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Cosa deve fare un uomo

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Selvaggio Saky

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Marco stava lavorando di notte, ancora chiuso in quella cucina da solo, non se ne dava pace.

Odiava questa situazione arrivata inaspettata, ma soprattutto non voluta. Da qualche tempo la sua vita si era riempita di nulla, lavorava con sé stesso e di giorno dormiva, mangiava ed usciva ancora con sé stesso.

Nella sua testa si stavano facendo strada idee negative, l’introspezione totale a cui si sottoponeva per non impazzire del tutto lo stava portando a conoscersi meglio, unica nota positiva del viaggio asociale che stava percorrendo forzatamente, e la vita non sorrideva.

Marco era abituato a sorridere e questa situazione stava spegnendo il sole che aveva dentro senza la speranza di poterlo riaccendere.

Tutto era arrivato con conseguenze distruttive, usciva con una bella ragazza da poco, ma questa nuova vita a cui era sottoposto aveva tagliato ogni possibilità di riuscita. Non serve dire che in un mondo di predatori, qualcun’altro aveva portato a termine la caccia al posto suo e questo non aiutava la situazione.

Si ricordò in quel momento di accendere il forno e portarlo a temperatura per cuocere le paste dolci che i clienti trovavano ogni mattina alle colazioni. Il momento era il solito ogni notte, cinque minuti di pausa per andare a farsi un caffè forte, capace di farlo arrivare a fine turno senza sentirsi totalmente insonnolito, e poi una sigaretta, da solo.

Fuori dall’albergo pioveva -Strano- pensò – Erano già due ore che non pioveva....dannata Londra- Al solito, con il freddo del vento che portava le gocce a scontrarsi verso il muro della galleria vicina all’entrata per i dipendenti, si recò al riparo. All’ingresso del sottopassaggio. Si accese una sigaretta respirando lo smog intrappolato nel sottosuolo, un po’ come lui, senza possibilità di scampo.

Un uomo stava uscendo dal tunnel che passava sotto la Westferry Circus, era un senza tetto, un barbone.

Portava una giacca vecchia e sporca e trainava un carrello della spesa che cigolava sulle lastre consumate da anni di vita.

Si fermò vicino a Marco, sorrise con denti gialli, ma dritti, attraverso la barba nero grigia arruffata, gli occhi sorridevano anch’essi “Una sigaretta, giovane amico, per il segreto della vita”

- Almeno è originale questa richiesta- Pensò Marco fra sé e sé e tirò fuori un altra marlboro light dal pacchetto di contrabbando. “A te.....ma ora dimmi una cosa.” Iniziando a sorridere “ Qual’è il segreto della vita?”

“Sapevo che me l’avresti chiesto, intanto grazie.....Hai da accendere anche?” Illuminando con un piccolo puntino rosso la notte piovosa continuò “Non lo so giovane amico, ma posso darti dei consigli, credo di avere qualche anno in più e credo di aver preso nel corso degli anni passati delle decisioni non troppo consone all’essere un uomo di successo”

-Questo lo vedo anche io e non sono tuo amico- “Chiamami Marco Mr.?”

“Oh che sbadato, non mi sono presentato, chiamami D, Marco” Allungando la mano coperta da un guanto sgualcito.

“ Dicevo” riprese ritraendo la mano senza una risposta dall’altra parte “ Credevo che la vita fosse solo successo, ero tutto sul lavoro, e non degnavo abbastanza tempo alla mia famiglia, lavoro per loro, mi dicevo all’epoca. Stupido essere umano che non sono altro. La mia priorità alla fine non si è rivelata ragionevole e mia moglie mi ha lasciato, mi sono dato all’alcol. Mi hanno licenziato e non sono più riuscito a rimettermi in sesto così giro di notte con il mio carrello cigolante sperando di trovare una buon anima che mi offra una sigaretta” Un lungo sospiro al termine della frase fece tossire ancora Mr. D.

-E questo che c’entra? Non vorrai anche metterti a piangere davanti a me.... Che schifo di vita- Più pensando alla propria che a quella del senza tetto.

“Mi spiace, ma non credo che io possa finire così” pensandoci un attimo “Ma accetto il consiglio, grazie”

“Non è finita Marco, ora ti do il vero consiglio.” Si mise a rovistare all’interno del carrello e tirò fuori un mangianastri arrivato da un altra epoca. Lo fece partire. Gracchi e spezzoni di canzoni, a volte famigliari, altre volte incomprensibili si susseguivano spezzati dal classico rumore di mangiacassette che va avanti ed indietro a tutta velocità saltando tappe, anche importanti.

Finalmente Mr. D si fermò in un punto e schiacciò il pulsantino con la freccetta singola. Un assolo inconfondibile di chitarra risuonò nell’arena improvvisata del tunnel silente.

Poco dopo.

Just turn yourself into anything you think that you could ever be

Be free with your tempo, be free be free

Surrender your ego - be free, be free to yourself >

“ Conosco questa canzone Mr. D , è Innuendo, ma cosa mi vuoi dire?” L’espressione sul volto di Marco era di totale aspettativa, credeva veramente che, alla fine, questa discussione poteva valere una sigaretta.

Il volto dell’uomo cambiò, diventando serio e triste, forse pensare alla propria disgrazia non era così semplice come sembrava. “Vuol dire che un uomo può essere ciò che vuole, se ci crede veramente.” Accentuando le parole “può” e “vuole” sorrise di nuovo “ Io non ne ho più la forza, ma te. Credo che solo il fatto di non avermi considerato un pazzo ed esserti fermato a parlare con un vecchio barbone faccia di te un uomo. Credo tu abbia dei valori che ti faranno ponderare bene le priorità nella vita.” Tossendo e buttando il mozzicone della sigaretta finita in una pozzanghera iniziò ad incamminarsi sotto la pioggia, trainando il carrello cigolante ed aggiungendo “Solo questo giovane amico. Tu puoi essere ciò che vuoi, veramente.....La cosa difficile per noi stupidi esseri umani è sapere ciò che vogliamo veramente essere. Grazie, buona avventura”

-Grazie a te Mr. D, buona strada- Marco guardò un uomo veramente solo allontanarsi sotto il cielo piangente e rientrò in albergo.

Il forno era caldo, era in ritardo con la tabella di marcia e ripensò alle parole di Mr. D “priorità”. In questo momento la priorità era mettersi a lavorare sodo se non voleva finire con l’acqua alla gola per le colazioni.

Arrivato a casa la mattina seguente Marco aprì l’e-mail e mandò un messaggio a tutti i suoi contatti

Basta che ti trasformi in qualsiasi cosa tu pensi possa essere

Sii libero col tuo tempo, sii libero, sii libero

Abbandonati al tuo ego, sii libero, sii libero, sii te stesso

Queen - Innuendo

Traduzione fatta dopo una notte di lavoro che, per una volta, è servita a qualcosa.

Buona vita a tutti.>

Si addormentò pensando alle priorità di uno stupido essere umano che doveva lavorare ancora quella notte.


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3 Commenti


Letto e apprezzato. Bel racconto, bello il tema, mitico il personaggio del barbone, che diventa quasi un'icona della saggezza nell'immaginario urbano.

Ha volte inventi delle frasi molto particolari, devvero ben riuscite come "la sua vita si era riempita di nulla" o "Illuminando con un piccolo puntino rosso la notte", ma anche atre. Complimenti.

Da un punto di vista stilistico, ci sono tre cose che rivedrei:

- d eufoniche (e vabè)

- cercherei una maggior sintesi, specie nella prima parte; magari eviterei anche di ripetere due volte la citazione della canzone

- usi spesso il gerundio tra i dialoghi: in molti casi è più scorrevole lasciare il passato remoto

Ciao e ancora compliments! ;)

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