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Bello e Brutto

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Leonard Sylverblade

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E' tanto che non mi faccio vedere da queste parti.

In realtà, sto rivedendo il blog ora, dopo due mesi, in un momento di calma nella tempesta lavorativa (e non).

Vorrei fare un post intelligente, poetico, e al tempo stesso aprirmi e raccontarvi quello che mi succede, quello che provo in questo momento.

Ma non ci riesco.

Tutto quello che riesco a fare è scrivere di getto, quello che penso si trasforma in impulsi nervosi, diretti ai muscoli che controllano le dita sulla mia tastiera, che a sua volta traduce il tutto in una sequenza apparentemente casuale di "uno" e di "zero", che verrà decodificata in un insieme di lettere, parole e periodi.

Mi sento particolarmente stranito in questo periodo. Sarà che non sono ancora tornato a pieno regime dopo le ferie, ma vedo tutti i diversi aspetti della mia vita come "bello" o "brutto", senza riuscire a coglierne le sfumature, senza riflettere sui risvolti negativi o positivi di ogni cosa.

Semplicemente "bello", o "brutto".

"Bello" sono le soddisfazioni che il lavoro mi ha dato, ultimamente.

"Brutto" è il tempo perso in ufficio e in viaggio.

"Bello" è il progetto che avanza e migliora, di giorno in giorno.

"Brutto" è il pochissimo tempo che gli dedico, rispetto a quanto vorrei.

"Bello" è aver trovato un sacco di nuovi amici.

"Brutto" è sentirsi solo, a fare ogni giorno le stesse, identiche cose.

C'è da aggiungere che, oltre a questo, ci sono tante cose che tandono a buttarmi giù, come lo stress (primo su tutto), l'università e il poco tempo a disposizione.

Oddio, non voglio trasformare questo mio blog in una cascata di demoralizzazione!

Ho una compagna che mi sostiene in tutto, dei genitori premurosi (anche troppo) che mi consigliano, degli amici fidati.

E' solo che mi sento...insoddisfatto.

Vorrei passare le mie giornate su tante cose che reputo molto importanti per me, ma che vedo anche come stupide, o infantili, rispetto a quelli che sono i veri impegni, a cui non riesco a dedicare la concentrazione che meritano.

Non riesco ad alzarmi la mattina e dire "Ora mi aspettano due ore di viaggio, otto di lavoro e altre due di viaggio, evvai!"

Mi alzo e penso "Ora mi aspettano due ore di viaggio, e sarò troppo assonnato per accendere il notebook e lavorare al progetto. E poi accendo il pc, quando ci devo stare tutto il giorno!

Poi ci sono otto ore di lavoro, a vedere sempre le stesse cose, a litigare sempre per le stesse richieste impossibili.

Infine, altre due ore di viaggio, e forse non sarò così stanco da non poter accendere il notebook."

Che palle!

Mi sembra di nuotare continuamente controcorrente, e le braccia cominciano a farmi male. Io posso e devo continuare a nuotare, ma non vedo ancora alcun appiglio.


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2 Commenti


Non credo.

O meglio, credo di sentirmi così fintanto che le mie giornate iniziano e finiscono con il lavoro, senza tempo per altro.

Nel momento in cui tale disagio passa in secondo piano, riesco ad ottenere quell'ordine mentale che cerco, e a portare avanti i miei interessi.

Solo che a volte lo stress di una situazione "scomoda" prende il sopravvento, e mi sento come da post.

Si tratta, alla fine della fiera, di trovare il giusto equilibrio.

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