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Background di Raviel, chierico di Asòndar

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padishar

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Ecco il background del mio chierico nell'ambientazione di methyrfall. Ovviamente la lettura è sconsigliata ai miei compari di sessione,in quanto vi sono alcuni segretucci che vorrei non si sapessero in giro!

Spoiler:  
L’estate quell’anno era davvero torrida. Nubi di polvere si alzavano dalle strade illuminate dal sole morente che stava tramontando all’orizzonte. La giornata lavorativa stava giungendo al termine,e l’unico rumore che si sentiva nel villaggio erano le voci dei bambini che correvano in mezzo a quell’inferno rovente. La temperatura non era calata di molto,ma ciò non aveva fermato il gruppetto, che incurante della calura estiva, usciva per giocare al crepuscolo. La campana del tempio sulla collina suonò l’ora che indicava il ritorno dei braccianti dai campi. Una porticina si aprì al suono delle campane. Aveva atteso molto tempo guardando dalla finestrella. Una piccola figura a volto coperto si avviò lungo le stradine,correndo verso la fine del villaggio. Doveva fare presto per non essere trovato dagli altri. Sicuramente lo stavano cercando. Sentiva le voci che si avvicinavano. Raviel spinse ancora più forte sulle gracili gambe,correndo quasi come se avesse le ali ai piedi.

Stava raggiungendo il limitare delle case,quando un gruppo nutrito di bambini si dispose in fretta di fronte a lui. Raviel si voltò per tentare di fuggire fra i vicoli appena passati. Ma anche la via da dove era giunto ora era bloccata da alcuni ragazzi che lo guardavano con espressioni di scherno e sassi in mano.

Il più grosso del gruppo,Daniel, si fece avanti con la fionda in pugno. Oramai era da tantissimo tempo che si rinnovava quell’evento….alcune volte Raviel riusciva a fuggire,ma la maggior parte delle volte quei ragazzacci avevano la meglio.

Ravel valutò la situazione….questa volta non sarebbe riuscito a fuggire. La pioggia di rocce lo investì in pieno,e il sasso lanciato dalla fionda di Daniel lo centrò in pieno volto. Immediatamente cascò a terra coprendosi il più possibile per limitare i danni. Un rivolo di sangue sgorgava da una piccola ferita sulla fronte. Passarono alcuni minuti,e la maggior parte del branco si stancò di quella scena e si disperse velocemente. Ma Daniel non se ne andò come gli altri. Avanzò verso il piccolo corpicino raggomitolato su sé stesso e lo sollevò a forza. Rimesso in piedi caricò un pugno. L’impatto fu forte e fece volare il cappuccio del giovane Raviel lontano da lui. Gli ultimi raggi del sole morente arrossarono ulteriormente il volto del bambino,rigato dalle lacrime.

Detto questo diede uno spintone a Raviel,il quale cadde per terra, e se ne andò correndo.Era il quarto trasloco oramai in meno di un’anno..sempre la solita storia. Tutti i villaggi che dapprima li accoglievano,appena sapevano della malattia del bimbo,accusavano la sua famiglia di pratiche nefande contro la religione. La malattia era senza dubbio,a parer loro, un chiaro messaggio del Dio. Così crebbe Raviel. In solitudine. Appena il sole calava raggiungeva luoghi appartati per meditare in pace, a contatto con la terra di Nilmasia che lui amava tanto.Immerso nella quiete dei piccoli boschetti che punteggiavano l’ampia pianura,meditava sull’ironia che gli Dei avevano avuto nel crearlo. Non era fatto per quel posto. Ma gli piaceva. Veniva attaccato per motivi religiosi,ma trovava la quiete riparandosi,di notte nelle chiese fortezza che dominavano le pianure. Perché? Perché proprio a lui era toccato tutto questo??? Non ci vide più…dopo anni di soprusi,l’ira aveva creato nel giovane un folle senso di rivalsa,di vendetta contro colui che gli aveva fatto ciò. Perché proprio in quel momento? Non si sa…ma forse era l’evento che si necessitava per il futuro del giovine. Si mise nuovamente il cappuccio e riprese a correre,seppur zoppicando,lasciando una scia di piccole macchie rosse. Non era giusto tutto ciò. Non era per nulla giusto che accadesse tutto ciò. Le porte della piccola cappella,situata in una zona boschiva nelle vicinanze del villaggio, erano sempre aperte,dato che il vigile occhio di Asòndar proteggeva la sua Chiesa.Entrò immediatamente all’interno. La luce cedeva il posto alla tenebra. Si tolse il pesante cappuccio nero che lo proteggeva dai raggi dal sole e con le lacrime agli occhi alzò il pugno contro la statua del Dio che troneggiava nella cappella campestre

Crollò in ginocchio con gli occhi chiusi,le lacrime che continuavano a scendere, violente come un fiume in piena. Gli eventi di tutta una vita sfilarono davanti a lui,ricordando ogni minimo evento negativo,ogni minimo evento che lo aveva consegnato a quella vita.. Ed era causa sua. Si alzò di scatto chiuse una mano a pugno e cominciò a correre verso la statua con l’intenzione di colpirla. A metà navata però la sua corsa fu interrotta da una potente mano che lo bloccò da dietro. Il bambino reagì di scatto colpendo il suo avversario. Il sacerdote di Asòndar non fece nemmeno una smorfia. Il suo severo sguardo contemplava un piccolo bambino in lacrime che aveva la bocca distorta in una sorta di ringhio. Senza lasciare la spalla del giovane iniziò a parlare.

La rabbia che lo aveva colto poco prima lo abbandonò immediatamente.Cadde a terra,singhiozzando.

Il sacerdote ascoltò impassibile il pianto e le parole del giovane.Lasciò la presa e si diresse verso una delle panche facendo un cenno al bambino.lui,vergognandosi del comportamento di poco prima,docile si avvicinò alla panca.

Lo sguardo del sacerdote per un’attimo lasciò trasparire tenerezza. Ma subito riprese il suo severo cipiglio Si rialzò e condusse Raviel in un angolo roccioso dell’altare. detto questo scomparve in una piccola porticina di fianco all’altare.

La notte fu lunga,e più volte Raviel pensò di abbandonare quel luogo,ma tutte le volte che era in procinto di alzarsi,c’era qualcosa di inconscio che lo fermava. Qualcosa che gli diceva di non andarsene, di rimanere ed attendere. Il dolore si acuiva con il passare del tempo,e prendeva forza ogni minuto che passava. Perse la cognizione del tempo e resistette alla voglia di cadere in preda al sonno. La testa si svuotò lentamente da ogni pensiero malvagio,da ogni sensazione di malessere. Quel dolore stava lavando la sua mente,liberandola dai fantasmi del passato. Si riferiva a quello il sacerdote?Un debole raggio di luce penetrò dalla finestrella.Quanto tempo era passato????Per gli dei,doveva correre a casa. Il sole avrebbe presto inondato la navata della cappella. Qualcosa in lui bloccò anche questo istinto. Egli non era ancora pronto per abbandonare quel luogo.E non si voleva allontanarsi dall’angolo indicato dal sacerdote. Le ginocchia oramai avevano perso ogni sensibilità. Perché i sacerdote sapendo della sua condizione lo aveva messo proprio in quell’angolo?oramai era inutile chiederselo. Il sole avanzava rapido ed inesorabile verso di lui. Dapprima sentì un leggero calore…. Un calore che ben presto si trasformò in qualcosa di intensamente bruciante. Si sentì ardere da dentro,mentre prendeva coscienza che il volto e le braccia si stavano riempiendo velocemente di vesciche. Urlò. Un urlo acuto,in cui vi era ogni minuscola particella di dolore che ora stava provando. Il sole inondò completamente la navata. L’urlo di dolore che Raviel lanciò si sarebbe dovuto sentire a centinaia di metri di distanza,tanto era forte.Ma in quel momento,una cappa di silenzio avvolse la cappella. Il sacerdote uscì tranquillamente e fu come se una nuvola peregrina coprisse momentaneamente il sole.Sul suo volto era dipinto un sorriso paterno,carico di affetto e soddisfazione.

si avvicinò a Raviel e gli pose una mano sulla spalla. Una strana sensazione si espanse lungo il braccio sinistro di Raviel. Un balsamo che andava a lenire le sue ferite e che in breve tempo si espanse in tutto il corpo. Il sacerdote tolse la mano dal ragazzo,e voltandosi verso la finestra aggiunse Raviel a queste parole si incamminò lungo il corridoio centrale…un momento…io ti proteggerò? Si volse di scatto,ma al posto del sacerdote vi era solo la finestra. Qual spavento.. Terrorizzato mise il cappuccio e corse fino a casa come il vento.Entrò senza far troppo rumore e si coricò nel letto in attesa della chiamata della madre.

Il giorno trascorse nel tentativo di comprendere gli eventi accaduti la notte precedente. L’unica cosa certa era il completo terrore quando aveva sentito quando quell’uomo si era dissolto fra i raggi del sole. E perché quando il sacerdote entrò nella navata, la luce venne per un momento “oscurato”? Nuvole,certamente.. Non poteva essere altro. La giornata passò in questo modo,affaccendandosi nella casa,mentre i suoi come sempre erano nei campi. Arrivò il crepuscolo. La campana risuonò nuovamente nella pianura,indicando il tempo del ritorno. L’allegro vociare esterno si intensificò. Non voleva incontrarli…ma voleva uscire a tutti i costi. Indossò il cappuccio ed aprì la porta con una tranquillità che stupì se stesso. Non voleva correre per le stradine. Voleva percorrerle normalmente,come se fosse uno di loro,non più uno straniero fra i suoi.. Si avviò con passo tranquillo lungo le strade polverose,un fagottino completamente vestito di nero che percorreva la strada senza ansia. Le voci degli altri bambini erano in arrivo.. Si fermò e attese. Doveva convincerli della sua bontà,e non più fuggire di fronte a loro. Doveva fargli capire il loro errore. Il gruppo non tardò molto ad arrivare. Come sempre si disposero attorno a lui,anche questa volta sassi in pugno.Daniel avanzò dalle retrovia,la fedele fionda in pugno.

Raviel ascoltò le parole del capobranco con le lacrime che facevano capolino.

I bambini che lo avevano circondato per un momento parvero confusi. Ma Daniel non si fece convincere facilmente.

Daniel caricò la fionda, paonazzo in volto per gli interventi precedenti. Per la prima volta dall’arrivo dello sgorbio,era la prima volta che lo sentiva parlare così. Meritava una punizione lunga e dolorosa. Lanciò il sasso che centrò in pieno volto il fagottino nero.

Raviel sentì nuovamente il sangue scendere lungo la fronte

. e senza sapere che diavolo stava fancendo,sollevò la mano guantata . Un’ intenso raggio di luce scaturì dalla sua mano destra ed investì in pieno Daniel,ferendolo come una miriade di piccoli coltelli scagliati a folle velocità. La mano di Raviel oramai aveva perso completamente la pelle che ricopriva la mano,ma non se ne curò. Stava punendo una persona in errore,e non si sarebbe fermato. Asòndar era con lui. Daniel era crollato a terra in preda a dolorosi spasmi,e già si poteva vedere il sangue sgorgare da una moltitudine di piccole ferite. Ma Raviel non si fermò.Non poteva convincerlo? Gli avrebbe fatto comprendere il perché delle sue ragioni. Non sapeva cosa diavolo stava facendo,ma a parte il dolore che oramai lo pervadeva completamente, non aveva paura. Stava facendo la cosa giusta. Il flusso si interruppe,e rimase con una mano ustionata levata verso il giovane che ora giaceva immobile lungo la strada. Gli altri erano fuggiti da tempo. Del guanto non rimaneva nient’altro che cenere ai suoi piedi. Notò che una strana ferita era comparsa nel suo palmo. Un segno cruciforme,che egli intese immediatamente come l’approvazione della sua divinità.. Dell’approvazione di colui che aveva visto in quella cappella la sera precedente. Grida si sentirono provenire da tutto il paese, una folla ben nutrita si stava avvicinando rapidamente. Ma non erano i soliti passi. Questa volta c’erano adulti. Adulti che avrebbero osservato sgomenti la scena. Adulti che lo avrebbero messo a morte per ciò che egli aveva fatto,tacciandolo di stregoneria. Non gli importava. Aveva fatto ciò che era giusto.

La folla si radunò,chi si andava ad occupare di Daniel,riverso a terra,chi a lanciare accuse ed offese al piccolo Raviel. Che,nonostante tutto ciò,si sentiva…in pace.Cadde a terra,incapace di reggersi ancora in piedi,mentre il sacerdote del villaggio si faceva strada verso di lui.

Imomenti che seguirono furono confusi e rapidi. IL sacerdote sbigottito parlò a lungo con la folla,e senza che lui capisse nulla,si ritrovò all’interno della casa del curato del villaggio. Gli parlò a lungo,ma Raviel non capì assolutamente nulla. Una cortina di buoi calò sopra i suoi occhi,e si ritrovò a dormire un sonno senza sogni.

Anni dopo..

La luce filtrava dalle ampie vetrate,creava lame oblique di luce all’interno della chiesa. La polvere,visibile in quelle lame,danzava senza sosta,ad ogni passaggio. La chiesa si sarebbe potuta dire deserta,se non fosse stato per una figura in abito sacerdotale che percorreva la navata con passo spedito. Non si fermò nemmeno un’istante ad ammirare i meravigliosi dipinti o le superbe statue i cui temi erano tratti dall’Eptateuco. No. Egli conosceva a memoria il contenuto di quelle immagini.Da quel lontano giorno,quel libro aveva fatto parte della sua vita, aiutandolo a precorrere la sua Via.Passava serenamente fra le lame di luce,sentendo l’unguento che proteggeva la sua pelle scaldarsi,ma senza procurargli danno. Tutto ciò non era altro che una prova. La Prova che era vivo nonostante tutto,la prova che Asòndar lo controllava in ogni istante. La prova che Lui controllava la saldezza della sua fede.L’unico indumento aggiuntivo all’abito sacerdotale che portava era un pesante guanto di cuoio nero,che rivestiva la sua mano destra. I segni di quel giorno, non erano mai spariti,come non era sparito il segno cruciforme comparso nel palmo della mano. Ma era bene che fosse così. Come la cicatrice sulla fronte, quelli erano i segni di ciò che lo avevano portato ad essere la persona che era. Ed era orgoglioso di ciò che era. Un umile servo di Asòndar,al servizio di Nilmasia tutta. La cattedrale fortezza,scivolava silenziosamente dinanzi a lui. Uscì dalla chiesa stessa e percorse un lungo corridoio. L’alto sacerdote Cryselius voleva vederlo..Raviel non sapeva cosa lo avrebbe aspettato. Arrivò dinanzi alla sua porta. Con un misto di curiosità e di timore aprì la pesante porta di quercia.


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