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Questione di punti di vista

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Sekiho

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Ultimamente riflettevo su molte cose, in particolare sul dolore, mio e delle persone che mi circondano.

Tutto è cominciato quando mi sono accorto che una mia amica era molto triste, piangeva in continuazione, e come normale che fosse mi sono chiesto il perchè e come risposta otteni che il ragazzo la tradiva da qualche mese, non sò a voi ma a me il primo pensiero che mi venne in mente fu "quanto è patetica questa ragazza", non per cattiveria ma perchè era ed è un motivo futile e banale per soffrire, chiesi pareri in giro per vedere chi la pensasse come me e mi stupii di essere l'unico a pensarla in tal modo, anzi ricevetti anche insulti del tipo "quanto sei insensibile!", ma continuavo non capire. Decisi così di capire se ero io quello che la pensava male o forse gli altri tutti sciocchi, cominciai a osservare le sofferenze delle persone anche più lontane da me e mi accorsi ben presto che persone come quello sulla sedia a rotelle soffrivano immensamente, cosa anche essa molto banale, ci sono state persone che avrebbero merso la firma a caratteri d'oro sulla sedia a rotelle pur di non subire ciò che hanno subito. Per fare un'esempio concreto mio padre quando si ammalò di tumore avrebbe preferito un'infnità di volta la sedia a rotelle di quello. E non capisco perchè le persone sono cieche di fronte a questo, convinte di subire ognuna il peggiore dei mali. Personalmente penso che si soffrirei sulla sedia a rotelle ma non così tanto! Ritengo che tale "punto di vista" sia derivato proprio dalla morte di mio padre. Che sia forse il dolore stesso la più grande forma per comprenderlo? Forse una persona per sentirsi felice nelle piccole cose dovrebbe prima provare un'immenso dolore?

Parlandone con altre persone mi hanno detto che loro soffrono così quanto soffro io o ha sofferto mio padre, che la nostra sofferenza è semplicemente pià appariscente. Io non mi ritengo assolutamente d'accordo e voglio chiedere a voi un parere, sono forse io che sbaglio nel ritenere le soffrenze degli altri futili o gli altri ad'avere una sbagliata unità di misura per il dolore?


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34 Commenti




Come fa il dolore ad essere giusto o sbagliato?:confused:

Ogni persona è diversa, ha problemi diversi e li affronta in maniera diversa, punto.

C'è chi nasce più sensibile, chi meno, chi è abituato a problemi più gravi, chi no...le varianti possono essere illimitate.

E' una cosa infinitamente soggettiva, dubito che la sofferenza di qualcuno sia più > di quella di qualcun altro.

Forse non è la risposta che cercavi, ma non ne ho altre...

:bye:

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Non c'è una risposta che cerco perchè non sò qale è quella giusta ;-)

Però non riesco a capie come una persona faccia a star male per cose banali... su questo puoi aiutarmi? :confused:

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il banale è soggettivo.

Generalmente invidio coloro che "soffrono" per cose che a me risultano stupide, evidentemente - e buon per loro - non devono aver sofferto così tanto per altre. C'è anche chi ha bisogno di avere una sofferenza continua e se non ne ha, si crea dei motivi per stare male.

Per chi ha sofferto la fame, quella vera, molti dei nostri problemi o sofferenze sono di poco conto, e hanno ragione. Tutto è relativo.

Che poi ci siano persone che ingigantiscano le cose e pensino di stare male solo loro e che solo loro hanno problemi gravi e sofferenze reali, non è un problema di sofferenza ma di ego.

Cosidera anche che tali valutazioni sulla sofferenza vanno fatte anche in funzione dell'età delle persone. Un adolescente avrà sofferenze diverse per motivi diversi rispetto ad un quarantenne ;-)

Un comico di cui non ricordo il nome una volta disse che "noi italiani con i tanti problemi che abbiamo avuto e continuiamo ad avere se perdiamo il lavoro o la casa, soffriamo, ma poi risolviamo; in Olanda se perdono le chiavi della macchina corrono a suicidarsi" :lol:

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Quindi praticamente alcune persone non sono semplicemente "abituate" a soffrire, mentre altre si creano i problemi? A che pro? :confused:

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Ci metterei troppo a dirti la mia qui.

Se proprio ti interessa, possiamo continuare il colloquio su msn, dato che sono felicissimo di mettere a tua disposizione le mie seghe ment-ehm...filosofia.

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E' un discorso veramente complesso. Solo le tue ultime due affermazioni riguardo l'abitudine a soffrire e il crearsi problemi o sofferenza da sé richiederebbero lunghe e complesse analisi. Se ti interessa capirne di più forse la soluzione migliore è provare a cercare in biblioteca dei testi specifici di psicologia e sociologia che affrontino tali tematiche. Di solito poi nelle circoscrizioni ci sono persone appassionate che gestiscono le biblioteche che dovrebbero saper consigliarti testi da cui partire per approfondire questi concetti.

E' un consiglio, qui rischieremmo di esprimere pareri legittimi ma molto personali, soggettivi.

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I miei due centesimi...

E' evidente che se sei venuto a contatto con una sofferenza grande e l'hai rielaborata, superata, sconfitta, eccetera quelle molto più piccole ti sembrano delle sciocchezze, e ci metti poco per buttartele alle spalle.

Dall'altra parte, chi invece è stato fortunato e non ha mai dovuto confrontarsi con scogli troppo grandi, potrebbe trovarsi in estrema difficoltà con cose che ad altri possono sembrare banali.

E' proprio questione di punti di vista... forse di esperienze, di carattere e di un briciolo di (s)fortuna.

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Dimenticavo una cosa, da aggiungere al discorso di prima, più "brutta". E' anche vero (almeno penso) che normalmente si pensa che le proprie sofferenze siano più gravi di quelle degli altri, forse perchè in fondo in fondo siamo tutti un po' egoisti e sentiamo prima le cose che ci toccano direttamente. Poi ci sono le eccezioni, ovviamente: conosco almeno un paio di persone che soffrono di più per le "rogne" degli altri che per le proprie.

Sull'ultima domanda non saprei esattamente che dire. Forse non l'ho capita...

Non credo che sia "giusto" far reagire gli altri in un determinato modo: si può tentare di far capire il perchè di una nostra posizione, ma se non comprendono o non si sforzano di farlo il problema, alla fine è solo loro. No? ;-)

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Sì più o meno... E che forse mi andava di fare questa cosa per trovare un senso a ciò che è successo ^^

Poi un po' mi fanno "pena" le persone che soffrono per così poco... ma non perchè le ritenga patetiche, bensì perchè potebbero vitare di soffrire per ogni stupidaggine che gli succede!

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Beh... certe volte le sofferenze andiamo anche un po' a cercarcele. Forse, in un certo modo, quando soffri la cosa ti fa sentire vivo.

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Sicuramente la sofferenza è una misura differenziale: non c'è una misura univoca del dolore, si può provare più o meno dolore solo in rapporto alla propria condizione di normalità. C'è anche una forma di isteresi, ovvero un forte dolore anche se superato lascerà il segno, andando ad alterare la "normalità" di cui sopra.

Ecco perché a chi ha sofferto tanto per cose serie (e in fondo, sotto sotto, una scala di valori assoluta c'è: tutti ci rendiamo conto che subire la perdita di una persona cara sia più grave della scoperta fatta dalla tua amica del fatto che il morosetto si sbomballava le compagne di classe, ci mancherebbe altro) finisce per percepire come cazzatine i problemi meno seri degli altri, semplicemente perché ha provato ad allontanarsi tanto dalla propria normalità e ora piccoli allontanamenti gli sembrano piccoli a maggior ragione.

Come dire: per chi non è mai uscito dal paesino natale un viaggio di venti chilometri è un'impresa. Lo stesso viaggio per chi è stato a seicento chilometri di distanza è un'inezia, e sentendo quello che non era mai uscito di casa esaltato dall'esperienza del suo viaggio breve, quello che invece ha viaggiato molto lontano penserà "Bella ca**ata!".

Potrà dirlo o tenerselo per sé, potrà fingersi partecipe dell'emozione dell'amico oppure no, potrà cercare di ricordare com'è stato il suo primo viaggio e mettersi nei panni dell'altro oppure no... insomma, ciascuno fa le sue esperienze, attribuisce pesi differenti e soprattutto ha una diversa attitudine a valutare quelle degli altri, attitudine che non si può (e non si deve, direi) imporre agli altri. Il massimo insegnamento che si possa dare in questo senso è vivere essendo noi stessi: gli altri ci osserveranno (tutti osservano tutti, a grandi linee), e magari un giorno decideranno di trarre esempio, ma dire loro "Guardatemi! Fate come me!" è sbagliato sotto diversi punti di vista.

IMHO

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Penso di aver capito ^^

Grazie a tutti!

Edit: Ho trovato un uovo problema! Non sò cosa provano! Io non ho avuto una "prima volta"!

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Nemmeno loro. O meglio, sì ma non la ricordano: tutti abbiamo un primo evento triste, probabilmente coincidente con l'aria bruciante nei polmoni al primo respiro una volta usciti dall'utero materno.

Da lì in poi è un'altalena di pioggia e sole.

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Intendevo che la prima volta è stata direttamente brutale. Ho provato a capire cosa provano, soprattutto stando vicino a questa mia amica e cerando di capire... ma non ci riesco? Che devo fare?

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Eh, ma non è che la prima volta sia stata brutale, bensì ti sembra che quella sia stata la prima volta proprio perché brutale. Sicuramente prima avrai avuto anche tu dei dispiaceri piccoli, e sono altrettanto sicuro che prima di quell'evento ci fosse un altro "dolore massimo" nella tua esperienza, anche se forse ora non lo ricordi. Per loro l'evento "grosso" non è (apparentemente) arrivato, dunque quello che è il loro problema maggiore ti appare una menata da due soldi, ma in fondo non sarà dissimile dal problema maggiore che avevi tu prima dell'evento in questione.

In parole povere: probabilmente non riesci a capirli perché non ti ricordi com'era prima per te. Ti capisco perché anch'io mi rendo conto di essere cambiato a seguito di avvenimenti recenti, e per quanto cerchi di ricordarmi com'era la vita prima pian piano diventa molto difficile farlo. Sicuramente arriverà il giorno in cui mi "abituerò" al dolore, e allora (quando cioè non ricorderò più come mi sentivo nei giorni in cui il mio problema maggiore era (tanto per fare un esempio che riguardi il caso di cui parli tu) la fine del primo amore) probabilmente non riuscirò ad essere comprensivo fino in fondo nei confronti di quelli per cui è ancora un problema così insignificante ad essere il peggiore.

Non credo che tu debba sforzarti di essere empatico nei loro confronti, tu volente o nolente hai subito un processo irreversibile, quello della maturazione. Non devi sentirti in colpa perché hai vissuto quello che hai vissuto e a seguito di ciò sei passato a una fase successiva della tua crescita, voler cambiare questo tuo aspetto sarebbe come cercare un modo per farsi alzare di tono la voce una volta abbassata alla fine dell'infanzia: non si può.

Questo a livello di sentimenti, però: mentre a livello mentale, intellettuale, logico, qualcosa puoi sicuramente fare. A quel livello, infatti, non si tratta di sentire quello che provano gli altri, ma di capirlo in modo neutrale, di misurarlo. Si tratta di imparare un po' di psicologia applicata, si tratta di capire come i tuoi amici/nemici reagiscono a certi stimoli e prenderne atto. Non serve piangere con la tua amica dal cuore spezzato, ti basta pensare "Ok, questa esperienza l'ha segnata in questo modo. Perché? Direi perché la situazione iniziale era di un certo tipo, perché non aveva mai subito una cosa simile, perché blablabla e dunque blibloblu. Reagisce come io reagirei? No. Posso aiutarla? No. Posso approfittare della situazione? Probabilmente sì. Reagirà allo stesso modo la prossima volta? Sarà interessante scoprirlo."

Questo almeno è quello che farei io, perché mi incuriosiscono le altre persone, e anche se non voglio condividere con esse gran parte di quello che provo e non voglio che loro condividano con me quello che provano, ciò non vuol dire che non mi piaccia capire i loro meccanismi.

Per sapere che un contadino bestemmia quando vien la grandine non ti serve seminare nulla, ti basta capire come funziona l'agricoltura.

Ti toccherebbe bestemmiare a tua volta solo se le piante fossero anche tue. ;-)

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Aggiungo al buon discorso di Aerys che siamo tutti diversi l'uno dall'altro. Diversi caratteri, diverse età, diverse esperienze, diverse giornate - quell in cui ci alziamo con il piede giusto e le altre, eccetera.

E tutto questo non è ininfluente ai fini dei processi che subisci in base alle emozioni che provi. E' quindi una strada diversa per ognuno: probabilmente non si riuscirà mai a capire esattamente come stia un'altra persona, proprio perchè ci è esterna. Possiamo credere di conoscerla, ma se è così difficile, talvolta, trovare la strada per capire sé stessi, con gli altri è ancora più difficile - se non impossibile.

Questo non toglie che pur non capendo al 100% qualcuno a cui si vuole bene e che sta male, quest'ultimo abbia bisogno di una spalla, di una pedata, di un abbraccio, e magari di capire sé stesso affrontando la cosa con un altro punto di vista, cioè con le parole che può ricevere da chi, purtroppo, rimarrà comunque "esterno".

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Tanto per sdrammatizzare un po', inoltre, mi permetto di far notare che alla tipa che ti ha dato dell'insensibile (perché sicuramente è stata una femmina, oppure uno che vuole fiondarsi la ragazza in crisi facendo il finto amicone sensibile), avresti dovuto dare l'unica risposta logica in un caso simile, ovvero "Non sono insensibile, anzi: c'è una parte di me sensibilissima, e se esci un momento dal magico mondo delle fiabe d'amore te la faccio provare...".

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Vorre aggiungere a cotanti discorsi profondi, e a quelli di Aerys (:lol:) che comunque esperienze o meno, empatie o meno, ci sono dei momenti in cui, si può tranquillamente mandare a cagare una persona che "soffre" per delle str***te. E' vero che persone diverse reagiscono in maniere diverse, sia per come sono fatte sia per le esperienze precedenti che possono avere avuto, ma non facciamo i buoni, i comprensivi e i profondi sempre e comunque. Ci sono sicuramente (e sono tanti) casi in cui le persone dicono di soffrire o soffrono per delle emerite ca***te. Mandale a quel paese. La maturità sta anche nel discernere la giustezza delle cose. Se una mia amica (o un amico) dovesse venire in lacrime da me (ed estremizzo il concetto perché sia chiaro) perché al negozio dove è andata hanno venduto l'ultima borsa che desiderava tanto...manadala a cagare, ti prego. Non ci sono né se e né ma. Quelle, da dovunque le guardi, sono cavolate.

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LOL Aerys, questa me la salvo e la utilizzero sempre ^^

Comunque in effetti stavo pesando a mandarle li dove non vogliono dato che se provi a spiegarle delle cose sensate ci son due opzioi:

1)ti prendono per folle

2)non capiscono di cosa parli

Per un po' vedro di evitarli e vediam che succede. :-)

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Ma esattamente come hai tentato di spiegare?

Perchè non vedo come, ad uno che dice qualcosa tipo "Ma dai, ci sono cose peggiori, posso capire che tu stia male ma pensa che si tratta solo di una cosuccia!", si possa rispondere "Ma sei folle?"...

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Be dicendo che quello che sta provado ora non è nulla, che deve superare queste cose perchè non influenzeranno minimamente la sua vita e cose smile, nel suo caso non ha capito -.-

Poi però calcola che non sono dotato di molto tatto T_T

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