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Per fare un albero... #3

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Aerys II

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Dovremo sempre cercare di essere uomini di qualità.

Una volta, durante una nevicata invernale molto lontana dall'incandescente mezzogiorno d'Agosto in cui scrivo, ricevetti una telefonata. Mi si chiedeva di andare a badare al corso di jujutsu dei bambini più piccoli (insegnare in quel caso sarebbe stato un termine improprio, si parlava di ragazzini di quattro anni, sei al massimo). L'istruttrice del corso non sarebbe riuscita a tenere la lezione perché bloccata dalla neve e dal traffico non so dove in giro per il Nord Italia. Io a dirla tutta ero seduto sul water (non sarà un dettaglio memorabile ma è la verità), dunque fu con un certo fastidio credo che risposi affermativamente, e mi incamminai sotto la neve per andare a badare a un branco di bambini scalmanati (se credete che insegnare a fare a botte a dei bambini e poi aspettarsi che non ci provino al primo attimo di distrazione sia possibile, sappiate di essere parecchio lontani dalla verità). Mi incamminai letteralmente, avevo credo sedici o diciassette anni, di biciclette con le ruote chiodate non ne avevo, e dunque non mi rimase altro che infilare un paio di stivali e andare.

Il giorno dopo, appresi come la "supplenza" in questione fosse stata prima proposta alla mia ragazza dell'epoca (aveva un grado più alto, quindi era naturale rivolgersi prima a lei), ma che lei avesse rifiutato perché "doveva studiare". Anch'io dovevo studiare, ma l'avevo fatto dopo la supplenza e dopo il mio allenamento (ovvero attorno a mezzanotte). Così, a fine lezione, quando capitò l'immancabile sermone del Maestro e questi fece notare alla ragazza che "esiste la notte, per studiare", fui preso da una certa soddisfazione maligna.

"Esiste la notte, per studiare": detto così sembra quasi un inno allo scansare la fatica, tanto sembrerà improbabile lo scenario di una sessione di studio notturno ai giovani d'oggi; peggio, sembra essere traducibile con "prima viene l'arte marziale, poi lo studio". Niente di più falso.

La traduzione della frase, sentita quella volta ma che non mi stupirebbe di risentire ora, è "il tuo allenamento non l'avresti saltato per studiare, ma studiare è stata la scusa per non dare una mano ai bambini quando avevano bisogno di te: scommetto che se ti avessi fatta allenare tutto il pomeriggio e la sera, avresti studiato la notte pur di farcela".

Lei quella notte aveva dormito, infatti appena finite le superiori scomparve senza mai farsi viva con nessuno là dentro, nemmeno per gli auguri a Natale.

Altruismo, quindi.

Già che abbiamo accennato allo studio, ho un'altra considerazione, un po' amara o forse malinconica, non saprei. Sì, perché quando faccio un bilancio dell'andamento scolastico dei miei giovani compari nell'anno appena trascorso, e noto due fratelli di cui lui ritirato a metà anno e lei bocciata per troppe assenze, e un altro bocciato per la quarta o quinta volta, mi chiedo "Com'è possibile che ai miei tempi (ai nostri tempi) ci allenassimo sei volte la settimana e avessimo praticamente tutti buonissimi risultati a scuola?".

Il mondo, flaccido e molle, forse è troppo maleodorante perché basti accendere un rametto di incenso per dimenticarsene.

Non eravamo dei geni, semplicemente noi studiavamo la notte.

Sacrificio, oltre che altruismo.

Dovremo sempre cercare di essere uomini di qualità, ed essere uomini di qualità vuol dire prima curare la propria cultura, poi aiutare a crescere gli altri, e solo in seguito, solo se avremo tempo, ampliare le nostre conoscenze puramente marziali.

Uno che sa tirare calci e pugni non serve a niente.


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