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Un po' di Andrea

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Leonard Sylverblade

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Dopo una vita che non scrivo su questo blog, ho deciso di riprenderlo, per parlare un po' di me, un personale "Angolo dello Sfogo".

Voglio vuotare il sacco e mostrarvi un po' di Andrea dietro al Leonard che vedete.

Ho 22 anni (23 tra pochi giorni) e lavoro in un'azienda "di consulenza e di information technology", come recita il sito. In sostanza faccio il tecnico programmatore, do assistenza e sviluppo nuove applicazioni per sistemi Oracle.

E' un bel lavoro che sa dare soddisfazioni, e con i tempi che corrono un impegno del genere è oro. Allo stessso tempo però, è un lavoro stressante, che occupa nove ore piene, e che ti lascia "la testa in ufficio" (cioè anche quando esci continui a pensare ai problemi lasciati in sospeso). A questo, aggiungete che vivo a Nettuno, mentre la sede è a Roma, il che comporta un certo "pendolarismo" che aggiunge stress e stanchezza alla giornata già pesante (vi basti sapere che, ogni giorno, esco ogni mattina alle 6:30 per arrivare in ufficio alle nove, e esco alle 18:15 per arrivare a casa alle 20:30).

Aggiungete anche che continuo a frequentare l'università, sostenendo solo gli esami, praticamente uno a sessione (con scarsi risultati).

Moltiplicate tutto per cinque giorni, e potete capire come arrivo stanco a fine settimana.

Con questa stanchezza e con il poco tempo libero che mi rimane, non ho modo di portare avanti i miei interessi, quali portare avanti un PbF, scrivere quel dannato libro che ronza per la testa da anni, finire la mia campagna di D&D, completare l'inseme di regole alternative al True20, discutere con certi "colleghi" qui del forum per certi progetti, o semplicemente fare un po' di attività fisica (ovviamente qui parlo dei miei interessi per cui non trovo tempo. Per la mia ragazza, i miei amici e la mia famiglia cerco sempre di trovarne).

La frustazione per questa situazione si fa sentire, e tale frustazione comincia a rendermi insofferente a tante piccole stupidaggini, che non fanno altro che aggiungere stress a stress.

Inoltre, sempre la suddetta frustazione, mi rende meno propenso a fare cose "fuori dall'ordinario". La mia ragazza me lo ha fatto notare, così ora cerco di rimuovere questa pigrizia dai miei difetti (qui ci sarebbe un discorso molto più lungo da fare, sul cambiamento di una persona, ma lasciamo perdere), ma per i risultati di tali sforzi dovrò attendere.

Ora, dato che tutti i miei problemi derivano dal poco tempo libero che ho da dedicare a me stesso, e che tale "disturbo" deriva a sua volta dal lavoro lontano da casa, qual'è la soluzione migliore?

Trasfersi a Roma.

Risolverebbe ogni problema.

Tempo per i miei interessi, per studiare, o semplicemente per non fare nulla.

Metterci venti, trenta minuti per andare a casa, invece che tre ore.

Ma per il momento, dato il contratto a progetto dalla paga non sufficente, devo continuare a fare il pendolare, almeno fino a dicembre.

Poi, se ci sarà rinnovo con aumento (o addirittura l'assunzione, ma non voglio farmi false speranze), mi trasferirò, così da riprendere in mano la situazione.

Per ora, rimango qui, ad affogare tra mille pensieri.


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2 Commenti


Sai cosa mi lascia perplesso e non riuscirò mai a capire? Perché, soprattutto con lavori come il tuo, le aziende non dotino i loro dipendenti di una linea veloce, di un cellulare aziendale e non li facciano lavorare da casa.

Il giorno che, in Italia soprattutto, ci si renderà conto che la tecnologia , le connessioni veloci e le tele/video conferenze non servono solo per produrre l'ultimo modello di cellulare ma per cose serie che avrebbero un enorme impatto socio culturale, nonché ambientale visto che un sacco di gente non inquinerebbe né con la propria auto né con i mezzi pubblici...avremo fatto un passo avanti nella civiltà.

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Sono totalmente d'accordo Merin.

E ti dirò di più: tanti clienti pretendono che i tecnici siano "sul campo", nelle loro società, a contatto con gli utenti (o sarebbe meglio dire "utonti"), come se, dall'ufficio o da casa, i problemi non si possano risolvere.

Stiamo vivendo nel periodo storico che verrà ricordato come "Rivoluzione Informatica" (così come la Rivoluzione Agricola e Industriale), ma tanti dirigenti rimangono ancorati ai vecchi sistemi, ai vecchi modi di lavorare e organizzare, non tenendosi ai passi con lo sviluppo e, di conseguenza, con la concorrenza.

Posso comprendere che tenersi al passo è dispendioso, ma non è altro che un investimento sul proprio lavoro, che non può che dare ottimi frutti.

Invece no, siamo ancora qui a rimpiangere la carta e la penna...

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