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Sesta (e ultima) era

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Strikeiron

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Preludio alla sesta era della profezia, fino ai giorni odierni

Gli dei si ritirarono da Solnem ed anche la magia abbandonò quelle terre, mentre i vecchi racconti di ciò che era stato divenivano dapprima miti e successivamente venivano dimenticati. Il tempo passò e i superstiti della razza elfa tornarono a Laivor, senza che Selvans si opponesse a ciò. I Draghi erano stati e ormai nel tempo erano diventati essi stessi niente più di un ricordo. Le loro dimore vennero occupate dagli Elfi e tutti dimenticarono chi avesse mai costruito quelle splendide dimore e chi vi vivesse prima di loro. Tutte le altre razze cessarono di tramandare di generazione in generazione le proprie storie e pertanto le dimenticarono. Pensavano infatti che se si fossero dimenticati del loro passato avrebbero potuto vivere un nuovo futuro, al di fuori delle ombre oscure della loro eredità. Per questo le razzer si chiusero le une rispetto alle altre, come se questo fosse sufficiente per impedire loro di fuggire da qualsiasi pericolo. In questo clima Veive prosperò.

Molto di quanto era stato duramente appreso dalle razze, grazie all'intervento degli dei, venne trascurato e dimenticato in quei tempi e la maggior parte di quello che era stato narrato e tramandato cessò di esistere, dal giorno alla notte, poiché gli dei stessi, nascosti ai mortali, avevano deciso che così doveva essere. Speravano che in questo modo le profezie di Northia non si sarebbero mai potute realizzare e le razze avrebbero condotto nuove vite e nuovi futuri, indisturbate dall'azione dei capricci del fato. Ma se gli altri dei si erano ritirati dal mondo così non era stato per Veive che ancora si nascondeva tra i mortali, ordendo e portando a compimento le sue trame.

Soltanto una delle leggende non fu mai smarrita, tramandata di bocca in bocca nei racconti degli anziani attorno al fuoco. Essa narra di tempi a venire in cui gli dei torneranno tra i mortali quando il gioiello verrà restituito a Solnem ed insieme recupererà i propri poteri. In quell'istante gli antichi dei saranno obbligati a tornare poiché vi sarà il risveglio dell'Artefice dei Sogni. Sarà quella l'era dei custodi del tempo. Passato, presente e futuro verranno riuniti a decidere le sorti della loro intera creazione. Verrà allora il tempo della terza guerra, anche se i mortali non se ne renderanno conto che troppo tardi e sulla bilancia del destino sarà posto il peso degli dei e delle razze a decidere tra la vita e la distruzione totale di tutti gli elementi. Come questa avvenga non è stato tramandato. Si narra soltanto che nella notte dello sterminio dei Draghi il dolore di Velthune e i suoi gesti inconsulti dall'ira furono tali da riscuotere Northia dalla sua esistenza: Ella, scossa dal dolore del fratello, mostrò per quell'unica volta due possibilità di quello che avrebbe potuto essere e mise a tacere il dolore del fratello nell'attesa di ciò che avrebbe potuto avverarsi. Alcuni profeti dicono che una di quelle visioni mostrasse la morte e l'annullamento di ciò che è vivo e di ciò che è inanimato. L'altra mostrava invece una nuova alba per il futuro ed un nuovo corso del destino. Qualunque cosa vi fosse in quelle visioni si narra che Velthune tacque e ne distolse lo sguardo turbato. Quindi lasciò che Northia si ritirasse per sempre nei suoi domini per non essere mai più convocata al di fuori della propria volontà. Se l'Artefice dei Sogni conquisterà il potere sugli elementi li spegnerà a uno a uno, tentando invano di appropriarsene. Almeno su questo Northia fu chiara: le razze avrebbero dovuto vegliare per un giorno non lontano, quando le brame del gioiello verranno risvegliate. Per questo si dice che Turan stessa, come punizione del suo inganno, si sia ritirata in un territorio inaccessibile, tra Solnem e là dove la magia non ha valore.1 Là attende che un giorno una delle discendenti della portatrice del Sirkatel (o gioiello) torni indietro a compiere il proprio destino e la profezia. Le Lasa vigilano sui mortali in sua vece e rendono l'amore impuro e contrastato, spesso preda di Veive.

Fino a quando il fato predetto non verrà compiuto il tempo delle leggende e dei miti svanirà e con esso la magia degli elementi si farà vana, in quanto in questa era che accompagna i nostri giorni nessuno crede o spera più nella sua esistenza.

1 Per quanto possa sembrare strano a Solnem si ritiene che la presenza di Turan in una sorta di limbo di passaggio tra due mondi faccia sì che i sentimenti umani correlati allo stato dell'amore si trovino anch'essi in bilico, tra gli elementi (sentimento) che costituiscono le creature viventi e il mondo dove la magia non ha valore, costituito di sola sostanza (carnalità). Molti discordano su questa interpretazione, attualmente sostenuta con forza da una comunità di maghi supplicanti. Questi ultimi, devoti a Turan, profetizzano un ritorno della dea a Solnem e aspirano all'amore senza carnalità (cosa questa che rappresenterebbe il ritorno della dea su Solnem). Nel frattempo cercano di diffondere le loro credenze tra i viventi e tramandano tra loro strane pratiche magiche, non prive di uno strano fascino. Molti popoli li disprezzano e li ritengono dei folli, sparuti gruppi posseduti da ideali retrogradi e bigotti, quando non pericolosi. Nonostante tale culto non si sia mai reso pericoloso al punto da essere perseguito da qualchegoverno, tali devoti vengono nominati in maniera spregiativa “Schiavi di Turan”. Nessuno sa quale sia realmente il loro fine su Solnem e nessuno (più per disinteresse) conosce con precisione tutte le strane leggende che essi raccontano e tramandano al loro interno, vagabondando per Solnem. Una delle poche conosciute e, a loro attribuita, narra che Sethlans, saputo che Turan era stata esiliata nel passaggio tra il mondo dove la magia non ha valore e Solnem, ritornò alla propria forgia e vi si rinchiuse per secoli, intento al lavoro. Nessuno sa cosa effettivamente creò, ma si dice che qualsiasi cosa stia costruendo essa sarà pronta per essere usata nei tempi profetizzati da Northia.


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6 Commenti


Ora che sei arrivato alla sesta era, posso dirti ciò che penso: personalmente, credo che il fantasy classico abbia dato tutto già molti anni fa. Si vede che ci metti impegno e che ti appassiona, ma IMHO la storia non ha un elemento distintivo che la faccia apparire davvero interessante per il lettore disincantato.

Spero tu prenda questa critica in modo costruttivo, chiaramente.

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La critica è sempre per sua natura sibillina, anche se nella seconda parte ti sei tirato un po' indietro. Sinceramente non so cosa voglia il lettore disincantato, forse il lettore disincantato non vuole sapere fino alla fine perché il non sapere è senza dubbio il motore migliore di ciò che scatena la curiosità ed avvince il lettore. Io invece ho detto molte cose... e forse ho rovinato la suspence.

Suona misera come giustificazione, ma una mitologia non può finire realmente spiegando tutto sennò non ci sarebbe storia da raccontare dopo. Una mitologia dovrebbe fornire delle premesse. Ed una mitologia siffatta ovviamente non fa che ricalcare quanto visto e rivisto, trito e ritrito. Il solito signore del male trama nell'ombra e nessuno si aspetta nulla, verranno tutti colti di "sorpresa". L'ho preparato apposta così, per dare un contesto ovvio e solido dal quale partire con la storia.

Una cosa mi interessa, sinceramente. Che qualcuno se vuole provi a rispondere a queste domande:

cosa succederà di Laivor città degli elfi?

cosa succederà dei draghi?

Che ne sarà di Veive?

Chi è l'Artefice dei sogni?

Se indovinate al primo colpo quello che voglio raccontare allora la mia storia è banale e quindi non vale la pena di mettersi a scrivere. Per il resto mi spiace di non aver solleticato l'interesse di qualcuno, ma ovviamente in primo luogo non si può piacere a tutti, in secondo luogo ciò che ho scritto risente dei miei gusti personali e appunto per questo può non piacere.

Ho visto troppi fantasy che vengono forzati per risultare originali. Magari raggiungono lo scopo, ma non sono più fantasy.

Non ero tuttavia preparato ad avere da subito una critica per me un po' ostica. Pazienza, almeno mi son divertito a fare il dilettante.

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Il "lettore disincantato" che intendo io è quello che ha già letto fantasy classico, quindi tenta un paragone (ad esempio) con il Silmarillion. Come dicevo non fraintendermi, la mia non è una critica di forma, quanto un dubbio sull'originalità. È un metterti "in guardia" più che una critica a ben vedere, visto che so bene che si tratta di una sorta di "primo capitolo". ;-)

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Però una cosa mi incuriosisce: cosa hai trovato di particolarmente banale? Tante cose assieme o qualcosa in particolare? Non aver problemi a dirmelo.

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In generale trovo banale la concezione fantasy di stampo classico: draghi che siccome sono fighi vengono resi "un ricordo" in modo da sfoderarli quando il lettore meno se l'aspetta o da farli "incarnare" in altro, elfi, un male dormiente contro cui un giorno le razze dovranno combattere, una persona "eletta" identificata da un artefatto/gioiello... tutte cose che in un modo o nell'altro ho già letto, e che da qualsiasi fonte ormai mi fa sbadigliare. Non è certamente con te che "ce l'ho", intendiamoci: la mia è una critica alla riesumazione di un genere che trovo oramai stantio, non brutto ma saturo da molti anni secondo me.

Poi naturalmente coi tempi che corrono forse è proprio essere "classici" la vera innovazione, che ne so io? :lol:

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Mmm buona idea... vedi? Grazie. Mi hai dato uno spunto che è il seguente. Un conto è che ci sia l'eletto che deve reincarnare i draghi. Un altro è che una persona che si trova per caso nel posto sbagliato e nel momento sbagliato si debba assumere delle responsabilità, ma non le viva da eletto, ma bensì da estraniato. L'idea non è nuova (Donaldsson... le cronache di Covenant l'incredulo), ma sicuramente potrebbe eessere trattata in modo meno banale del solito.

Sulla banalità dell'oggetto/prescelto... beh ho avuto un'idea su questo parecchio tempo fa. E' un'idea semplice e molto stupida, ma siccome sono convinto che non ci abbia mai pensato nessuno e mi piace dare false strade e indizi penso che possa funzionare. Su questo elemento ho imperniato l'elemento sorpresa della storia in pratica che sarebbe da raccontare. Ho letto libri ed altro basati su molto meno come sorpresa ed effettivamente è un po' triste. Però alla fine un racconto viene da un'idea ed attorno ad essa si sviluppano le traverse...

Si potrebbe fare una lunga disquisizione sul classico e sul suo significato. Il problema non è ciò che sia bene o male... che so l'innovazione sfrenata porta spesso a risultati un po' strani in cui il fantasy si mescola alla fantascienza (prendi Terry Brooks che non sapendo più cosa inventarsi ha cercato di mescolare tutto), ma nei quali soprattutto perdi coerenza. Stavi leggendo un fantasy di maniera e ti ritrovi in un contesto che non riconosci più, che non è più né carne né pesce... questa è una cosa che ho tyrovato sempre sgradevole nell'originalità a tutti i costi.

Ho imparato da una persona molto critica che l'originale non sta nel voler essere originale a tuitti i costi, ma nell'aspettare l'idea giusta.

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