!
S – Sta zitto, id##ta.
M – No, vi dico che è così! La ARES starà sicuramente tentando di cancellare le prove di quello che ha fatto. Se sanno che vi ho detto di loro, ci uccideranno tutti quanti. Dovete credermi!
S – Baaaaaah, io ne ho abbastanza di questo co####ne – Dice il criminale per poi nastrargli di nuovo la bocca per farlo tacere.
Lorna è pensierosa e incrocia le braccia – E se stesse dicendo la verità?
Paul è incredulo – Avanti, Lorna. Non vorrai mica credergli…
S – E’ solo un contaballe – Fa un gesto come per prenderlo a sberle.
L – Che motivo avrebbe di mentire? L’elicottero lo porterebbe in salvo. E se invece della polizia, ci ritrovassimo degli uomini della ARES sul tetto? Cosa faremmo? Non abbiamo armi.. e siamo intrappolati in questo edificio con gli effetti al piano terra che non ci fanno uscire.
Paul annuisce senza dire nulla, ma il suo sguardo lo tradisce e ammette che il ranger ha ragione.
S – Sentite, io non so voi… ma è sempre meglio degli uomini armati che quell’accidenti la fuori – Indica la porta – Perciò, vediamo di farlo fuori… Poi si vedrà.
P – Ha ragione. Un problema alla volta.
Lorna si abbassa per riprendere a strofinare Molly e darle una pettinata. E’ pensierosa, mentre sembra che alla bambina non importa nulla del loro argomentare – Va bene – Dice per poi alzarsi di nuovo – Facciamolo.

Ore 2:54

 

Una pistola fa capitolino nel corridoio. Steven si morde un labbro mentre apre piano la porta che cigola un po’ e scatta fuori per poi puntare l’arma davanti a se con tutte e due le mani. Il buio più pesto lo investe e fa cenno con col capo a Paul di venire fuori. L’ingegnere lo raggiunge con Molly e gli fa luce con la torcia. Lorna si trascina dietro Martin che adesso più che mai è meglio che stia zitto. La paura e la tensione si mescolano in un cocktail pronto ad esplodere come una bomba a orologeria e i respiri forti dei cinque sopravvissuti scandiscono il tempo in quel piccolo Inferno. Il ranger tiene Martin per la giacca e non molla un secondo. Fa cenno a Steven di avanzare.
Il pavimento è umido e l’aria è pesante. Lungo le pareti ci sono segni di graffi profondi e continui e Paul diventa nervoso. Anche se mantiene sempre il sangue freddo, questa situazione assurda lo stressa parecchio e teme a un certo punto di perdere il controllo. Il capocantiere sposta dei detriti con la scarpa e Steven si volta zittendolo col dito. Paul annuisce sudato in fronte prima di aggiustarsi la visiera del berretto e fare cenno al teppista che è tutto sotto controllo… per così dire. Steven avanza lentamente tenendo sempre la pistola puntata davanti a se e passo dopo passo superano l’incrocio in cui è stato aggredito e arrivano al punto in cui c’erano i cadaveri degli agenti morti. Come preannunciato da Molly, ora non ci sono più e al loro posto sta una grande pozza di sangue raggrumato con vari bossoli vuoti sparsi qua e la. Paul illumina la scena del delitto con la torcia – Cristo… – Steven si ferma e gli altri lo imitano.
L – Che c’è? – dice il ranger lasciando Martin per un attimo solo.
P – Guarda… Devono averlo imbottito di piombo… Ma lui ha avuto la meglio e ha cominciato a mangiarseli proprio qui. Poi però se li è portati via – Le indica col fascio luminoso una scia di sangue più fresco che tira dritto lungo il corridoio ovest, svanendo lontano nel buio, davanti a loro.
Lorna annuisce preoccupata.
A Steven viene da sorridere – Chissà cosa ne pensa il dottorino. Hey, Martin, tu che ne pensi?
Paul si volta per illuminarlo, ma al suo posto non c’è nessuno – Martin…? – Muove il fascio luminoso in tutte le direzioni e ora anche Lorna e Steven si accorgono che è fuggito.
S – Che figlio di pu###na… – dice abbassando l’arma per un istante.
Lorna accende la sua torcia agitata e torna indietro per cercarlo. Fa qualche metro in direzione est non curandosi della bestia, illuminando ogni angolo, ogni spigolo, ogni porta e accesso del piano… ma niente. Martin è svanito nel nulla.
S – Io quello lo ammazzo, te lo giuro – Dice nervosissimo Steven che stringe un pugno davanti a Paul
Lorna torna indietro sconvolta e adirata al tempo stesso. Scuote il capo.
S – Daaah… Io lo sapevo che non ci si poteva fidare di lui.
P – Va bene, restiamo concentrati. Arriviamo al deposito di beni sequestrati e poi li decideremo.
S – …Se quella testa di c###o non ci fa ammazzare prima – conclude sarcastico il criminale.
L – Vieni – Lorna da la mano a Molly e ora si occupa di lei.
I quattro si dimenticano di Martin e svoltano a sinistra sicuri di non incontrare la bestia che si sta rimpinzando di carne di agente nella mensa.
P – Eccolo – L’ingegnere illumina la targhetta su una comune porta di legno. Steven si fa di lato pronto a scattare dentro con la pistola davanti e fa cenno a Paul di essere pronto. Lorna e Molly si fanno dietro di loro, al centro del corridoio. Paul deglutisce e abbassa lentamente la maniglia. Il meccanismo scatta e la porta si apre senza problemi. Steven prende un bel respiro e quando Paul sposta la lastra di legno verso l’interno, lui si getta dentro puntando l’arma a caso in cerca di un bersaglio. E’ una stanza  rettangolare molto capiente ed è attraversata da una decina di grandi scaffalature metalliche messe parallelamente. Sopra le mensole di legno sono catalogati alla buona oggetti di diversa tipologia, come medicinali, fascicoli, indumenti imbustati, attrezzi da lavoro, giocattoli e altra robaccia inutile. Paul segue Steven entrando anche lui e illuminando gli scaffali – Wow… Come nel paese dei balocchi – dice Steven che sorride mentre afferra una rivista porno e ne sfoglia divertito le prime pagine. Paul da un’ultima occhiata in fondo e non vede nessuno acquattato nel buio pronto a riceverli. Perciò torna indietro e fa cenno a Lorna e Molly di entrare. Il ranger annuisce e si chiude dietro la porta. Accende la torcia e comincia a dare un’occhiata anche lei. Dopo quello che ha fatto Martin, sta bene attenta a non perdere di vista Molly in mezzo a quegli spazi angusti. Come previsto, la stanza è immersa nel buio totale. La corrente erogata dal municipio non viene più erogata da giorni, ma a Paul viene un’idea – Lorna, Steven, venite qui – Li convoca nel centro del deposito. Steven getta via dei preziosi che ormai non hanno più valore e Lorna si porta Molly appresso.
P – Ascoltate. Così non funziona. Mi serve luce per guardare meglio in giro…
S – Ah si? Manda una lettera di reclamo alla compagnia energetica di Stean City – Lo beffeggia Steven che fa sorridere Molly dopo tanto tempo.
Paul sbuffa – Steven…
Lorna ha uno sguardo freddo e duro e non si conta di quelle battute inutili – Paul, che ti serve? – Arriva subito al dunque.
P – …Credo… di poter riattivare la corrente nell’edificio.
S – Cosa!? – Costruisce una finta risatina lo sciacallo.
L – Come pensi di riuscirci?
P – Arrivando al generatore. Molti edifici, soprattutto scuole, ospedali, caserme dei vigili del fuoco e… stazioni di polizia, hanno un generatore indipendente che può azionato in caso di blackout.
L – E tu… riusciresti a farlo partire?
Paul fa una smorfia – Con gli attrezzi giusti…
L – Dove si trova il generatore?
Paul si mette le mani ai fianchi e ragiona gradualmente fissando per un attimo il vuoto – Una volta lo si metteva al pian terreno, ma poi hanno cominciato a spostarli tutti nel punto più centrale degli edifici per distribuire meglio la corrente in caso di emergenza – Si avvicina a un muro e comincia una sorta di perizia tecnica sfiorando la fredda roccia della stanza e seguendo i percorsi dei cavi elettrici sopra di lui – Dato però che questo edificio è recente… molto probabilmente è su questo piano!
S – Sta a vedere che è nella mensa… – dice distratto Steven mentre si intasca degli antidolorifici scartandoli dalla busta trasparente che li conteneva.
P – No, no, no… Altrimenti non ci avrei neanche pensato – Valuta mentre si massaggia il mento. Bofonchia qualcosa tra se e se e poi sbatte un pugno sul palmo come per dire “Eureka!” – Trovato! So dove si trova.
S – Wow, fantastico. Perché non ce lo dici anche a noi?
P – E’ molto semplice. Basta seguire i cavi della corrente. Osservate – Punta il fascio luminoso in alto e tutti vedono dei cavi grigi che percorrono paralleli uno degli spigoli della stanza fino ad entrare in un muro per uscire dall’altra parte, nel corridoio.
L – Dove portano?
P – Al generatore.
L – Si, Paul, questo lo avevo capito. Intendo in che direzione! – Chiarisce stizzita Lorna.
P – Non te lo so dire con esattezza, ma credo nel corridoio nord, prima dell’armeria.
S – Ok. La prossima mossa? – Chiede Steven ritornando da loro.
Lorna si mette le mani ai fianchi mentre pensa velocemente – Uno di noi deve andare a riattivare il generatore. Non c’è altra soluzione… Io non mi separo da lei – dice indicando Molly con un cenno del capo.
S – Cosa!? Stai scherzando! La fuori… da solo… con quell’affare in giro?
Il silenzio cala per qualche secondo nella stanza.
P – Vado io.
L – Paul…
P – Solo io so come riattivare il generatore… a meno che tu non abbiamo una laurea in ingegneria.
Lorna annuisce – Va bene. Ma dobbiamo tenerci costantemente in contatto. Diamo un’occhiata in giro, magari troviamo qualcosa di utile – E subito i tre si mettono a rovistare nel deposito incalzati dalla fretta e l’angoscia che li attanaglia come animali in trappola. Steven sventra gli scatoloni che trova e Lorna getta per terra quello che non ritiene utile, fino a quando – Ah, eccoli… – Dice per poi andare dagli altri – Useremo questi – Mostra due walkie-talkie molto semplici color verde militare. Paul ne prende uno e muove la manopola della frequenza ottenendo solo dei fischi e rumori distorti. Molly  si mette le mani alle orecchie come Steven – Paul, che c###o fai? Spegni quell’affare! Mi sta spaccando i timpani – Lorna glielo strappa dalle mani divertita e lo spegne – Guarda, Paul.  E’ un modello molto semplice e piuttosto vecchiotto… Ci sono tredici frequenze. Così lo accendi… e imposti la frequenza uno… Io faccio lo stesso – Mette in pratica quello che spiega e il rumore fastidioso di prima cessa. Anche il fischio è sparito e una lucetta verde su entrambi gli apparecchi conferma la preparazione tecnica di Lorna, la quale conosce questa strumentazione per via del suo ultimo lavoro. Paul si nasconde il volto della vergogna ma alla fine sorride anche lui – Bene… Adesso datemi due minuti per cercare gli attrezzi che mi servono.

Ore 3:27

 

Un sibilo minaccioso fa soprassalire il capocantiere che si volta di scatto puntando la torcia nell’oscurità.
Comincia a sudare freddo e respira a fatica mentre la paura monta e diventa più forte il pensiero che abbia avuto una pessima idea. E’ solo in quel corridoio, ma non del tutto. Con lui c’è il mostro che si aggira per l’edificio come un’ombra minacciosa, pronta ad afferrarlo coi suoi artigli insanguinati e a trascinarselo via – Sono nel corridoio est, ho superato l’armeria – Dice avvicinandosi il walkie-talkie alla bocca mentre riprende a camminare – Ricevuto. Sta attento – Gli risponde Lorna dall’altra parte. Paul tiene l’apparecchio nella sinistra e con la destra la torcia. Segue i fasci di cavi sopra di lui buttando un occhio qua e la per sicurezza. Si agguatta dietro l’angolo e sbircia nel corridoio nord che, come aveva previsto, lo sta conducendo dove sperava. Ma il silenzio tombale di quel luogo maledetto è squarciato dal sibilo lontano della bestia che è sempre li e potrebbe aggredirlo all’improvviso e ucciderlo. Sembra pulito e lui esce allo scoperto camminando rasente al muro, quasi come ad avere un punto di riferimento. La sua mano passa a tratti su delle porte di legno che una volta erano gli uffici del distretto dove venivano sbrigate pratiche legali e si tenevano colloqui importanti. Ma all’ingegnere non importa di questo, lui vuole solo trovare quel generatore, riattivarlo e ritornare dagli altri – Paul, nel corridoio nord ci sono otto stanze più uno sgabuzzino, ma non so dirti dove si trovi il generatore – Paul ha superato le prime quattro e sono tutte ben chiuse – Ricevuto. Do un’occhiata – Con la torcia va in cerca di targhette sulle porte, ma quasi tutte ne sono sprovviste. Tranne due. Una sta nel mezzo del corridoio e ha scritto sopra DIREZIONE, l’altra MANUTENZIONE e sta subito prima della finestra in fondo – Deve essere questa – Paul muove i passi verso questa ultima stanza. Gira la maniglia rotonda e sente il meccanismo scattare. E’ aperta. Deglutisce e mette la mano sinistra davanti immaginando di avere uno scudo per darsi sicurezza. Non sa se ci sia dentro qualcuno… o qualcosa e cerca di essere prudente. La spinge piano verso l’interno e punta subito la torcia davanti a se. Sembra uno sgabuzzino, ci son sono scope, prodotti per la pulizia generale, scatoloni su un paio di scaffali, e del ciarpame ammucchiato in un angolo. Ma del generatore, nessuna traccia – Dannazione! – Si maledice e fa per voltarsi per andarsene. Ma un attimo prima di uscire nota con la coda dell’occhio il profilo di una porta dello stesso colore bianco delle pareti e le si avvicina – E questa…? – Trova una maniglia di ottone, la fa girare e scopre una nuova stanza completamente diversa. Ci sono due computer, dei terminali, tanti grossi cavi elettrici e in fondo un grande macchinario che conosce bene. Il generatore – Trovato! – Paul ha portato degli attrezzi trovati nel deposito di Beni Sequestrati. Non sono molti e nemmeno molto utili, ma lui conosce bene la materia e ha calcolato che gli sarebbero dovuti bastare. Ha messo tutto in una borsa da ginnastica che ha portato a tracolla e che ora lascia cadere a terra in malo modo prima di fiondarsi sul macchinario, aprirne lo sportello e analizzarlo il più in fretta che può. Il tasto che accende il generatore è spento. Questo vuol dire che non c’è potenza sufficiente per farlo partire – M###a – Si morde un labbro e pensa velocemente – Lo stacco improvviso di corrente deve averlo mandato in corto – Si mette la torcia trai denti, mentre estrae dalla borsa due pinze con le quali svita dei bulloni e apre una seconda placca di rivestimento che nasconde complessi reticoli di cavi sottili e multicolore – Ecco qui … Devo escludere il circuito principale… e portarlo su quello di riserva – Si guida con dei ragionamenti graduali. Avvicina il walkie-talkie alla bocca – Lorna, ho trovato il generatore… ma qui è tutto saltato. Devo operare all’interno – Un breve fruscio e la voce del ranger riempie la stanza – Quanto ci vorrà? – Paul scuote il capo – Forse un quarto d’ora – Lorna risponde dopo un attimo di pausa – Va bene. Ma sta attento. I versi della creatura sono ricominciati – Paul annuisce maledicendosi – Già… Li sento anch’io. Chiudo.
Dopo una ventina di minuti Paul riesce a far ripartire il generatore che si mette in moto come il sei cilindri di un automobile. L’ingegnere è sudato, ma soddisfatto e tira un sospiro di sollievo. Si alza e ammira il frutto del suo operato che rimette in moto la corrente e riaccende tutte le luci dell’edificio, compresa quella della stanza che illumina tutto. Paul avvicina il walkie-talkie alla bocca con un bel sorriso stampato sulla faccia – Lorna… Ce l’ho fatta! Sono riuscito a… – ma non riesce a terminare la frase che qualcosa lo colpisce alla testa facendolo rovinare al suolo. Paul sente molto dolore e si tocca il cranio che comincia a pulsare freneticamente e la vista gli si annebbia
Ma bravi… Siete riusciti farlo ripartire.
Paul si volta e vede una figura sfocata di colore blu scuro. Sembra un ragazzo.
Ve l’avevo detto che era una pessima idea mandare quel messaggio, ma voi non mi avete dato ascolto!
Sembra che stringa qualcosa in mano, una sbarra o una spranga.
Quella st###za mi ha colpito tre volte in faccia… Pu###na!
Solleva l’arnese sulla testa per sferrare un altro colpo sul malcapitato, ma il capocantiere rotola per terra evitando il pericolo.
Martin si risolleva lentamente, sembra che rida – E bravo il professorino… Hai fegato.
P – Martin… che stai facendo? Fermati – Il walkie-talkie è finito in un angolo durante la colluttazione. Paul raccoglie una chiave inglese e si trascina su, lungo il muro, perdendo sangue dalla bocca e non riuscendo a mettere bene a fuoco.
Martin si avvicina al generatore con fare spavaldo e punta la sbarra verso Paul, anche se sembra che non ce l’abbia con lui – Prima che la ARES mi prendesse, non ero nessuno! Lavoravo in un laboratorio di analisi. Sai cosa facevo li? Raccoglievo urine. Hai capito? Io, Martin Bruce, laureato in medicina a pieni voti raccoglievo pi##io di vecchio per un piccolo laboratorio di periferia! Poi la svolta. E finalmente ho trovato delle persone che apprezzavano… le mie qualità. E adesso… non vi permetterò di mandare tutto all’aria! – Dice prima di sollevare le braccia per  colpire il generatore, ma Paul si lancia verso di lui – NOOOOOO!!! – Per impattare contro il medico e scaraventarlo via.
I due cominciano una lotta spietata. Martin mena un calcio nello stomaco a Paul che gli sferra un pugno sul viso sbattendolo contro una parete per poi tentare di strangolarlo, ma Martin gli da un secondo calcio che lo fa piegare in due e lo lancia contro il generatore ancora aperto. Lo imita mettendogli le mani al collo. Paul respira a fatica e sta diventando viola, vede la morte vicina e guarda Martin con occhi carichi di odio e disperazione. Martin invece sorride autocompiaciuto con un rivolo di sangue che gli scorre da un lato della bocca – Sai cosa succederà… Paul? Dopo aver sistemato te… andrò dai tuoi amici… Prima ammazzerò quello st###zo sf###to… Poi massacrerò quella t###a e infine… credo che darò la sua stupida mocciosa in pasto a quella creatura per permettermi di fuggire – Dice in preda all’eccitazione.
Paul teme per i suoi compagni e si vergogna di se stesso prima di lasciare per sempre questo mondo. E’ la fine. La botta in testa che ha preso lo ha rallentato e intontito e non è riuscito a tenere testa al giovane Martin che non si rende conto di quello che dice. Poi vede una sagoma avvicinarsi a Martin da dietro. Una figura curva, ma alta e dai contorni bizzarri, spigolosi. Un muso dentato e peloso si solleva sopra la testa bionda del medico che ora vede Paul spalancare gli occhi dal terrore. Un sibilo tagliente e sinistro entra nelle orecchie del traditore e un brivido freddo gli sale lungo la schiena. Il sorriso che solcava il viso di Martin svanisce e una smorfia di preoccupazione e angoscia compare al suo posto, mentre comincia a capire e lentamente molla la presa. Deglutisce e di colpo tutto l’odio che provava verso Paul svanisce – E’… è dietro di me… Vero? – Trema coma una femminuccia, ma non fa in tempo a farsela nei pantaloni che la grande bocca si apre su di lui arpionandogli metà testa coi lunghi denti storti per poi strappargliela via. Paul intanto si è già divincolato e inciampa per lo shock nella borsa rovinando fragorosamente al suolo. Ma si rimette subito in piedi e corre via verso la porta. Un sibilo lo raggiunge e comincia a gridare dallo spavento. Il cadavere di Martin cade a terra come un sacco di patate riversando sul pavimento litri e litri di sangue, mentre la calotta cranica con ancora dentro il cervello viene masticata rumorosamente dalla creatura che non si cura dell’operaio, ma solo di gustare il suo pasto a base di vigliacco.

CONTINUA...

 




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