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Blaco Scannan

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Selvaggio Saky

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Un ladro che ha "dovuto convertirsi alla legge"

Blaco Scannan

Ad Ered Luin pioveva sempre, o quasi, ed in una di queste notti di pioggia in un vicoletto vicino alle portentose mura meccaniche della città nacque Blaco.

La madre era contenta del primogenito ed il padre ancora di più, visto che portare le consegne del macellaio in due avrebbe fruttato di più certamente, ma avrebbe dovuto aspettare qualche anno.

L’infanzia di Blaco era abbastanza spensierata, mai una volta a studiare, in giro con gli amichetti la sera per le strade non molto sicure e le consegne, in mattinata, del macellaio per il quale il padre lavorava.

Presto, con l’adolescenza, le cose iniziarono a cambiare e così i primi problemi.

L’amico fidato di Blaco, Erem, era un fannullone di prima categoria, il padre era un ubriacone e la madre non smetteva di sfornare figli e molti dei vicini erano sicuri che il padre non fosse nemmeno lo stesso fra uno e l’altro.

Per vivere e spassarsela Erem rubava e immischiò l’amico nelle sue malefatte.

La prima volta Blaco se la cavò, la seconda pure, conoscendo molte delle guardie che pattugliavano la parte della città dove era cresciuto, ma la terza, il venditore di lampade che li prese con le mani nel sacco, o nel cesto, li rincorse così a lungo che morì d’infarto e le cose si fecero serie.

Il padre lo buttò fuori di casa chiamandolo delinquente e la madre pianse a non finire, mentre l’amico, se si poteva chiamare così, lasciò la città per evitare problemi.

L’unica cosa che il giovanotto poteva fare era continuare a rubare per stare in vita e si spostò dall’altra parte della città per non far notare troppo, a chi lo conosceva, che era ancora sul mercato del furto.

Abile in parole e molto lesto Blaco era uno dei migliori e, conoscendo la città a menadito riusciva sempre a cavarsela.

Sapeva comunque che le sue malefatte, così le chiamava all’epoca, non erano così gravi da metterlo in galera, le prigioni della città erano sempre stracolme e, comunque, aveva anche parecchi contatti con le guardie di Ered Luin.

Un giorno fu preso, come altre innumerevoli volte prima, ma questa volta era stato fatto seguire a lungo e fu portato alla caserma principale della città da uno dei capi delle guardie, ora in pensione, chiamato Goras “Testalucida” a causa della pelata che pare essere esistita da sempre.

Gli occhi scuri di Blaco cercavano una via d’uscita in continuazione lungo l’interminabile corridoio ed i capelli lunghi e neri, scompigliati erano, stranamente, bagnati ancora dalla pioggia.

“Testalucida” chiese alle guardie che lo avevano scortato di lasciarli da soli e così fu.

Le parole testuali del capo delle guardie cittadine furono:

“Se non smetti con questi furti sono costretto a mandarti via.”

“Se lavori per noi e ci fornisci informazioni su ricercati o pedini gente ti paghiamo.”

Il tipo non era molto loquace ed andava subito al sodo, ma un opportunità del genere non sarebbe capitata due volte così la faccia magra con il naso a patata e le labbra sottili si illuminò.

“si” fu la sua risposta “ Ci sto, dove devo firmare...mmmm....capo?”

Da allora i tetti e i vicoli della città sono ancora la sua casa, ma l’unica cosa che deve temere è non cadere dal tetto bagnato o trovarsi con le spalle al muro in una città che l’ha cresciuto opportunista, scaltro e soprattutto furbo.

A proposito, il padre lo ha perdonato e la madre a smesso di piangere quando ha dato la notizia.


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