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Il mio ultimo blog.

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raemar

Ancora? Ancora? No, veramente, ancora?

I've seen a child is caught in the sad trap of gravity.

He falls from the lowest branch of the apple tree

and lands in the grass and weeps for his dignity.

Next time he will not aim so high.

Yeah, next time, neither will I.

Ieri sentivo questa canzone, e ho deciso di mettere questa frase in firma. Resterà lì per un po', finché non me ne stancherò, come mi sono sempre stancato di tutto, tranne che di una persona, che però si è stancata di me.

A ogni modo, non credo sia una frase realistica. Per i bambini, sì. Se si scottano, o cadono dall'albero, difficilmente ripeteranno l'azione. Per gli adulti, per me, ma credo anche per molti altri, le cose cambiano radicalmente. Quindi, per inciso, non credo proprio che "next time, neither will I". Resterà una semplice dichiarazione di intenti, tipo quelle che si fanno l'ultimo dell'anno.

Non so se sia più una questione di sfida o di attitudine, non capisco se siano le situazioni che si presentano sempre allo stesso identico modo o se siamo noi che di fronte alle situazioni ci poniamo sempre nello stesso identico modo. L'esperienza insegna a ripetere sempre le stesse esperienze?

P.S.: sempre nella stessa canzone, c'è questa frase: With all these wishes I make, I should buy something real. Io posso dire di averci provato. Direi che per il momento questo deve bastarmi. E avanti.

raemar

Broken wings

La verità è che ho una paura ******a. Non lo lascio trasparire, mantengo un contegno degno di me, di un uomo sposato, di un uomo che lavora, di un uomo che sa. Di un guerriero che lotta giorno dopo giorno per trarre un po' di giovamento da lacrime e sangue. Ma la verità è che vorrei scappare.

Un amico mi ha chiesto perché non lo facessi. Per responsabilità, gli ho risposto. Mi sento responsabile, lo sento su di me come un vestito. Responsabile nei confronti di una moglie che non mi vuole più. Responsabile nei confronti di un lavoro che non ha più senso di essere. Ma forse responsabile soprattutto nei confronti di me stesso e di una vita che mi sono costruito non badando a spese e che ora viene messa a dura prova nelle sue fondamenta.

All'inizio di luglio ero felice. Di rientro dal viaggio di lavoro a Dublino ero felice. Mentre baciavo mia moglie che mi era venuta a prendere in aeroporto ero felice. Ora cosa sono? Non lo so. So che ho ancora voglia di andare là fuori a lottare. Ma non so quanto in alto si possa volare con le ali spezzate.

raemar

Cimici

Questo è un consiglio per gli acquisti che è più un consiglio per la visione che non un vero e proprio consiglio per gli acquisti.

The Wire è una serie poliziesca della durata di cinque stagioni, molto poco conosciuta da noi (ho saputo ora che Sky ne ha trasmesso due stagioni e pare sia prevista la terza quest'anno.. ma allora, perché non se ne parla?), ambientata a Baltimora (che scopro essere la città americana con una media di omicidi sette volte superiore alle altre, e non è che per le altre stiamo parlando della Svizzera, per dire) e che ha due caratteristiche principali.

La prima. È una serie poliziesca della durata di cinque stagioni. Punto. Non ve ne saranno altre. Non perché manchino le idee, ma perché gli autori hanno detto "volevamo trattare anche della criminalità di stampo ispanico a Baltimora, ma siccome nessuno di noi ne sapeva abbastanza, abbiamo pensato che era meglio lasciare stare". O qualcosa del genere, insomma.

La seconda. La sceneggiatura è qualcosa di unico nel parco televisivo. Personaggi dalla profondità simile a quella di un romanzo ben scritto (qualcuno ha detto Stringer? Il braccio destro del grande cattivo della prima stagione, Avon Barksdale, che si iscrive a un master in management per gestire l'organizzazione, per dire), dialoghi spaventosi che lasciano a bocca aperta (si veda il video in calce per un assaggio), situazioni sempre realistiche e talmente "quotidiane" da rendere il tutto incredibilmente vero.

La cosa negativa è che sono fermo alla prima stagione. Non fate come me. Mi dicono, sempre dalla regia, che poi migliora anche.

Spoiler:  
Look at them, they still buying it, though.

Yes, they're buying twice as much

and only getting half as high.

What was that? Castle can't move like that. Castle move up and down or sideways like.

No, we ain't playing that.

Look at the board, we're playing checkers.

Checkers?

Yeah, checkers.

Why're y'all playing checkers

on a chess set?

Why do you give a shit?

Man, we ain't got no checkers.

Yeah, but chess is a better game.

So?

No, hold up. Y'all don't know

how to play chess, do you?

So?

So, nothing, man. I'll teach y'all if you want to learn.

Come on, man. No, come on.

We're right in the middle of a game.

Chill out, I want to see this.

Y'all can't be playing no checkers on no chessboard.

All right, man.

Look, check it, it's simple. See this? This is the kingpin. And he the man. You get the other dude's king, you got the game. But he's trying to get your king, too, so you gotta protect it. Now the king, he moves one space... any direction he damn choose, 'cause he's the king. Like this, all right? But he ain't got no hustle... but the rest of these motherfuckers on the team... they got his back. And they run so deep, he really ain't gotta do shit.

Like your uncle.

Yeah, like my uncle.

You see this? This is the queen. She's smart and she's fierce. She moves any way she wants,

as far as she wants. And she is the go-get-shit-done piece.

Remind me of Stringer.

And this, over here, is the castle. It's like the stash. It moves like this. And like this.

Dog, stash don't move, man.

Come on, think. How many times we move

the stash house this week? And every time we move the stash... we got to move a little muscle with it to protect it.

True, you're right.

All right. What about them little bald-headed bitches right there?

These right here. These are the pawns.

They're like the soldiers. They move like this,

one space forward only... except when they fight. Then it's like... or like this. And they like the front lines. They be out in the field.

So how do you get to be the king?

It ain't like that. See, the king stays the king, all right? Everything stays who he is... except for the pawns. Now if a pawn... makes it all the way down

to the other dude's side... he gets to be queen. And like I said, the queen ain't no bitch. She got all the moves.

All right, so... if I make it to the other end, I win?

If you catch the other dude's king

and trap it, then you win.

But if I make it to the end... I'm top dog.

No, it ain't like that, look.

The pawns, man, in the game... they get capped quick. They be out of the game early.

Unless they're some smart-ass pawns.

raemar

Ci sono cose che mi sento di consigliare, apertamente. Queste cose finiranno qua.

La prima è un libro, che ho letto di recente (andrò controcorrente, ma dico "Dio benedica i viaggi in treno!"): Inchiesta sul Cristianesimo. Come si costruisce una religione, di Corrado Augias e Remo Cacitti (quest'ultimo professore di Letteratura Cristiana Antica e di Storia del cristianesimo antico all'Università di Milano).

Il titolo dice a sufficienza sul tema del libro: Augias e Cacitti cercano (o meglio Cacitti grazie alle domande di Augias cerca) di ricostruire il percorso che ha portato all'affermazione planetaria di una corrente del Giudaismo per diversi anni minoritaria e ritenuta eretica, il Cristianesimo appunto. L'approccio è storico, la struttura è giornalistica, con l'intervistatore che gioca il ruolo dell'uomo della strada che pone domande anche apparentemente stupide allo studioso.

Personalmente ritengo che sia un libro che difficilmente lascerà il lettore fermo immobile sulle sue posizioni. Soprattutto per questo mi sento di consigliarlo. Sia ai credenti, che in molti casi hanno perso di vista quello che è il nucleo di una religione (di una qualunque religione), sia ai non credenti, che spesso pretendono di ragionare sullo stesso piano del credente non credendo (e quindi partono già sconfitti per principio). C'è una bellissima frase scritta all'inizio del Novecento da tale Salomon Reinach in merito all'insegnamento della religione a scuola: egli auspica l'inserimento della "storia delle religioni" tra le altre materie, sostenendo che in questo modo gli studenti "invece di dire 'io credo', oppure 'io non credo', [...] potranno dire in certo modo 'io so'". Esiste modo migliore di spiegare questo libro?

Il libro su IBS

Un paio di citazioni che esprimono concetti che, a mio parere, dovrebbero essere centrali in ogni discorso sulla religione (e che definiscono anche incredibilmente bene quello che è il mio approccio.. nuovamente, è bello trovare qualcuno che esprime in certo modo quello che tu pensi).

Lei definisce "fatti" quelli che preferirei chiamare "eventi". Credo, infatti, tanto per spiegarmi, che nella vita di ciascuno di noi vi siano degli eventi, per esempio le emozioni, che sono certamente, e talora gioiosamente o dolorosamente, reali, ma non fattuali: io posso provare un sentimento anche travolgente, che può provocare conseguenze concrete e reali, ma che, in se stesso, non è registrabile come un "fatto". Pensi, tanto per portare un esempio, all'innamoramento: certo, ne posso misurare le conseguenze, ma in sé l'evento resta inconoscibile.

Le religioni, in fondo, poggiano su due motivazioni fortissime: alleviare le sofferenze psicologiche, dare una speranza che non tutto finisca con la morte [...].

Non lo sottovaluti. Questi bisogni esistono, la sofferenza è reale, la speranza necessaria. Sono andato a Lourdes una sola volta. Dopo aver visto decine di migliaia di persone in quelle condizioni, mi sono rafforzato nella convinzione che rispettare il dolore è un dovere morale primario.

raemar

Epitteto e rabbia

Un mesetto di tempo tra un post e l'altro sarà accettabile? Fatto sta che ancora devo ben decidere di cosa parlerò in questo blog.

Ci sono un paio di cose che mi danno da pensare in questo periodo. La prima ha a che fare con le parole di Epitteto, filosofo greco forse non troppo conosciuto, o forse sì. Secondo la sua "Regola aurea della felicità", l'uomo dovrebbe fare una netta distinzione tra le cose che dipendono da lui e le cose che non dipendono da lui.

Ricordati dunque che, se credi che le cose che sono per natura in uno stato di schiavitù siano libere e che le cose che ti sono estranee siano tue, sarai ostacolato nell'agire, ti troverai in uno stato di tristezza e di inquietudine, e rimprovererai dio e gli uomini. Se al contrario pensi che sia tuo solo ciò che è tuo, e che ciò che ti è estraneo - come in effetti è - ti sia estraneo, nessuno potrà più esercitare alcuna costrizione su di te, nessuno potrà più ostacolarti, non muoverai più rimproveri a nessuno, non accuserai più nessuno, non farai più nulla contro la tua volontà, nessuno ti danneggerà, non avrai più nemici, perché non subirai più alcun danno

Mi sembra una cosa talmente evidente nella sua banalità che mi muove buonumore. E poi, è sempre bello venire a sapere che qualcuno, infitamente prima di te, ha dato una forma al tuo tentativo di vita.

La seconda è direttamente connessa alla prima. Perché proviamo rabbia? Perché ci arrabbiamo anche di fronte a cose evidentemente e palesemente inevitabili? Quando abbiamo smesso di capire che a determinati nostri comportamenti corrispondono inevitabili conseguenze? E perché ci arrabbiamo di fronte al palesarsi di queste conseguenze? Forse crediamo di avere potere su tutto, azione e reazione, premessa e conseguenza?

Difficile che il mio blog possa andare da qualche parte in questo modo. Tuttavia erano considerazioni che volevo condividere, meglio qua che sul forum, no?

raemar

Una presentazione

Diciamo subito che non ho una buona affinità coi blog. Qui e qui potete vedere che fine hanno fatto i miei due tentativi precedenti. Chissà se i blog sono come le sim, che dopo un tot di tempo che non le usi, si disattivano e il tuo numero viene passato a qualcun altro. Mi dispiacerebbe.

Dicevo che non ho un buon rapporto coi blog. Ma qui siamo su Dragon's Lair. Mi sto rendendo conto, sempre di più, che Dragon's Lair è una sorta di universo parallelo. Ha nulla o poco a che fare con il mondo reale. Le persone che lo popolano hanno nulla o poco a che fare con il mondo reale.

Quando ho iniziato a conoscervi e a farmi conoscere, mi sentivo un po' come un alieno. La serenità che mettevate nelle vostre parole e serate, l'affetto degli abbracci, la facilità dei vostri sentimenti espressi. Per molti versi è stato traumatico per me, che da ormai qualche anno avevo fatto mia la filosofia dei "30 secondi netti" così felicemente espressa per mezzo di Robert De Niro in uno dei miei film preferiti.

Qual è il punto? Non ne ho idea. Magari che un mio blog potrebbe anche funzionare qua dentro.

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