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Riguardo a questo blog

Non ho mai amato i Blog. Non ne ho mai letti molti. Ma non voglio dire che non ci ho provato...

Inserzioni in questo blog

Shar

Dietro consiglio: UAO!

Dietro consiglio del solito spacciatore, sto ascoltando questo:

Chicken Foot

0325ch3.jpg

Chi sono?

Sammy Hagar (Van Halen), Michael Anthony (Van Halen), Satriani e Chad Smith (Red Hot Chili Peppers).

Niente di nuovo (tanto per far contento chi, se non si lamenta, non è felice), ma che classe questi uomini con le zampe di gallina...

Undici pezzi, da un attacco potente ad una parte tranquilla, da una "satrianata" ad un'ottima accoppiata basso-batteria. Mi sta piacendo parecchio.

Tra parentesi, domenica vado a sentirli a Lignano... :rolleyes:

Shar

Continuo sull'onda della musica.

Ho scoperto per caso questo cd, e l'ho preso d'impulso:

1063423.jpg

Ethan Brosh Out of Oblivion

Qui trovate un piccolo campione delle 11 tracce:

http://www.bestbuy.com/site/olspage.jsp?id=1953853&skuId=17671538&type=product

Diffidate però dal genere, che viene citato come Pop...

Un bel pezzettone di una traccia si può sentire dal sito di Magna Carta (etichetta encomiabile per la qualità di quello che produce). Consiglio un giretto, anche perchè spesso è onestissima con i prezzi!

Un pezzo si può ammirare anche qui:

Si sente male, il tipo è orrendo e i pantaloni sono anche peggio...

Fatemi sapere che ne pensate!

Shar

Sound of silence

Ancora un post breve e musicale.

Sto ascoltando la colonna sonora di Watchmen, e sono incappato in questa. Ho pigiato "repeat" già tre volte.

FaSFzp6IDgw

Ancora, una chitarra e due voci bastano e avanzano...

Stavolta però a corredo metto anche il testo.

Simon and Garfunkel - 1965

The Sound of Silence

Hello darkness my old friend,

I've come to talk with you again

Because a vision softly creeping

left it's seeds while I was sleeping

And the vision that was planted in my brain

still remains, within the sounds of silence

In restless dreams I walked alone,

narrow streets of cobblestone

'neath the halo of a streetlamp

I turned my collar to the cold and damp

when my eyes were stabbed by the flash of a neon light

split the night... and touched the sound of silence

And in the naked light I saw

ten thousand people maybe more

people talking without speaking

people hearing without listening

people writing songs that voices never share

noone dare, disturb the sound of silence

Fools said I you do not know,

silence like a cancer grows,

hear my words that I might teach you

take my arms that I might reach you

but my words, like silent raindrops fell...

and echoed the will of silence

And the people bowed and prayed,

to the neon god they made

And the sign flashed out its warning

in the words that it was forming

And the sign said, "The words of the prophets

are written on the subway walls, and tenement halls

and whisper the sounds of silence.

Shar

Father and Son

Mi è tornata in mente questa vecchia canzone.

Ne riporto il video:

Q29YR5-t3gg

E' incredibile cosa si possa fare con qualche accordo e una manciata di parole...

Shar

Run Home

Capita alcuni giorni, come oggi, di tornare a casa.

Capita di aver passato alcune ore in compagnia di buon cibo e di ottimi commensali.

Poi torni a casa, parcheggi e ti guardi in giro.

Vedi le stesse cose, eppure qualcosa non va.

Il giardino ha gli stessi alberi, c'è sempre l'uggiolio del cane ad accoglierti ed un paio di gatti a chiedere qualcosa da sgranocchiare.

Il garage dove parcheggi è la stessa confusione di sempre, libri e cianfrusaglie sparsi dal pavimento al soffitto.

Le pareti di casa hanno lo stesso colore, il mobile dove appoggi le chiavi non è cambiato, appendi il cappotto all'armadio che da sempre ti porge i vestiti.

Il letto è lo stesso, la scrivania la solita, ogni superficie orizzontale o vicina ad esserlo è carica di lettere, giornali, libri, oltre alle varie cianfrusaglie di cui non ci si riesce mai a liberare.

Eppure qualcosa non va.

Ti siedi e provi ad ascoltare. I vicini sembrano litigare come al solito, qualcuno guarda la televisione all'usuale volume esagerato.

La tua stanza ha il suo solito odore, un mix di biancheria fresca, carta e deodorante.

Il copriletto è liscio come lo era la prima volta, un paio di decine di anni fa o giù di lì.

Poi arrivi a capire cos'era quella strana sensazione. Niente intorno è cambiato.

Quello che è cambiato sei tu.

Shar

Vogliamo parlare di "simpatici svarioni" della gioventù odierna?

Ho appena fatto un esame, comunicando ripetutamente ai candidati (più che ventenni) che una volta consegnato si prende il voto che c'è, e non esiste la possibilità di dire "rifiuto il voto". Sono grandi e grossi a sufficienza per valutare le proprie capacità rispetto alla difficoltà dello scritto, prima di consegnare, ed eventualmente optare per un ritiro. Tra i vari motivi, voglio evitare di perdere tempo per quelli che "provano e riprovano" finché prendono qualcosa che piace loro, così come evitare di avere troppi studenti agli esami scritti visto che ne ho già parecchi.

Prima che gridiate al mostro, sappiate che agli orali concedo il rifiuto: è tutto un altro paio di maniche.

Ebbene, la sera del giorno dell'esame ricevo una mail in cui mi si dice che "ho avuto problemi di studio e la prego di cancellare il mio voto".

La mia rispostaccia (scritta in diretta con Aerys, Kursk, TheFaith e Phate) deve aver colto nel segno. Sono stato perentorio ma non eccessivamente scorbutico, anche se un certo nervosismo e fastidio per il non aver capito il senso della frase "non si rifiuta" deve essere trasparito...

Infatti, subito dopo ricevo una seconda mail in cui mi si dice di "ignorare la mail precedente" perchè "non l'ho scritta io" e "sono stato vittima dello scherzo di un vandalo informatico" che ha, non si sa come, preso il controllo del suo pc. Forse ha utilizzato il trucco segreto del più grande amico del Circolo della Pigna...

Notare che questo sedicente vandalo non mi ha scritto "crepa cane puzzone", ma in modo molto ben informato (numeri di matricola, nome dell'esame, data e ora, ...) e molto gentile (scusi il disturbo, la ringrazio, ...) mi ha fatto la richiesta di cui sopra. Non ci sono più nemmeno i vandali di una volta...

Tra l'altro la conclusione è stata questa, dispiacendosi per quanto accaduto: "fortuna che l'ho scoperto subito". Certo, non ho dubbi in proposito... l'ha scoperto con la stessa velocità che avrebbe avuto l'autore...

Giusto il commento di Celestine: ma questo pensava di avere a che fare con un ritardato?

Shar

L'altra sera si discuteva a tavola (come al solito molto animatamente) a proposito delle "chiacchiere di paese", volgarmente dette "gossip", o "petec", o "speteguless".

Innanzitutto, perchè diavolo abbiamo 400 modi di chiamare la stessa cosa? Una spiegazione c'è. Sapete chi ha oltre 50 modi per definire quella che noi chiamiamo semplicemente "neve"? I lapponi. Fate 2+2 e arriverete alla soluzione.

Comunque sia, la cosa nasce da uno spetegules che ho ricevuto, involontariamente, da parte di mia madre su una persona che conosco a malapena. Il che mi ha fatto andare in bestia (tanto per cambiare), perchè i ca%%i degli altri, per definizione, sono degli altri, e non miei.

Per prima cosa, non avendo alcun coinvolgimento emotivo con la persona, sono una perdita di tempo (per quanto mi riguarda).

Secondo, cosa diavolo c'è da guadagnare a raccontare voci non confermate, a condirle, a infarcirle e ingigantirle solo per strappare un "ooooh!"? Beh, qualcosa c'è. Almeno per qualcuno. Evidentemente chi racconta ha qualcosa da guadagnare, altrimenti la penserebbe come me: è una perdita di tempo.

Ma facciamo una sosta.

La digressione con mia madre è stata a proposito del "cosa faresti tu". Tira in ballo l'esempio "se un tuo amico...". Fermati qua. Hai già detto tutto: un mio amico, quindi c'è un coinvolgimento. Quindi non si applica al caso dello sconosciuto che stai scaccando gratis di fronte a me.

Si accorge della cosa e corregge il tiro. "Io conosco questa persona e lo raccontavo perchè io sono coinvolta, ma metti caso che sia un tuo amico, cosa faresti? Non ti metteresti in mezzo?".

Ho risposto che dipende. Dipende dalle situazioni, dipende dall'amico, dipende da tante, troppe cose per poter dare una risposta unanime.

E allora via con gli esempi.

1. Un tuo amico si droga. Cara mamma, è un po' esagerato come esempio, e comunque la cosa è sufficientemente grave da rendere necessario l'intervento di qualcuno di molto vicino, magari con l'aiuto di qualcuno che si intenda del problema e di come risolverlo, da un punto di vista medico e psicologico. Ok, troppo esagerato.

2. Un tuo amico fa le corna alla morosa. Cara mamma, la conosco? Se non la conosco, prendo una bottiglia di plastica e inneggio a Tafazzi - al limite qualcosa dico a lui, se mi fa schifo il suo comportamento. Ok, ok...

3. Un tuo amico fa le corna alla morosa che tu conosci. Eccoci, interessante. Grazie a passate esperienze di amici che hanno fatto qualche errorino nel gestire situazioni come questa, direi che prendo l'amico per un'orecchia, lo alzo per quanto consentito dalla mia forza, e gli dico che ha un tempo limitato per risolvere da solo la situazione prima che decida di farlo io.

Delle ulteriori digressioni vi risparmio i particolari, magari se ne parla un'altra volta.

Torniamo indietro. Guardandoci in giro scopriamo che esistono parecchie persone, soprattutto nei paesini come quello in cui vivo io, che vivono delle disgrazie altrui. Non sentirete mai lunghe discussioni a proposito di "che bravo si è laureato" oppure "che bene che stanno insieme Tizio e Caia". Noooo, noooooooo. "Si è laureato, ma quanto ce ne ha messo! E dire che non sembrava stupido". O ancora "stanno insieme ma io ho visto lui/lei con lei/lui, eh eh eh".

Senza contare che ogni volta che la storia viene riportata da una nuova bocca ad un nuovo orecchio, viene farcita. Alla fine si arriva agli alieni, probabilmente.

E questo perchè? Perchè dobbiamo essere ritenuti più bravi di quello che ce l'ha raccontata. E siamo più bravi se la storia è ancora più incredibile, se coinvolge particolari ancora più scabrosi, più "tabù", se c'è del marcio, eccetera. Più è sconveniente, più è bravo quello che racconta. E basta vederli come gonfiano il petto prima di abbassare il tono di voce e dire "Hai sentito di...?".

Ebbene, no, non è così. Non siete più bravi, siete solo delle mosche troppo cresciute. E il vostro regime alimentare parla per voi.

Perchè ho chiamato "gossip e tortura" questo messaggio? Beh... un po' di garrota non si nega a gente del genere.

Scusate i pensieri confusi e alla rinfusa... scrivo di getto le cose nelle quali mi imbatto e che mi fanno incavolare... e si sa: la rabbia non è ordinata e razionale.

Shar

Zona pericolo

Sfogliando le pagine dei giornali di questi giorni, soprattutto in termini di "involuzione" dell'intervento di chi legifera, potrebbe passare in secondo piano una coppia di interventi. D'altra parte, aumentando la dose giorno dopo giorno uno non si accorge di come le cose stiano cambiando realmente. C'è una sorta di assuefazione alle caSSate.

Mi riferisco, in particolare, a due cose.

Da un lato, la rimozione del divieto ai medici (grazie a Dio non l'imposizione di un obbligo) di denunciare all'autorità giudiziaria gli immigrati clandestini che richiedono le loro cure. Ma stiamo scherzando? Il già gravoso compito di queste persone è di guarire e di curare. Vogliamo trasformarli in che cosa, esattamente?

Non so se chi scrive certe stupidaggini spacciandoli per "leggi" pensa alle conseguenze delle proprie azioni. Si vuole scoraggiare dunque una specifica categoria di bisognosi di cure dal richiederle, per il rischio di vedersi denunciato e cacciato? Vogliamo che nascano liste non proprio pubbliche di medici xenofobi e non, della serie "vai da quello, ci vanno tutti, non ha mai denunciato nessuno" oppure "no, non li: li ti denunciano subito". Abbastanza schifoso come insieme di idee.

Tra le altre cose pure pericoloso per la stessa popolazione che si vuole "difendere". Dannazione, non se ne accorge nessuno? Per la salute pubblica, se chi ha qualche malattia deve tenersela per poter continuare a sperare in una vita migliore. Per la sicurezza pubblica, poi: se lo Stato volta le spalle e la possibilità di vivere una vita "normale" e secondo le regole si allontana, prevedo tanta nuova manovalanza, piuttosto motivata, per il crimine. Almeno a mio modesto modo di vedere. "Lo Stato, la gente, mi odia? Bene: anche io". Di una logicità cristallina.

Tant'è che questa ondata di xenofobia, che ovviamente non è nuova (ricordate le impronte digitali?) ha un nome e un cognome. Di chi la vuole, ovviamente. Non lo facciamo, lo conosciamo. Spero solo che la natura intervenga con qualche grave forma di carcinoma in quelli che pensano "fatto bene!".

Lasciamo perdere il registro dei "barboni", le "ronde di cittadini"... per ragioni di spazio, non perchè non ci sarebbe molto da dire a proposito. Anzi, poco: MA VFNCL!

Il prossimo passo? La caccia all'uomo?

Arriviamo al secondo, che per ora è solo un "pericolo" annunciato ma che pare non si realizzerà. Ma forse è il più grave. Almeno a mio modesto modo di vedere.

La possibilità che sia lo Stato a decidere dell'unica cosa che, fino a ieri, mi sembrava abbastanza evidente fosse una certezza, l'unica, nelle mani del singolo uomo. Poter decidere dell'unico bene che veramente ci appartiene. La vita.

Qui non si parla di morale, qui non si parla di etica (chi ha detto Antigone?). Si parla semplicemente di regole che determinano il funzionamento dello Stato. Una sentenza definitiva, che deve essere eseguita. Non si vede il tentativo di ribaltare le stesse basi della civiltà? E in che modo? Mettendo in discussione la giustizia. E come? Con un provvedimento ad-hoc. Immaginato e paventato nel giro di una notte (e pare, grazie a Dio, che non vedrà mai la luce... almeno per stavolta). Ed ecco il paradosso, visto che voglio stare lontano da etica e morale (che appartengono a ciascuno di noi ma lì devono rimanere). La legge è generale e astratta. Ora, in questo caso, vista la rapidità con cui si è proposta, non mi pare proprio. Tra le altre cose, come? Con un provvedimento che deve prevedere le ragioni di necessità ed urgenza. Ma se mi dici che è necessario ed urgente, ammetti che non è generale e non è astratta. Nell'uno o nell'altro caso, carta per il sedere.

Ma se abbiamo già in mente di mettere in discussione il potere giudiziario...

Prossimo passo? Giustizia sommaria, ognun per sé, fucili per tutti?

Aah... scusatemi, ma mi sono svegliato davvero col piede sbagliato. Oppure no?

Shar

Amici miei - atto III

Arrivi un po' tardi perchè... c'è sempre una scusa o una ragione valida, no?

Per fortuna non ci sono ancora tutti, ne manca ancora uno all'appello. E arriva con un'ottima pizza.

Poi sono tutti presenti, in trepidante attesa di quello che hai pensato possa succedere nel vostro piccolo grande mondo di fantasia.

Ovviamente, il tutto viene inframmezzato da tante stupidaggini di vita quotidiana, e guai se fosse altrimenti. Fai solo un po' fatica ad evitare che queste prendano troppo la mano e distolgano l'attenzione dal resto.

Stavolta, complice una notte mezza insonne, hai deciso di uscire dagli schemi e di premiare ciascuno di loro, dando l'opportunità di avere un aggancio con la propria storia, uno spunto per il futuro o semplicemente un nuovo grattacapo sul quale arrovellarsi. Il tutto pare riportare nuova vita, le discussioni incalzano, i dubbi anche. La missione, gli obiettivi... tutto si mischia alla storia e al bagaglio di ciascuno.

Qualcuno decide di rischiare tutto per gli altri, nonostante di solito stia molto lontano dalle mischie più furibonde, o di rischiare l'ignoto per una perfetta sconosciuta.

Qualcuno ritrova un amico che credeva perduto, uno che gli ha fatto cambiare punto di vista sulla vita, e compare proprio quando lui ne ha più bisogno perchè la bussola proprio non si fa ritrovare.

C'è anche chi scopre dentro di sé qualcosa che non capisce, qualcosa che lo ha cambiato e che forse potrebbe risultare pericoloso per sé e per gli altri. Preferisce non parlarne, visto quanto sta accadendo intorno a lui.

Un altro, ancora, si accorge di aver fatto un tremendo errore, di aver agito con leggerezza, e che questo non può non avere conseguenze. Si strugge, e non riconosce più il proprio posto nel mondo che si è costruito.

C'è infine chi, semplicemente, si tiene un po' in disparte, preda dei propri pensieri.

Tutto questo accade su Eberron, ma guardando un po' più da vicino, non si tratta solo di fantasia.

Shar

Amici miei - atto II

E' diverso.

Come i seguiti dei film, quelli riusciti, cercano di offrirti una prospettiva nuova sulla quale investire un paio di pensieri. Anche stavolta, pochi protagonisti, ma ognuno con una storia diversa.

Stavolta non c'è nessuno che conosci "da una vita", al massimo c'è uno che hai visto un paio di dozzine di volte in tutto. Ma c'è anche chi hai visto sei volte, chi quattro, e chi solo due. Ma alcuni li incontri regolarmente senza mai guardarli negli occhi.

L'incontro parte con le stesse basi: riuscire a mangiare parecchio, cercando di fare in modo che sia pure buono, senza dover alleggerire troppo il portafoglio. E gli occhi a mandorla di viale Palmanova promettono bene, in questo senso. Purtroppo la voce si dev'essere sparsa parecchio in giro, visto che il parcheggio più vicino l'ho trovato ad un paio di centinaia di metri dal locale, e che per un pezzo si sushi devi sopportare un po' di attesa, qualche spintone, e un paio di brutte occhiate della serie "Datti una mossa".

Ma chi se ne frega? E' sabato sera e siamo qua per divertirci, no? Quelli che arrivano incazzati anche in queste occasioni non sono altro che losers.

Anche stavolta però c'è una magia, diversa, ma pur sempre una magia. Nonostante non si sappia praticamente nulla o poco l'uno degli altri, questo non frena le chiacchiere e il piacere di condividere la cena. Il solo fatto di condividere la stessa passione, il Gioco, produce un effetto straordinario. Si chiacchiera come se ci si conoscesse da tanto tempo, si fanno battute che si sa già gli altri capiranno e che piaceranno, si raccontano esperienze che crediamo uniche, per poi scoprire che sono state molto simili anche per gli altri.

Ed ecco che si chiacchiera parecchio, che il tempo vola, che le distanze fra noi si riducono. Quelle di età, di esperienza, quelle geografiche: siamo tutti così diversi eppure...

Prendi il Nonno, quello che conosco meglio. Qualcuno di noi potrebbe essere frutto dei suoi lombi, e lo si prende pure in giro per questo (sai che novità, ma credo sia l'approccio standard...). Ma è in grado di commuoversi come un agnellino quando la birra cinese finisce. Lo staff del locale si unisce in fretta allo sfottò, con un po' più di diplomazia di noi. Ma quanti fra le centinaia in quel locale possono dire di essere ricordati e chiamati per nome dai gestori? Yes, Merin can.

Ci prova anche a fare il Nonno D.O.C. da tradizione. Davanti ad un maxischermo che spara video musicali, riesce a sostenere che ai suoi tempi si che i video erano osè, mica come quelli di oggi! Peccato che dei venti video che nel frattempo venivano passati, nessuno contemplasse meno di un centinaio di tette, o tre dozzine di culi, o "pose" piuttosto esplicite... Ma tant'è, c'ha provato... anche lui è parte del gioco.

Alla fin fine, perchè prenderlo in giro? Semplice, perchè forse invidiamo un po' qualcosa di lui, e vorremmo avere parecchie storie da raccontare come le sue, o averne viste altrettante.

Prendi l'unica fanciulla della serata, quella che conosco meno. Anche li scatta la presa in giro, che parte proprio dalle sue di "diversità". Donna in mezzo ad un gruppo di maiali (a giudicare dai vari loro appetiti), e pure straniera. A cosa giocheranno mai in Austria da bambini? La risposta dei suoi amici fa venire le lacrime agli occhi dalle risate, ma non voglio rovinare la sorpresa dando la risposta... ma anche lei fa parte della serata, delle chiacchiere e del buon tempo passato assieme. Fa parte del gioco.

Ma è il Gioco a rendere queste persone speciali? Mi chiedo, è lui che rende possibile questa "magia"? Senza Gioco, saremmo intorno allo stesso tavolo con una Weizen/Pils/Coca/Baileys (con ghiaccio) a raccontarci qualcosa?

Credo di si, perchè in realtà penso accada l'esatto contrario. Che sia il gioco a selezionare questo genere di specialità, e che chi ne possiede sia poi portato naturalmente, in un modo o nell'altro, prima o poi, a finire intorno ad un tavolo con un secchio di dadi e un foglio di carta in grado di trasportarlo lontano nel tempo e nello spazio. E a farlo per un sacco di tempo, attraversando età, confini, generi, eccetera.

Se non è magia questa...

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Shar

Amici miei

Ed ecco che siamo qui ancora una volta intorno ad un tavolo, in pochi ma buoni, a ridere, guardarci negli occhi, ricordare fatti di qualche anno fa, parlare di noi, di altri, e ancora ridere. Non faremo gli Zingari come i nostri più famosi predecessori, ma comunque ci diamo da fare per infastidire gli altri commensali del locale.

Uno stinco, qualche lublijanska, un tris di primi... e via a parlare, parlare e parlare...

Mi estraneo un attimo dalle discussioni, quasi quasi tirandomi un po' indietro con la sedia, e mi metto a guardare i miei quattro commensali, con cui un tempo dividevo i banchi all'università.

C'è l'apparentemente serio bancario, appassionato anche lui di GDR che alterna una battuta con un racconto della sua ultima sessione. Uno di quelli sempre pronti a dare una mano, sia che riguardi il suo lavoro, sia che riguardi altro. Quello che ai tempi fumava si, ma rigorosamente quelle degli altri. Adesso offre... strana la vita. Rivedo per un attimo quando ha fatto il diavolo a quattro qualche mese fa per tirarmi fuori da una brutta situazione. Mi scappa un sorriso, pensando a cosa poi sia servita. Sono contento dei suoi ultimi racconti: si è spostato ancora una volta e si trova ancora meglio, ha una ragazza che ancora devo conoscere con la quale convive, non fa altro che parlarne bene... Ancora un sorriso.

C'è l'apparentemente rumoroso e cazzaro bancario, che non perde occasione per condire le proprie storie con informazioni da "Ai confini della realtà". Ma lo conosciamo, dannazione, ci è sempre piaciuto per questo... quindi godiamo anche le sue ultime vicende, che sfidano le leggi della natura. Rimane sempre rumoroso e... ingombrante. Anche dal punto di vista affettivo. Entra nel locale e tutti si zittiscono per vedere di chi si tratti. Ti solleva a un metro da terra in pubblico e ti bacia (grazie a Dio su una guancia) come se fossi una modella con un reggiseno molto capiente. Sorrido: io so che c'è molto di più di quel che sembra lì sotto, e so quanto è in grado di dire le parole giuste al momento giusto quando serve. Magari quando sono in pochissimi ad ascoltare.

C'è poi il professionista/politico/chi più ne ha più ne metta. Impegnato 25 ore su 24, 8 giorni su 7. Sempre con un gadget elettronico o informatico nuovo. E anche stavolta non smentisce le attese. Per festeggiarlo rovescio metà aperitivo sul suo lato della tavola... lui per festeggiare noi, dopo un po', rompe un bicchiere mettendo troppa forza in un brindisi e si fa pure male ad un dito. Sorrido ancora: anche lui ne ha passate di brutte, fin da piccolo e, come le mie, più di una. Ma ora gli sorridono anche le lenti degli occhiali: la casa è quasi pronta, il matrimonio è in arrivo. E i suoi racconti, belli e brutti, sono un toccasana. Ripenso a qualche anno fa e... maledizione, i suoi lati buoni non sono cambiati di una virgola!

Alla fine c'è pure l'intruso, il "fratello", che anche se non è stato sui nostri stessi banchi, ha condiviso alcune "zingarate" con noi, e quindi ha tutti i titoli per far parte della truppa. Il cellulare non gli dà tregua, gli cambia un po' l'espressione solitamente molto sorridente, ma dice che va bene così, e non abbiamo motivo di non credergli.

Sorrido, ancora una volta, ma poi mi rifaccio avanti e mi lancio con loro di nuovo nella discussione.

"Ti ricordi quando...", "Ma lo sai che Tizio e Caia...", "Però quella volta non ti ho detto che...", e via dicendo.

Con lo stinco che ne esce sconfitto, ma con le lublijanske che si riprendono la rivincita su fisici non più performanti come una volta.

Con le pornostar, sosia di attrici famose, che diventano dei Predator... lo so, sembra una follia... ma fa parte del gioco.

Che bella serata. Quando la prossima?

Shar

MooD | DooM

Strana cosa, l'umore.

Già il nome, "Umore", è qualcosa di particolare. E' il tuo stato d'animo, ma parla anche di liquidi fisiologici. Bleah, che schifo! E in alcuni momenti il tuo umore ti ricorda perchè...

Non a caso, deriva proprio da quello. Latino, greco, sanscrito... il tuo buono o cattivo stato dell'animo dipende dall'equilibrio tra i tuoi umori interni. Mi chiedo quali. Cioè: più urina e meno sangue che vorrà dire? Forse meglio non chiedere, meglio non sapere.

Comunque sia, stavo pensando intensamente all'estremo potere metafisico del cellulare. 'Che c'entra con l'umore?' - penserete. Ci arriviamo. Un attimo di pazienza.

Facciamo finta che il nostro umore sia una vasca da bagno, e che ci siano per comodità due rubinetti, quello "buono" e quello "cattivo". A seconda di quale dei due è più aperto, la miscela ti porta ad essere più allegro o più depresso. Semplice, quasi banale.

Ecco, mi pare come se le vasche da bagno dentro di me siano due. Una per rubinetto. Solo che mentre quella cattiva ha lo scarico otturato (come? beh, dovreste vedere quel che esce dal rubinetto!), dell'altra si è perso il tappo. Fiuuu! Tutto quello che esce dal rubinetto passa via dritto. Rimane solo il contenuto dell'altra vasca. Tanto o poco che sia, è l'umore sbagliato...

Ora, perso il tappo qualcuno che te ne fa un altro lo trovi, e io l'ho trovato. Anzi: tre. Si tappa la vasca buona e a quel punto sta a te farla competere con quella cattiva.

E ora arriviamo al cellulare. Quando sei li che combatti per riempire una vasca e sgottare l'altra arriva una telefonata. Che, da sola, riesce a farti perdere anche il nuovo tappo (tutti e tre), a chiudere il rubinetto buono (spaccando la manopola), a spalancare quello cattivo (spaccando anche qui la manopola) e a donarti un paio di ettolitri di umore nero arretrato con cui riempire la vasca. Denso come la fango. E non ho sbagliato a coordinare articolo e nome.

Capito, il potere del cellulare? Incredibile...

A questo punto sembra quasi destino. Ogni volta che ti pare di aver trovato un tappo buono, riescono a fartelo perdere di nuovo. Ma prima o poi ce lo incollo con l'Attack... devo ancora capire cosa fare con il cellulare, ma una soluzione prima o poi la si trova, no?

Shar

Parte un nuovo anno, che fa parte di un nuovo millennio. Hai la fortuna di vivere in un Paese piuttosto industrializzato, di frequentare persone benestanti e di cultura... ma poi riescono a farti imbestialire.

Odio le persone che sono in grado di dire la seguente cosa: "Non vorrei che mi dicessero che sono razzista se me la prendo con una persona di colore".

Maledetta la miseria: se davvero tu non fossi razzista, non avresti nemmeno il dubbio. Agiresti con lo stesso metro a prescindere da nazionalità e colore della pelle di chi ti sta di fronte. Cos'è, coda di paglia?

Ma poi alle mie "perplessità", che ti esprimo senza mezzi termini, cerchi di riparare facendo danni ancora maggiori. Cercando un vezzeggiativo chiami "cioccolatino" una persona. Mi fai incavolare ancora di più, e te lo faccio notare. E qui il colpo di grazia: "Non è colpa mia se dalle nostre parti c'è ancora questo modo di vedere gli stranieri".

Eh no, bello mio. Neanche per il razzo. E' proprio colpa tua, tua e di quelle piccole persone come te, che nonostante occupino una posizione autorevole e abbiano una discreta cultura non perdono l'occasione di dimostrare quanto la loro vita sia essenzialmente tempo perso.

Non mi puoi venire a dire queste cose sperando che io non sputi dove cammini. Mi fai vomitare.

E vorresti che io usassi i miei "poteri" per renderti più agevole l'obiettivo che ti sei prefissato nei confronti di questa persona? Al limite da voler fare "carte false"? Te lo sogni. Io me ne lavo le mani, e ti ho già detto che questa cosa mi fa schifo.

Più mi guardo in giro e più vedo gente di merla. Che crepino.

Shar

2009

Comincia un anno nuovo, e ci si pone di fronte alle solite cose: obiettivi, cose che vorresti fare, cose che vorresti cambiare, speranze, illusioni.

Cerchi di tirare la cinghia durante tutte le feste natalizie: se le cose non ti stanno andando particolarmente bene, guardarsi intorno vedendo gente felice ti scaraventa ancora di più nella latrina nella quale ti hanno cacciato controvoglia e di testa.

"Il tempo aggiusta tutto" ti dicono. E lo sai. Ci credi. L'hai detto a suo tempo anche tu a qualcuno. Solo che lo puoi fare quando tutto gira, ma se hai il motore grippato col cacchio che ti serve a qualcosa. Sei fermo in mezzo alla strada e vedi quelli che ti sorpassano da tutte le parti. Qualcuno strombazza e fa gestacci, qualcun'altro si ferma un attimo, saluta e riparte. Qualcuno ancora, i migliori, ti aiuta per qualche minuto a spingere la tua carriola. Ma prima o poi tutti hanno la propria strada da coprire, per cui sai che puoi contare e controllare un'unica cosa al mondo: te stesso. Peccato che il fatto che fra enne mesi tutto andrà meglio non fa ripartire il motore adesso. E tu sei in mezzo all'autostrada ora.

Cominci col proposito più facile, e appendi le cicche al chiodo. Per darti coraggio, tiri dentro anche un tuo amico, giusto per non sentirti solo. Speri solo che non ti odi per non aver saputo dirti di no...

Poi hai il lavoro, quello si che per ora funziona. Ma non riesce nemmeno quello a farti distrarre. Anzi. Fai il doppio della fatica a fare cose che ti davano la carica. E invece adesso ti drenano via quel po' di benzina che ti resta.

Ed ecco che arrivi alla conclusione più strana. Ti dà fastidio tutto, arrivi a "odiare" tutti. Indiscriminatamente. Perchè realizzi che dovresti spingere il ferro vecchio che si è fermato, lo devi fare da solo, ma hai forza solo per stare seduto ai margini del marciapiede a sputare a quelli che passano.

Buon 2009!

Shar

One year after...

Ad un anno esatto dal mio ultimo post sul blog, scrivo ancora qualcosa. Di cose ne sono successe e non è assolutamente l'inizio di una nuova attività "blogghistica". E' quello che è: un pensiero.

Mi è stato "inviato" da una persona fuori dell'ordinario e io lo rigiro a quanti lo avessero perso. Il blog originale è qui: www.garethjax.net

Questo il testo. E' lungo, ma merita. L'autore è Steve Jobs (si, proprio quello), il luogo l'università di Stanford, il momento il 12/06/2005. Non so se metà di quello che c'è scritto è vera, ma ha poca importanza. Quello che rileva è il messaggio. E tutto si può dire di Jobs tranne che non sia un grande comunicatore.

I am honored to be with you today at your commencement from one of the finest universities in the world. I never graduated from college. Truth be told, this is the closest I've ever gotten to a college graduation. Today I want to tell you three stories from my life. That's it. No big deal. Just three stories.

The first story is about connecting the dots.

I dropped out of Reed College after the first 6 months, but then stayed around as a drop-in for another 18 months or so before I really quit. So why did I drop out?

It started before I was born. My biological mother was a young, unwed college graduate student, and she decided to put me up for adoption. She felt very strongly that I should be adopted by college graduates, so everything was all set for me to be adopted at birth by a lawyer and his wife. Except that when I popped out they decided at the last minute that they really wanted a girl. So my parents, who were on a waiting list, got a call in the middle of the night asking: "We have an unexpected baby boy; do you want him?" They said: "Of course." My biological mother later found out that my mother had never graduated from college and that my father had never graduated from high school. She refused to sign the final adoption papers. She only relented a few months later when my parents promised that I would someday go to college.

And 17 years later I did go to college. But I naively chose a college that was almost as expensive as Stanford, and all of my working-class parents' savings were being spent on my college tuition. After six months, I couldn't see the value in it. I had no idea what I wanted to do with my life and no idea how college was going to help me figure it out. And here I was spending all of the money my parents had saved their entire life. So I decided to drop out and trust that it would all work out OK. It was pretty scary at the time, but looking back it was one of the best decisions I ever made. The minute I dropped out I could stop taking the required classes that didn't interest me, and begin dropping in on the ones that looked interesting.

It wasn't all romantic. I didn't have a dorm room, so I slept on the floor in friends' rooms, I returned coke bottles for the 5¢ deposits to buy food with, and I would walk the 7 miles across town every Sunday night to get one good meal a week at the Hare Krishna temple. I loved it. And much of what I stumbled into by following my curiosity and intuition turned out to be priceless later on. Let me give you one example:

Reed College at that time offered perhaps the best calligraphy instruction in the country. Throughout the campus every poster, every label on every drawer, was beautifully hand calligraphed. Because I had dropped out and didn't have to take the normal classes, I decided to take a calligraphy class to learn how to do this. I learned about serif and san serif typefaces, about varying the amount of space between different letter combinations, about what makes great typography great. It was beautiful, historical, artistically subtle in a way that science can't capture, and I found it fascinating.

None of this had even a hope of any practical application in my life. But ten years later, when we were designing the first Macintosh computer, it all came back to me. And we designed it all into the Mac. It was the first computer with beautiful typography. If I had never dropped in on that single course in college, the Mac would have never had multiple typefaces or proportionally spaced fonts. And since Windows just copied the Mac, its likely that no personal computer would have them. If I had never dropped out, I would have never dropped in on this calligraphy class, and personal computers might not have the wonderful typography that they do. Of course it was impossible to connect the dots looking forward when I was in college. But it was very, very clear looking backwards ten years later.

Again, you can't connect the dots looking forward; you can only connect them looking backwards. So you have to trust that the dots will somehow connect in your future. You have to trust in something — your gut, destiny, life, karma, whatever. This approach has never let me down, and it has made all the difference in my life.

My second story is about love and loss.

I was lucky — I found what I loved to do early in life. Woz and I started Apple in my parents garage when I was 20. We worked hard, and in 10 years Apple had grown from just the two of us in a garage into a $2 billion company with over 4000 employees. We had just released our finest creation — the Macintosh — a year earlier, and I had just turned 30. And then I got fired. How can you get fired from a company you started? Well, as Apple grew we hired someone who I thought was very talented to run the company with me, and for the first year or so things went well. But then our visions of the future began to diverge and eventually we had a falling out. When we did, our Board of Directors sided with him. So at 30 I was out. And very publicly out. What had been the focus of my entire adult life was gone, and it was devastating.

I really didn't know what to do for a few months. I felt that I had let the previous generation of entrepreneurs down - that I had dropped the baton as it was being passed to me. I met with David Packard and Bob Noyce and tried to apologize for screwing up so badly. I was a very public failure, and I even thought about running away from the valley. But something slowly began to dawn on me — I still loved what I did. The turn of events at Apple had not changed that one bit. I had been rejected, but I was still in love. And so I decided to start over.

I didn't see it then, but it turned out that getting fired from Apple was the best thing that could have ever happened to me. The heaviness of being successful was replaced by the lightness of being a beginner again, less sure about everything. It freed me to enter one of the most creative periods of my life.

During the next five years, I started a company named NeXT, another company named Pixar, and fell in love with an amazing woman who would become my wife. Pixar went on to create the worlds first computer animated feature film, Toy Story, and is now the most successful animation studio in the world. In a remarkable turn of events, Apple bought NeXT, I returned to Apple, and the technology we developed at NeXT is at the heart of Apple's current renaissance. And Laurene and I have a wonderful family together.

I'm pretty sure none of this would have happened if I hadn't been fired from Apple. It was awful tasting medicine, but I guess the patient needed it. Sometimes life hits you in the head with a brick. Don't lose faith. I'm convinced that the only thing that kept me going was that I loved what I did. You've got to find what you love. And that is as true for your work as it is for your lovers. Your work is going to fill a large part of your life, and the only way to be truly satisfied is to do what you believe is great work. And the only way to do great work is to love what you do. If you haven't found it yet, keep looking. Don't settle. As with all matters of the heart, you'll know when you find it. And, like any great relationship, it just gets better and better as the years roll on. So keep looking until you find it. Don't settle.

My third story is about death.

When I was 17, I read a quote that went something like: "If you live each day as if it was your last, someday you'll most certainly be right." It made an impression on me, and since then, for the past 33 years, I have looked in the mirror every morning and asked myself: "If today were the last day of my life, would I want to do what I am about to do today?" And whenever the answer has been "No" for too many days in a row, I know I need to change something.

Remembering that I'll be dead soon is the most important tool I've ever encountered to help me make the big choices in life. Because almost everything — all external expectations, all pride, all fear of embarrassment or failure - these things just fall away in the face of death, leaving only what is truly important. Remembering that you are going to die is the best way I know to avoid the trap of thinking you have something to lose. You are already naked. There is no reason not to follow your heart.

About a year ago I was diagnosed with cancer. I had a scan at 7:30 in the morning, and it clearly showed a tumor on my pancreas. I didn't even know what a pancreas was. The doctors told me this was almost certainly a type of cancer that is incurable, and that I should expect to live no longer than three to six months. My doctor advised me to go home and get my affairs in order, which is doctor's code for prepare to die. It means to try to tell your kids everything you thought you'd have the next 10 years to tell them in just a few months. It means to make sure everything is buttoned up so that it will be as easy as possible for your family. It means to say your goodbyes.

I lived with that diagnosis all day. Later that evening I had a biopsy, where they stuck an endoscope down my throat, through my stomach and into my intestines, put a needle into my pancreas and got a few cells from the tumor. I was sedated, but my wife, who was there, told me that when they viewed the cells under a microscope the doctors started crying because it turned out to be a very rare form of pancreatic cancer that is curable with surgery. I had the surgery and I'm fine now.

This was the closest I've been to facing death, and I hope its the closest I get for a few more decades. Having lived through it, I can now say this to you with a bit more certainty than when death was a useful but purely intellectual concept:

No one wants to die. Even people who want to go to heaven don't want to die to get there. And yet death is the destination we all share. No one has ever escaped it. And that is as it should be, because Death is very likely the single best invention of Life. It is Life's change agent. It clears out the old to make way for the new. Right now the new is you, but someday not too long from now, you will gradually become the old and be cleared away. Sorry to be so dramatic, but it is quite true.

Your time is limited, so don't waste it living someone else's life. Don't be trapped by dogma — which is living with the results of other people's thinking. Don't let the noise of others' opinions drown out your own inner voice. And most important, have the courage to follow your heart and intuition. They somehow already know what you truly want to become. Everything else is secondary.

When I was young, there was an amazing publication called The Whole Earth Catalog, which was one of the bibles of my generation. It was created by a fellow named Stewart Brand not far from here in Menlo Park, and he brought it to life with his poetic touch. This was in the late 1960's, before personal computers and desktop publishing, so it was all made with typewriters, scissors, and polaroid cameras. It was sort of like Google in paperback form, 35 years before Google came along: it was idealistic, and overflowing with neat tools and great notions.

Stewart and his team put out several issues of The Whole Earth Catalog, and then when it had run its course, they put out a final issue. It was the mid-1970s, and I was your age. On the back cover of their final issue was a photograph of an early morning country road, the kind you might find yourself hitchhiking on if you were so adventurous. Beneath it were the words: "Stay Hungry. Stay Foolish." It was their farewell message as they signed off. Stay Hungry. Stay Foolish. And I have always wished that for myself. And now, as you graduate to begin anew, I wish that for you.

Stay Hungry. Stay Foolish.

Thank you all very much.

Se siete pigri, provate YouTube:

:bye:

Shar

Caro il mio sciopero...

Siamo tutti alle prese in questi ultimi giorni con la paralisi causata dallo sciopero degli autotrasportatori. Si possono leggere dovunque motivazioni e proteste, sostegni e richieste di intervento dell'esercito, minacce e spallucce... non voglio riproporre cose fatte da altri.

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Rifletto su alcuni elementi di fondo.

Primo: il diritto allo sciopero e la "libertà di protesta" sono sacrosanti, ma hanno delle regole che sono continuamente infrante e nessuno si sogna di sanzionare comportamenti che, dal punto di vista civile e legale, sono previsti dai codici come illeciti. La vostra libertà, cari i miei "camionisti", finisce dove comincia quella degli altri. E se anche siete in tanti, fate attenzione (ma forse è troppo tardi) a non fare incavolare tutti gli altri: passerebbero dalla parte del torto anche le sparute ragioni che potreste avere.

E qui andiamo al secondo punto. Le ragioni. Quali sono? Reggono? Vediamo un po' (le opinioni sono le mie).

Il costo del gasolio. Cari i miei signori, non è che a me la benzina la regalino. Pregate in ginocchio, poi, che il dollaro rimanga dov'è, altrimenti le batoste sui prezzi alla pompe sarebbero ben diverse. Se avessimo il dollaro di 4-5 anni fa, avremmo superato da un pezzo l'euro e mezzo per un litro di verde. E siamo il paese che più di tutti abusa del trasporto su gomma, quando l'ambiente, il traffico e la ragione richiederebbero di utilizzare ben altri sistemi di trasporto. Notare che in tanti Paesi, visto il potenziale inquinante dei "camion", c'è una sovrattassa per il trasporto su gomma. Altro che regalie ad una corporazione che in questi giorni sta veramente mettendo a dura prova la pazienza della gente.

Stesso discorso per i pedaggi autostradali. Visto l'intralcio e la minaccia alla sicurezza rappresentata dai TIR, vedrei molto meglio un aumento dei loro costi (che poi andrebbero comunque a ricadere sul prezzo dei prodotti trasportati, è ovvio), se questi venissero investiti per trovare soluzioni alternative al trasporto su gomma.

Concorrenza di camionisti stranieri con paghe basse. Cari "camionisti", la concorrenza è proprio alla base della nostra Europa, e non è possibile invocarne unicamente i vantaggi, senza considerarne i prezzi. La concorrenza (se leale e trasparente) è un vantaggio per i consumatori, e se non volete che, come in tutti gli altri settori, le vostre paghe vengano minacciate da chi sa fare esattamente il vostro lavoro ma chiede un salario inferiore, cambiate lavoro o trasferitevi in un Paese esterno all'EEA. Se volete un salario più alto, cercate di offrire un servizio migliore (sempre che sia possibile). A parità di servizio, è giusto confrontarsi con chi richiede prezzi inferiori.

Stanziamenti pubblici per abbattere i costi del servizio di trasporto. Altre sovvenzioni di protezione ad una categoria? Ma come? Da una parte vi offendete della concorrenza leale basata sull'abusivismo (da reprimere, sono d'accordo), dall'altra chiedete voi stessi una concorrenza sleale che vi avvantaggi? Cercate di essere coerenti con le vostre richieste.

Dopo le ragioni (ma ne hanno?), arriviamo al terzo e ultimo punto, il più dolente. I modi.

Se anche qualche ragione potreste anche averla, se anche alcuni disagi sono comprensibili per dare un senso alla vostra protesta, voi state arrecando un duplice danno alla gente. Che da un lato non trova generi di primo consumo (carburanti, alimentari, eccetera), e dall'altro si trova imbottigliata nel traffico (e non può andare a svolgere il proprio dovere sul posto di lavoro) perchè bloccate il traffico. Entrambe queste cose sono sanzionate, così come la continuazione della protesta una volta che c'è stata la precettazione, così come le aggressioni nei confronti dei "crumiri" (che probabilmente hanno più sale in zucca di tanti altri), eccetera. Vogliamo mettere le mani su alcune di quelle migliaia di leggi sfornate dal nostro Parlamento e sanzionare quelli che violano la libertà di circolazione dei cittadini? Cominciamo a registrare le targhe di questi "signori" e mandiamo delle belle multicine a casa loro?

Cominciate anche a riflettere su quante altre categorie di lavoratori, volendo, potrebbero mettere in ginocchio, se volessero protestare, tutto il Paese. Utilizzando la stessa vostra arma, se necessario: l'illegalità.

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Shar

Un po' di tempo fa parlavo su queste pagine di un'iniziativa interessante di una compagnia di assicurazione per ridurre il costo delle polizze auto ai clienti che volessero installare una sorta di scatola nera sulla propria autovettura, con importanti funzioni accessorie come il soccorso stradale, la prova in caso di incidente, eccetera.

Ora pare che la cosa stia prendendo piede, ma con una piccola deviazione.

In questi giorni l'ANIA (l'associazione che in Italia rappresenta l'industria assicurativa) ha deciso di presentare al Motorshow un scatola... rosa.

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In pratica l'iniziativa punta sulle donne come traino del nuovo sistema. Da gennaio si prevede di cominciare l'installazione del marchingegno per testarne l'efficacia, con incentivi alle prime che chiederanno l'installazione (gratuità per 3 anni).

Come nell'esempio che avevo descritto a suo tempo, oltre a registrare le informazioni sulla guida, la macchinetta è in grado di chiamare il pronto soccorso, l'assistenza stradale, o il pronto intervento in caso di emergenza (che nel caso delle donne, può anche essere un'aggressione, ad esempio). Essendo collegata ad un sistema satellitare, può anche fungere da antifurto.

L'unica cosa che mi lascia un po' perplesso è che si fa leva sul solito pregiudizio "donna al volante...", associando all'iniziativa un sito Internet che "spieghi" alle donne come migliorare la propria guida (statisticamente ottima), con tanto di premio alle prime 100 (corso di guida sicura) e uno di consolazione ad altre 1500 (la scatola rosa).

Mah...

Shar

... tutti vogliono una fettina!

Dopo il post sull'iPhone e su alcuni problemini di prezzo (oltre che di contenuti del prodotto, che è sempre meno killerapp di quanto sembrasse tempo fa), è arrivato il momento anche per altri di provare a entrare nelle nostre tasche.

Ma in questo caso fa notizia il nome dietro alle nuove manovre: Google.

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- quest'immagine è probabilmente un fake, ma mi piaceva... -

Pare infatti che manchi poco al lancio del GooglePhone o GPhone. I rumors si sprecano, ma sono riuscito a trovare queste informazioni (tutte da verificare): sarà incentrato sul Wireless (e si troverà a fare a pugni, tra gli altri, con il Blackberry), potrebbe essere semplicemente un rebrand di qualche prodotto esistente o in uscita, l'obiettivo è più vicino al laptop di Negroponte che all'iPhone (dovrebbe dunque costare poco ma vivere di contenuti pubblicitari), dovrebbe contenere tutte le Google Application, dovrebbe essere basato su Linux, dovrebbe avere un GPS legato a GoogleMaps, dovrebbe integrare un VoIP basato su Google Talk, dovrebbe, dovrebbe dovrebbe...

Stareamo a vedere... ;-) ... ma per quelli che affermano che sia tutta una bufala, bisognerebbe riflette sul fatto che c'è già una voce su Wikipedia... (http://en.wikipedia.org/wiki/GPhone).

:bye:

Shar

Mi sono messo alla ricerca di qualche frase celebre, perchè sto scrivendo un augurio e mi serviva qualcosa ad effetto... mi sono imbattuto in una raccolta di frasi dette da Albert Einstein... un mito!

Ve le riporto. Le trovate, insieme a tante altre, su http://web.tiscali.it/astronomiasulweb/celebri.html

Buona lettura!

"Voglio sapere come Dio ha creato questo mondo, voglio conoscere i suoi pensieri, il resto è dettaglio."

"È più facile disintegrare un atomo che un pregiudizio."

"La scienza senza religione è zoppa, la religione senza scienza è cieca."

"La cosa più incomprensibile dell'Universo è che esso sia comprensibile."

"Un giorno le macchine riusciranno a risolvere tutti i problemi, ma mai nessuna di esse potrà porne uno."

"Quello che veramente mi interessa è sapere se Dio ha avuto qualche possibilità di scelta nella creazione del mondo."

"Se solo l'avessi saputo, avrei fatto l'orologiaio. (parlando della bomba atomica)"

"Chi non è più capace di fermarsi a considerare con meraviglia e venerazione è come morto: i suoi occhi sono chiusi."

"Due cose sono infinite: l'Universo e la stupidità umana, ma riguardo all'Universo ho ancora dei dubbi."

"Chi ha da fare non ha tempo per le lacrime."

"Io vivo in quella solitudine che è dolorosa nella giovinezza, ma deliziosa negli anni della maturità."

"Non penso mai al futuro, arriva così presto."

"Dolce è la vendetta, specialmente per le donne."

"La fantasia è più importante della conoscenza."

"L'umanità avrà la sorte che saprà meritarsi."

"Gli Stati Uniti sono il solo paese che è passato dalla barbarie alla decadenza senza toccare la civilizzazione."

"Se i fatti e la teoria non concordano, cambia i fatti."

"La differenza fra la gloria reale e quella fittizia sta nel sopravvivere nella storia o in una storia."

"Non possiamo disperare nell'umanità, dal momento che noi stessi siamo esseri umani."

"La prima necessità dell'uomo è il superfluo."

"Il segreto della creatività è saper nascondere le proprie fonti."

"Chiunque crede che la sua propria vita e quella dei suoi simili sia priva di significato è non soltanto infelice, ma appena capace di vivere."

"Non avrai veramente capito una cosa finché non sarai in grado di spiegarla a tua nonna."

"La prima guerra mondiale è stata combattuta con gli aerei, la seconda con le bombe... la terza sarà combattuta a sassate."

"Chi si lamenta perché ha dei problemi in matematica, cosa direbbe se avesse i miei?"

"Tutti sanno che una cosa è impossibile da realizzare, finché arriva uno sprovveduto che non lo sa e la inventa."

"Tutto ciò che ha valore nella società umana dipende dalle opportunità di progredire accordate a ciascun individuo."

"Avete l'impressione che la fisica contemporanea sia basata su concetti qualche volta analoghi al sorriso di un gatto che non c'è."

"Se vuoi scoprire qualcosa della fisica teorica riguardo il metodo che adotta, ti suggerisco di attenerti ad un principio: non ascoltare le loro voci, fissa la tua attenzione sulle loro azioni."

"Gran brutta malattia il razzismo, più che altro strana: colpisce i bianchi, ma fa fuori i neri."

"Non tutte le cose che possono essere contate contano, e non tutte le cose che contano possono essere contate."

"Tutto è relativo: prendi un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie."

"È meglio essere pessimisti e avere ragione che essere ottimisti e avere torto."

"Se un'idea alla prima impressione non appare assurda, non avrà speranza."

"Questo eroismo a comando, questa violenza insensata, questo maledetto e ampolloso patriottismo - quanto intensamente li disprezzo!"

"È la teoria che decide ciò che dobbiamo osservare."

"La teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa il perché. In questo caso, abbiamo messo insieme la teoria e la pratica: niente funziona… e nessuno sa il perché!"

"Ognuno di noi è su questa Terra per una breve visita; egli non sa il perché, ma assai spesso crede di averlo capito."

"Non si può prevenire e preparare una guerra allo stesso tempo."

"Non voglio e non possono figurarmi un individuo che sopravviva alla sua morte corporale: quante anime deboli, per paura e per egoismo ridicolo, si nutrono di simili idee!"

Shar

Mi sono sempre chiesto quanto tempo ci sarebbe voluto, e perchè non si è spinto di più in questa direzione. Le basi tecnologiche ci sono, le potenzialità dello strumento vastissime... eppure...

Vado con ordine.

Una nota compagnia di assicurazioni italiana ha recentemente proposto in prova un congegno, grande più o meno come un libro, che si installa sulle auto e permette, attraverso il satellite, di registrare informazioni sulla posizione del veicolo in ogni momento. Non solo: oltre a data, luogo e ora è in grado di registrare se avviene un urto e le velocità prima e dopo di questo.

Quali le potenzialità? Eccone alcune:

- risparmio del 20% sulla polizza RC: i dati servono alla compagnia per calibrare meglio la propria conoscenza del guidatore;

- risparmio del 50% sulle polizze Furto/Incendio, dato che è possibile conoscere in ogni momento la posizione del veicolo in caso i soliti ignoti entrino in azione;

- ovviamente, nessun costo aggiuntivo (perchè è anche interesse della compagnia).

Veniamo ora alle vere figate:

- il dispositivo riconosce gli incidenti che coinvolgono la vettura, e automaticamente chiama il cellulare del guidatore: se nessuno risponde, attiva i soccorsi indicando il luogo dell'incidente; ottimo in caso di perdita di conoscenza;

- il dispositivo registra le informazioni in caso di urto:

- il dispositivo ha già risparmiato multe ad alcuni utilizzatori: un tizio che ha ricevuto multe ha potuto dimostrare che all'ora e nel giorno della contravvenzione la sua auto era altrove;

- stesso discorso per i limiti di velocità: si può dimostrare la velocità a cui andava il veicolo dove e quando è stata elevata una contravvenzione;

- calci nel sedere ai soliti furbetti, che fingono danni da catastrofe spaziale per una spintarella allo stop: è già successo che un tamponatore ha potuto dimostrare l'esorbitanza delle richieste di risarcimento del tamponato perchè la velocità registrata al momento dell'urto non era idonea a provocare gravi danni a cose o persone.

Paura per la privacy? I dati sono registrati da una centrale ma è possibile solo per il cliente richiederli, non per altri soggetti.

Mi chiedo cosa aspettino tutte le compagnie ad adottare sistemi simili, oppure cosa si aspetti a rendere un sistema come questo obbligatorio (lo si è fatto per altri sistemi di sicurezza, non vedo cosa osterebbe).

Mi vengono in mente altri utilizzi al momento non sviluppati:

- possibilità di multare chi va a velocità curvatura in zone con limiti di velocità molto bassi (200 in autostrada, 90 in centro abitato, eccetera);

- possibilità di multare i non autorizzati che entrano in zone a traffico limitato;

- possibilità di avere finalmente delle polizze che si attivano solo ed esclusivamente quando si usa l'auto, con notevoli risparmi per chi la usa poco (e incentivo ad usare i mezzi pubblici, ad esempio).

Che ne dite? Ve ne fareste installare uno?

A dire la verità io sto meditando di cambiare compagnia, al momento...

Shar

Siamo continuamente bombardati da notizie sul caro-greggio.

Al momento siamo oltre i 90 dollari al barile sui derivati, e ci si attende che i prezzi continuino a non scendere almeno fino alla prossima riunione dell'OPEC (metà novembre).

Sono convinto che la componente speculativa sia notevole, soprattutto quella legata al valore del dollaro, ma non cambia il discorso pragmatico legato alla cosa: comunque le cose evolvano, evolveranno più o meno velocemente verso il peggio.

Quello su cui volevo riflettere è una linea che unisce i seguenti puntini:

- nel 2001 eravamo a circa 20-25 dollari al barile (vado a memoria);

- in un anno (2007) il petrolio è aumentato di circa il 35-40% (e se non fosse che anche il dollaro è aumentato, sarebbero state sprangate sui denti per tutti quelli che usano molto l'auto);

- se prendiamo il prezzo del petrolio ai tempi delle crisi petrolifere degli anni '70 e lo aggiustiamo per l'inflazione, otteniamo un intorno di 70-80 dollari al barile...

Come dicevo nel titolo, tutti i presupposti ci sono per tornare alle bici di domenica...

Shar

Siamo continuamente bombardati da notizie sul caro-greggio.

Al momento siamo oltre i 90 dollari al barile sui derivati, e ci si attende che i prezzi continuino a non scendere almeno fino alla prossima riunione dell'OPEC (metà novembre).

Sono convinto che la componente speculativa sia notevole, soprattutto quella legata al valore del dollaro, ma non cambia il discorso pragmatico legato alla cosa: comunque le cose evolvano, evolveranno più o meno velocemente verso il peggio.

Quello su cui volevo riflettere è una linea che unisce i seguenti puntini:

- nel 2001 eravamo a circa 20-25 dollari al barile (vado a memoria);

- in un anno (2007) il petrolio è aumentato di circa il 35-40% (e se non fosse che anche il dollaro è aumentato, sarebbero state sprangate sui denti per tutti quelli che usano molto l'auto);

- se prendiamo il prezzo del petrolio ai tempi delle crisi petrolifere degli anni '70 e lo aggiustiamo per l'inflazione, otteniamo un intorno di 70-80 dollari al barile...

Come dicevo nel titolo, tutti i presupposti ci sono per tornare alle bici di domenica...

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