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Riguardo a questo blog

Selvaggiamente fuori dagli schemi

Una possibilità di conoscere la persona dietro il monitor, una parte di essa per lo meno

N.B. T

Inserzioni in questo blog

Selvaggio Saky

Chi l'avrebbe mai detto, esattamente 2 anni orsono, che avrei vissuto un avventura fantastica come questa?????

Da persona sola che ero, ora mi sento finalmente in compagnia. L'incontro con voi mi ha dato più di quello che potevo aspettare da un gruppo di perfetti sconosciuti incontrati sulla rete (o nella rete, ma fa molto pesci).

In questi 2 anni sono cresciuto dentro in tutti i sensi, il mio nervosismo al lavoro si è attenuato grazie alla consapevolezza che voi ci siete sempre, per una battuta tardi su skype o per una parola di conforto quando ci vuole.

Le mie idee strampalate hanno preso pieghe positive grazie al contatto con persone che "ne sanno con spocchia".

Il disegno, abbandonato da anni si è riaffacciato con prepotenza rendendomi più che felice.

Devo ringraziare la DL per tutto questo, non come "Forum di GdR" ma come comunità in cui ognuno è libero di manifestarsi e dire la propria senza nascondersi dietro apparenze inutili.

Per ora i due anni passati con voi sono la parte più bella ed intensa della mia vita nell'allegria e nella tristezza.

Voglio vivere così, sempre... fatelo anche voi perchè ne ho bisogno, o meglio, ne abbiamo bisogno!!!!!!

04-01-09 Due anni che valgono molto più dell'immortalità

To Be Contiued....

Selvaggio Saky

Il tema era l'underworld, enjoy^^

The reasons you came back

The silent nights in the graveyard are without end.

Interrupted only by the owl in the scraggy tree.

The soil is cold in the perpetual winter of death.

Who stays in this place never smells the flowers again.

Who stays in this place never sees their colors again.

Your fogged eyes observe the place that is now home.

The grave with your picture is fragmented

Like your unbeaten heart, centre of your bleak soul.

Hate the moment that cut your life, that stopped the dreams.

Hate the moment that separated you for ever from your love.

Dirt and wood, grass and mud grime your best dress.

Your hands, martyrized and broken, are bloodless.

Desire of the wind, the rain and the sun moved you.

The hope is lost now, aware of your half existence.

The hope is lost now, only memories of the past.

Like an old flag beaten in an endless storm

Your entity will never have a true direction.

You choose to stay here, where everybody will come.

Where days and nights are a rhythm that doesn’t matter.

Where days and nights accentuate the need to cry.

I’m asking you the only question I have in mind

Why did you come back in this world of sorrow?

I think I know your answer already, so let me try.

It’s for the senses you’ve lost, for the moments of joy.

It’s for the emotions of mankind, for the feeling of being.

You came back.

You were underground

You are one of the dead.

You came back for more than a reason.

I motivi che ti hanno fatto tornare.

Le notti silenti nel cimitero sono senza fine.

Interrotte solo dal gufo nell’albero scheletrico.

Il suolo è freddo nel perpetuo inverno della morte.

Chi sta in questo posto non odorerà mai più i fiori

Chi sta in questo posto non ne vedrà più i colori.

I tuoi occhi annebbiati osservano il luogo che hai fatto casa.

La tomba con la tua foto è in frammenti

Come il tuo cuore senza battiti, il centro della tua afflitta anima.

Odia il momento che ha tagliato la tua vita, che ha fermato i sogni.

Odia il momento che ti ha separato per sempre dal tuo amore.

Terra e legno, erba e fango imbrattano il tuo vestito migliore.

Le tue mani, martoriate e rotte, sono prive di sangue.

Desiderio del vento, della pioggia e del sole ti hanno mosso.

La speranza ora è persa, consapevole della tua mezza esistenza.

La speranza ora è persa, solo memorie del passato.

Come una vecchia bandiera percossa dalla tempesta senza fine

La tua entità non andrà mai una vera direzione.

Hai scelto di stare qui, dove tutti verranno.

Dove i giorni e le notti sono un ritmo che non conta.

Dove i giorni e le notti accentuano il bisogno di piangere.

Ti sto domandando l’unica cosa che ho in mente

Perché sei tornato in questo mondo di tristezza?

Ma credo di conoscere la risposta, quindi fammi provare.

E’ per i sensi che hai perso, per i momenti di gioia

E’ per le emozioni dell’uomo, per la sensazione di essere.

Sei tornato.

Sei stato sotto terra.

Sei uno dei morti.

Sei tornato per più di un motivo.

Selvaggio Saky

L'alba

"E' il momento in cui Morfeo

inizia ad avere sogni propri."

Selvaggio Saky

Pensiero che mi e' arrivato improvviso questa mattina mentre cuocevo le uova per le colazioni.

Ovviamente fuori albeggiava ;-)

:bye:

Selvaggio Saky

Così, in un momento di nulla, mi sono messo a guardare il mio manichino da disegno ed ho estrapolato la sua vita....eccovela^^

Il mio manichino ha forme umane, ma di legno; non ha un volto, ma si capisce bene dove sta guardando.

Non riuscirebbe mai a stare comodo seduto al cesso, le sue anche sono saldate e poi, poverino, ha un palo di metallo infilato dove non batte il sole.

L'ho chiamato Giuda perchè è un traditore: dice dia vere le proporzioni giuste e poi, quando lo metto in posa, le cambia, così che i miei disegni vengono sproporzionati.

da grande, dice, vuole diventare un manichino da Harrod's, ma deve farne di strada, io di certo non ce lo porto.

Sicuramente è un lui, senza tette e con le anche stratte, ma poverino ancora, è un eunuco, sembra piallato per bene li sotto...chissà quanto ha sofferto?

Ma chissà la sofferenza di suo padre? Non Geppetto, ma l'albero dal quale è stato ricavato...spero comunque sia orgoglioso di Giuda!!!

Oltretutto ha una pazienza inesauribile, come lo metti sta, per ore, ma è un po' pigro perchè quando deve cambiare posa, se non lo muovi te, lui non fa una mossa.

A volte mi chiedo cosa gli passi in quella testa di legno; sicuramente pensieri strani tipo: come conquistare il mondo o se esistono i marziani.

Oppure vorrebbe solo un bicchier d'acqua, conoscendolo una lattina di birra.

Sta li, come impietrito senza essere pietra, la sua mano destra protesa in avanti col palmo in alto, la sinistra lungo il corpo dritto. Mi sta offrendo aiuto e aiuto me ne ha dato, me ne da e me ne darà in futuro.

Io continuerò, mi impegno formalmente, a cambiargli posizione di tanto in tanto per non farlo sentire trascurato.

Giuda ringrazia!!!

Selvaggio Saky

Ieri sono stato allo ZOO di Londra ed ora sto rimuginando su un fatto che spesso si ripresenta e che tutti mi fanno notare (ovviamente io ne sono consapevole).

Ero nel Gift Shop dello zoo, unico posto dove c’è anche un bancomat funzionante, e giravo fra i souvenir cercando l’ispirazione per un ricordo della giornata.

Vedo dei pupazzi (rappresentanti busti di animali) che si possono utilizzare come marionette, rimango una frazione di secondo a pensare ed ecco infilare la mia mano sinistra nel collo di una giraffa che raggiungeva il gomito e cercare con le dita la posizione per poter muoverne la bocca.

Io ero già contento, bambini d’ogni età mi giravano attorno, con genitori, nonni e annessi.

Dopo un altra frazione di secondo stavo parlando ai bambini usando la giraffa (no, non so fare ventriloquio), loro ridevano ed io ridevo, i genitori ed i nonni pure, il mio amico si vergognava, diceva che un po’ si sentiva in imbarazzo.

L’apoteosi è successa quando, avvicinandomi al bancomat, trovo una coppia abbastanza giovane, con un bambino di tre/quattro anni che stanno esaminando dei “preziosissimi” piatti dipinti a mano raffiguranti tigri in ogni posizione (proprio OGNI posizione eheheheh).

Mi abbasso dietro ad uno scaffale, espongo la mia giraffa parlante al di sopra di una serie di portachiavi ed il mio amico se ne và.

Solo perché ho chiesto alla coppia

“May I use the Cash Machine Please”(posso usare il bancomat, per favore) usando la giraffa.

Sulla metro al ritorno a casa ho chiesto al tipo che problema c’era e lui: “Certo che te ti diverti con poco” quasi irritato.

Si, hai ragione.....e onestamente, non sai cosa ti perdi.

Voi riuscite a divertirvi con poco?

Selvaggio Saky

Ultimamente, gli ultimi 2-3 anni diciamo, ho pensato molto a quello che faccio nella vita.

Il cuoco.

Tanti diranno "che spettacolo", altri "ma come fai a lavorare quando tutti si divertono", tutti mi chiederanno una ricetta particolare appena lo verranno a sapere e chi già lo sa lo chiede regolarmente ;-).

A parte questo, sono giunto alla decisione che è ora di provare qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso, qualcosa che mi renda un po' più LIBERO.

La vocina nella testa che mi ha sempre sussurrato "Guarda che ti stai perdendo un sacco di cose stando rinchiuso in cucina 10/16 ore al giorno a ritmi sostenibili solo da chi lo fa con passione vera" si è fatta sentire più insistente nel periodo sopra citato ed io ho cominciato ad ascoltarla.

Se non lo faccio adesso mi pentirei probabilmente tra cinque, dieci o quindici anni, guardandomi alle spalle e rimpiangendo il tempo passato.

Non sto dicendo che ho fatto una scelta sbagliata quando, dodici anni fa, decisi di intraprendere questa carriera con grandi aspettative che, in parte, si sono realizzate.

Ho girato mezza Europa, vivendo nei posti in cui lavoravo e non mi sono mai fermato per molto. Ho conosciuto una fantasmillione di persone che, grazie o per colpa della gran memoria che ho installato alla nascita, ricordo e dalle quali ho preso ed appreso qualcosa. Sono cresciuto professionalmente fino ad un livello che molti si sognano, specialmente nelle grandi compagnie alberghiere. Ho soldi che mi permettono di viaggiare, togliermi gli sfizi/vizi ed avere "spalle coperte" per quando farà freddo.

A me non bastano più queste ragioni però.

In parte grazie alla community, in parte grazie alla famiglia e molto grazie a me, la mia testa ha cominciato a girare a mille, cercando di trovare il canale per indirizzare una creatività latente da troppo, ma che allo stesso tempo mi permetta di vivere.

Ho deciso di fare il grande passo.

Mi iscrivo ad un college qui a Londra, dove vivo e lavoro (ma si potrebbe dire: dove lavoro e vivo) con un programma Open Learning: tramite internet, e-mail e poste frequenterò gli studi per i prossimi due anni continuando a lavorare dove mi trovo ora.

Siete curiosi di sapere a cosa mi iscrivo???? :lol:

Ed io ve lo dico :-D Interior and Decoration Designer.

Mi piacerebbe rimanere nel campo della ristorazione ed alberghiero, progettando interni per camere d'albergo, lobby, bar, ristoranti e tutti gli annessi e connessi.

E' ora di cambiare ed io seguo volentieri il vento di novità, fiducioso nelle mie capacità, emozionato da quello che mi si prospetta e preoccupato dal tempo che potrò realmente spendere per gli studi.

Questo è tutto :bye:

Selvaggio Saky

Carlos Salvado

Personaggio per CP, PbF mai partito

CARLOS “CAVEZA” SALVADO

“No chico, no chico” la testa pelata di Carlos oscillava a destra e sinistra osservando con un aria di delusione il compagno, i vari orecchini di plastica, rossi per l’occasione, dondolavano anch’essi ed i denti bianchissimi che spuntarono dalle labbra in un sorriso che non toccava gli occhi facevano capire che quello che stava spiegando era molto serio.

“Prima prendi quel che ti serve, poi lo uccidi, quante volte lo devo dire?”

Stava parlando con la sua guardia del corpo, un solitario di origine esteuropea che aveva incontrato a New York pochi anni prima.

Carlos si era trasferito nella metropoli atlantica scappando letteralmente da una città che gli stava stretta, Los Angeles, ed il tipo con lui pure, ma non si erano mai incontrati nella città californiana.

Il padre, Armando, era un militare per una piccola corporazione del sud, ormai integrata ad una più grande o scomparsa letteralmente dalla faccia del pianeta, questo non lo sapeva e non gli interessava gran che. La madre Maddalena era una ricercatrice di sostanze chimiche per la stessa, entrambi erano di origine messicana e Carlos, anche se nato negli Stati Uniti, o quel che ne rimaneva, si sentiva messicano al cento per cento.

Da piccolo vedeva il padre che rischiava la vita giornalmente per le strade di Los Angeles, doveva tirare a fine mese con i quattro soldi che percepiva, sfamando lui e la sorella, la madre invece aveva due vite parallele e separate, quella di casa e quella del segreto professionale.

La vita era dura al sud, ogni giorno si rischiava di essere assassinati per le strade dello sprawl o arrivare a casa e trovarsi orfano, Carlos aveva le idee ben chiare fin da piccolo, rischiare, ma con stile.

I primi agganci con la malavita dello sprawl arrivarono in piena adolescenza, per di più commissioni varie per i ricettatori di basso livello, la gente guadagnava così e molto, lui era sveglio ed attento, apprendeva in fretta certe cose.

Aveva la certezza che il vero rischio del mestiere era avere roba sporca fra le mani, qualcosa di tangibile. Iniziò quindi la sua attività traversa, perché avere problemi di stoccaggio merci, polizia alle calcagna e tutti questi fastidi, quando quello che importa sono soldi e rispetto?

Ricettava informazioni e contatti, sapeva, grazie ai suoi superiori, quando e dove arrivava la merce e lui non faceva altro che trovare un acquirente degno e sicuro ed organizzare il tutto, la sua parte era fatta, chiedeva parte del ricavato o altre informazioni da rivendere e così il gruppo di conoscenze cresceva e la gente iniziò a cercarlo per certi servizi.

Stava bene, conosciuto e protetto e tutto il mondo sembrava ai suoi piedi, decise quindi di allargare l’attività andando lui stesso a trovare informazioni, progetti o quant’altro poteva essere utile nello sprawl o all’interno delle corporazioni concorrenti.

Qualcosa andò storto e si mise alle calcagna gente un po’ troppo potente in città, salutò i suoi e partì senza una meta precisa arrivando a New York. Nuova città, nuove possibilità, presto iniziò a conoscere i bassifondi, dove incontrò il solitario che lo stava accompagnando ora al suo locale preferito. In quel posto si era fatto installare quelli che lui chiama “ferri del mestiere” cyberottica e cyberudito, elementi indispensabili per il suo lavoro.

“Eccoci qua chico, ma questa volta non sparire dietro ad una ragazza proprio quando mi serve il tuo aiuto, altrimenti sono guai, per tutti e due.”

Selvaggio Saky

J.T. Volture

Questo è per un PbF di VTM che si è spento subito, ebbene si, lo stesso di Loth

J. T. Volture

Gli occhi neri erano fissi sul libro che sfogliava da settimane, ogni tanto passava la mano tra i corti ed ispidi capelli scuri, e sorrideva mostrando denti bianchi e arricciando leggermente il naso aquilino decisamente spropositato per il sottile viso pallido e lungo.

Sembrava che la vita andasse bene ultimamente, J. T. stava finendo la laurea in medicina, mancavano il tirocinio e la tesi.

Il corso della polizia inglese era un altro impegno, in pochi mesi la sua vita sarebbe cambiata, basta con lo studio, in pattuglia a Wigan e poi, se tutto andava nel verso giusto, era pronto a diventare un medico legale.

Quella sera stava in macchina, davanti ai magazzini della zona industriale, girava spesso la zona spinto dalla voglia di diventare un poliziotto in tutto e per tutto.

Mentre leggeva guardava movimenti sospetti e annotava tutto sul taccuino che si portava dietro, per ora solo un paio di persone erano passate, un ubriaco ed un uomo, ancora con la tuta da lavoro, uscito da un officina poco distante.

Improvvisamente una macchina sbucò da una strada poco più avanti a passo d’uomo e si infilò in un garage a circa duecento metri di distanza.

Ecco il momento, lo aspettava da molto, cosa ci faceva una mercedes di grossa cilindrata a quest’ora di notte in un posto del genere?

Scese dalla macchina, la sua vecchia mini cooper era troppo rumorosa per avvicinarsi, e si avviò verso il garage. Senza fiatare sbirciò da una fessura nel portone lasciato socchiuso e annotò il numero di targa, poi uno sparo gli fece saltare il cuore in gola e corse come un pazzo verso la sicurezza della propria vettura sgommando dal luogo il più velocemente possibile, se l’avessero inseguito.....ma chi erano?

Il giorno seguente arrivò al corso della polizia senza aver chiuso occhio per l’adrenalina che ancora scorreva nelle vene, sui giornali non v’era notizia di alcun omicidio e doveva parlare con qualcuno, e quale posto migliore se non la stazione centrale della polizia di Wigan?

Durante la pausa pranzo si avvicinò all’istruttore capo, Sgt Mike Mc Cormick .

“Ho assistito a qualcosa di sospetto ieri notte, signore” le parole uscivano a fatica, non era facile spiegare l’avvenuto. “Credo che una persona sia stata assassinata nella zona industriale”

“E come fai a dirlo? Come ti chiami........Volture vero?”

Stare sotto lo sguardo del sergente rendeva tutto ancora più difficile...

“Stavo in macchina, a volte mi metto a girare di notte e.....diciamo che non vedo l’ora di diventare un poliziotto e........ero in pattuglia per conto mio........”

Con uno sguardo così autorevole da poter comandare la stessa regina del Regno Unito “E come ti sei permesso, lo sai i rischi che corri? Lo sai che la prima regola è mai andare in pattuglia da solo?”

“ Lo lo...lo so signore e chiedo scusa, ho preso il numero di targa della macchina, non ho visto nessuno....era una mercedes grigia di grossa cilindrata e poi ho sentito uno sparo all’interno di un capannone......5 Agate Close è l’indirizzo......non mi buttate fuori, vi prego, non lo farò più signore”

Pensava di fare l’eroe e, con una mossa da deficiente, ora rischiava di buttare all’aria tutto.

Dopo pochi secondi di riflessione McCormick gli mise una mano intorno alle spalle e con fare piacevole disse “Non ti butto fuori.....vieni con me, per rilassarsi non c’è niente di meglio che due tiri al poligono.”

Ritrovato il buon umore si avviò con l’istruttore –Che fortuna, mi sono accattivato il vecchio- pensava J. T..

Al poligono Mike gli porse una pistola a tamburo.

“Ma non è la pistola d’ordinanza signore”

“Non la possiamo usare, questa è mia e dopo che hai finito puoi tenerla, credo che te la meriti. Ora vado a mangiare qualcosa, ci vediamo tra quindici minuti esatti in aula” e si allontanò con fare svelto.

Finito di sparare il giovane si incamminò tutto felice verso la classe quando vide da una finestra il Sgt Mike McCormick che usciva dal garage interrato sulla mercedes della notte precedente.

Sotto shock si rese conto che era stato incastrato, addirittura gli era stata data in mano l’arma del delitto –Stupido, stupido, sei un idiota J. T. ora che fai?-era in preda al panico, la sua parola contro la parola di uno dei Sgt della polizia locale e prove schiaccianti in sfavore.

Corse a casa, prese i risparmi, il passaporto, salutò la madre in fretta dicendole che non poteva spiegare nulla e che doveva andare via dal paese.

La madre, italiana, non fece domande e gli consigliò di andare a Milano, da suo zio Carlo e che tutto sarebbe andato bene.

Arrivato a Milano in serata, trovò lo zio ad aspettarlo con un aria seria.

Parlava bene l’italiano, la madre era insegnante della lingua a Wigan e lui l’ aveva studiato da sempre.

Lo zio Carlo però non si comportò come previsto, lo portò in una zona sporca e malfamata della città e lo fece scendere “So che sei nei guai e , per quanto mi riguarda non ne voglio, quindi ora ti devi arrangiare. Non mi interessa che sei figlio di Marta, non è più mia sorella da quando ha sposato quel nullafacente inglese di tuo padre, ed ora vai, e non farti vedere vicino a casa mia o chiamo la polizia.”

Solo e con le lacrime agli occhi guardò la fiat dello zio che si allontanava e vagò per un po’ prima di essere esausto e addormentarsi sulla panchina sporca di un parco che era tutt’altro che rassicurante.

In poco tempo si trovò senza un soldo, era un senzatetto, solo, affamato e pieno di rancore verso le autorità, anche in Italia era stato trattato male da queste, percosso e umiliato nelle notti insonni e fredde della città lombarda.

Poi la svolta, un tipo strano si avvicinò di notte, aveva gli occhi gialli con fessure nere, come quelle di un gatto. La paura lo attanagliò, quella non era una persona, almeno non completamente.

“Cosa vuoi da me? Vattene, vattene ti ho detto.” Urlava alla figura che si avvicinava mentre cercava riparo.

“Voglio mangiare, ora, ho fame........e se fai il bravo, magari non ti uccido dopo” rideva, questa cosa voleva mangiare, voleva mangiarlo.

“Ora stai fermo e, soprattutto, smetti di sbraitare come una bambina, ho assaggiato sangue di donne che dimostravano più dignità” disse con una voce profonda.

-Sangue??Ha detto sangue fuck, ma allora- “Tu sei un vampiro!!!!Shit, un vampiro” usò gli indici per fare una croce, come aveva visto fare nei film e l’altra figura rise ancora più forte “Troppi film su di noi, e nessuno dice la verità ahahahahahahah”

“Ok, va bene, ti farò mangiare, ma ti prego, ho fame anche io, non è che avresti qualcosa?” Sopravvivere, ecco cosa importava ora, ma chiedere ad un vampiro?-Ma cosa stai facendo?Sei impazzito?Fai l’elemosina a questo coso?Fuck-

“Se quando mi serve nutrimento ti fai trovare disponibile, si può fare, ma adesso stai zitto e fammi mangiare in pace”

Per un po’ le cose andarono meglio, “Il Gatto”, così si faceva chiamare il vampiro, spuntava dal nulla, di tanto in tanto, mangiava e lasciava qualche soldo e roba da mangiare a J. T..

Una notte il ragazzo fece una domanda “Credevo che se vieni morso da un vampiro lo diventi, come funziona realmente?” La domanda aveva un secondo fine, se poteva diventare un vampiro le cose sarebbero diventate molto più semplice e, sembrava, che “Il Gatto” avesse capito subito le sue intenzioni.

“Il procedimento è facile, ma non sperare che butti via un pasto sicuro come te, se me ne trovi un altro, forse, potrei anche farlo. Poi però allontanati da qui, questa è la mia zona di caccia” Dicendo questo le dita del vampiro diventarono lunghi artigli, la dimostrazione che il vampiro era pronto ad uccidere per difendere il territorio dagli altri e che, anche se J. T. gli poteva essere simpatico in qualche maniera, non era immune a questa legge.

Poche settimane dopo il futuro Gangrel presentò al Gatto una ragazza, era una satanista che viveva per strada ed era convinta, dalle parole dell’italo-inglese, che lui era un emissario e poteva avvicinarla al diavolo con un rito particolare. Per un po’ i due si trovavano agli appuntamenti del vampiro per farlo mangiare, dopo di che Gatto prendeva in disparte J.T. per introdurlo alla non vita o non morte, questo non era chiaro.

Il dieci gennaio 1987 il vampiro incontrò J. T. in un paesino fuori da Milano, nel parchetto dietro la chiesa vi erano due persone tramortite “Queste ti serviranno” con un sorriso che non toccava gli occhi da felino.

Quindi “abbracciò” il nuovo entrato nel clan gangrel, lo fece mangiare, gli spiegò le ultime cose e si allontanò “Ricorda, non venire a cacciare nella mia zona, ma se hai già mangiato, vienimi a trovare” e con la sua andatura elegante sparì nella notte.

Come promesso restò nella periferia della grande città dormendo nelle fogne di giorno e attaccando la gente nella notte per nutrirsi. Andava a trovare il Gatto una volta ogni tanto, aveva molto da chiedere e il suo “sire” era abbastanza disponibile, anche se per poco tempo ogni volta.

Aveva raccolto un po’ di soldi, rubati ai suoi pasti, e girava circospetto nelle zone che riteneva sicure, così gli aveva detto il Gatto, sempre pronto a scappare nel caso incontrasse un altro vampiro.

Spesso si divertiva a fare il vandalo, la sua esperienza lo aveva portato ad odiare le autorità e, sentendosi ormai superiore ai normali esseri umani, ne approfittava con questi gesti.

I cani randagi della zona venivano da lui regolarmente, erano la sua compagnia, si sentiva bene. Meglio non morto che morto si ripeteva.

Selvaggio Saky

Marco stava lavorando di notte, ancora chiuso in quella cucina da solo, non se ne dava pace.

Odiava questa situazione arrivata inaspettata, ma soprattutto non voluta. Da qualche tempo la sua vita si era riempita di nulla, lavorava con sé stesso e di giorno dormiva, mangiava ed usciva ancora con sé stesso.

Nella sua testa si stavano facendo strada idee negative, l’introspezione totale a cui si sottoponeva per non impazzire del tutto lo stava portando a conoscersi meglio, unica nota positiva del viaggio asociale che stava percorrendo forzatamente, e la vita non sorrideva.

Marco era abituato a sorridere e questa situazione stava spegnendo il sole che aveva dentro senza la speranza di poterlo riaccendere.

Tutto era arrivato con conseguenze distruttive, usciva con una bella ragazza da poco, ma questa nuova vita a cui era sottoposto aveva tagliato ogni possibilità di riuscita. Non serve dire che in un mondo di predatori, qualcun’altro aveva portato a termine la caccia al posto suo e questo non aiutava la situazione.

Si ricordò in quel momento di accendere il forno e portarlo a temperatura per cuocere le paste dolci che i clienti trovavano ogni mattina alle colazioni. Il momento era il solito ogni notte, cinque minuti di pausa per andare a farsi un caffè forte, capace di farlo arrivare a fine turno senza sentirsi totalmente insonnolito, e poi una sigaretta, da solo.

Fuori dall’albergo pioveva -Strano- pensò – Erano già due ore che non pioveva....dannata Londra- Al solito, con il freddo del vento che portava le gocce a scontrarsi verso il muro della galleria vicina all’entrata per i dipendenti, si recò al riparo. All’ingresso del sottopassaggio. Si accese una sigaretta respirando lo smog intrappolato nel sottosuolo, un po’ come lui, senza possibilità di scampo.

Un uomo stava uscendo dal tunnel che passava sotto la Westferry Circus, era un senza tetto, un barbone.

Portava una giacca vecchia e sporca e trainava un carrello della spesa che cigolava sulle lastre consumate da anni di vita.

Si fermò vicino a Marco, sorrise con denti gialli, ma dritti, attraverso la barba nero grigia arruffata, gli occhi sorridevano anch’essi “Una sigaretta, giovane amico, per il segreto della vita”

- Almeno è originale questa richiesta- Pensò Marco fra sé e sé e tirò fuori un altra marlboro light dal pacchetto di contrabbando. “A te.....ma ora dimmi una cosa.” Iniziando a sorridere “ Qual’è il segreto della vita?”

“Sapevo che me l’avresti chiesto, intanto grazie.....Hai da accendere anche?” Illuminando con un piccolo puntino rosso la notte piovosa continuò “Non lo so giovane amico, ma posso darti dei consigli, credo di avere qualche anno in più e credo di aver preso nel corso degli anni passati delle decisioni non troppo consone all’essere un uomo di successo”

-Questo lo vedo anche io e non sono tuo amico- “Chiamami Marco Mr.?”

“Oh che sbadato, non mi sono presentato, chiamami D, Marco” Allungando la mano coperta da un guanto sgualcito.

“ Dicevo” riprese ritraendo la mano senza una risposta dall’altra parte “ Credevo che la vita fosse solo successo, ero tutto sul lavoro, e non degnavo abbastanza tempo alla mia famiglia, lavoro per loro, mi dicevo all’epoca. Stupido essere umano che non sono altro. La mia priorità alla fine non si è rivelata ragionevole e mia moglie mi ha lasciato, mi sono dato all’alcol. Mi hanno licenziato e non sono più riuscito a rimettermi in sesto così giro di notte con il mio carrello cigolante sperando di trovare una buon anima che mi offra una sigaretta” Un lungo sospiro al termine della frase fece tossire ancora Mr. D.

-E questo che c’entra? Non vorrai anche metterti a piangere davanti a me.... Che schifo di vita- Più pensando alla propria che a quella del senza tetto.

“Mi spiace, ma non credo che io possa finire così” pensandoci un attimo “Ma accetto il consiglio, grazie”

“Non è finita Marco, ora ti do il vero consiglio.” Si mise a rovistare all’interno del carrello e tirò fuori un mangianastri arrivato da un altra epoca. Lo fece partire. Gracchi e spezzoni di canzoni, a volte famigliari, altre volte incomprensibili si susseguivano spezzati dal classico rumore di mangiacassette che va avanti ed indietro a tutta velocità saltando tappe, anche importanti.

Finalmente Mr. D si fermò in un punto e schiacciò il pulsantino con la freccetta singola. Un assolo inconfondibile di chitarra risuonò nell’arena improvvisata del tunnel silente.

Poco dopo.

Just turn yourself into anything you think that you could ever be

Be free with your tempo, be free be free

Surrender your ego - be free, be free to yourself >

“ Conosco questa canzone Mr. D , è Innuendo, ma cosa mi vuoi dire?” L’espressione sul volto di Marco era di totale aspettativa, credeva veramente che, alla fine, questa discussione poteva valere una sigaretta.

Il volto dell’uomo cambiò, diventando serio e triste, forse pensare alla propria disgrazia non era così semplice come sembrava. “Vuol dire che un uomo può essere ciò che vuole, se ci crede veramente.” Accentuando le parole “può” e “vuole” sorrise di nuovo “ Io non ne ho più la forza, ma te. Credo che solo il fatto di non avermi considerato un pazzo ed esserti fermato a parlare con un vecchio barbone faccia di te un uomo. Credo tu abbia dei valori che ti faranno ponderare bene le priorità nella vita.” Tossendo e buttando il mozzicone della sigaretta finita in una pozzanghera iniziò ad incamminarsi sotto la pioggia, trainando il carrello cigolante ed aggiungendo “Solo questo giovane amico. Tu puoi essere ciò che vuoi, veramente.....La cosa difficile per noi stupidi esseri umani è sapere ciò che vogliamo veramente essere. Grazie, buona avventura”

-Grazie a te Mr. D, buona strada- Marco guardò un uomo veramente solo allontanarsi sotto il cielo piangente e rientrò in albergo.

Il forno era caldo, era in ritardo con la tabella di marcia e ripensò alle parole di Mr. D “priorità”. In questo momento la priorità era mettersi a lavorare sodo se non voleva finire con l’acqua alla gola per le colazioni.

Arrivato a casa la mattina seguente Marco aprì l’e-mail e mandò un messaggio a tutti i suoi contatti

Basta che ti trasformi in qualsiasi cosa tu pensi possa essere

Sii libero col tuo tempo, sii libero, sii libero

Abbandonati al tuo ego, sii libero, sii libero, sii te stesso

Queen - Innuendo

Traduzione fatta dopo una notte di lavoro che, per una volta, è servita a qualcosa.

Buona vita a tutti.>

Si addormentò pensando alle priorità di uno stupido essere umano che doveva lavorare ancora quella notte.

Selvaggio Saky

lo gnomo Barbaro dalla doppia personalità (Fafà parla con l'accento francese ;-))

Busurulalla/Fafà

Ti ho detto buttati"

"Ma non so nuotare"

"Tanto si tocca"

"Come fai a saperlo?"

"Allora vado io prima"

I due ladri si guardarono perplessi davanti allo gnomo Busurulalla che parlava da solo con due voci differenti e si lanciava dal bordo della fontana nella piazza principale del paese,ne usciva dall'altra parte correndo poi a perdifiato lungo la strada, fuori dal paese.

Poche volte prima era entrato in un luogo civilizzato, la sua vita era quella di un "barbaro" un po' particolare.

Vagava solo da quando aveva imparato a camminare uscendo dalla caverna dove abitava con il suo clan e perdendosi dopo poche ore. Nonostante la sua vita solitaria se l'era cavata bene trovando pasti pronti nella natura ( carcasse di animali morti, bacche che a volte davano piccoli problemi intestinali e roba del genere).

Crescendo imparo' a cacciare e a capire quali erano le bacche buone e la vita migliorò, ma essendo sempre solo crebbein lui il bisogno di qualcuno. Quel qualcuno arrivò il giorno in cui cadde da un albero mentre tentava di "prelevare" del miele da un alveare e fu colto in fragrante da circa un centinaio di api arrabbiatissime.

Si svegliò chiamato da una voce insistente "SVEGLIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA". Chiese "Chi sei?" e la risposta fu "Fafà le Mofà e te?" "Non ho nome" rispose lo gnomo tristemente "Allora te ne darò uno io, Busurulalla ti piace?" "meglio di niente" rispose sorridendo il vagabondo.

Fafà divenne un amico inseparabile (anche perchè nello stesso corpo ;) ) e lo spinse a migliorare il proprio status.

Lo costrinse a fornirsi di un arma ed imparare ad usarla e non a nascondersi come sempre.

A volte lo prendeva in giro per la sua inettitudine e Busurulalla si arrabbiava molto arrivando alcune volte a prendersi a pugni, ma gli amici si perdonano sempre e lui lo faceva volentieri.

Provò in questi anni nuove cose ogni giorno spinto dal suo migliore amico e finalmente aveva imparato ad usare il suo martello da guerra "trovato" sul carro di un mercante di passaggio, aveva assaggiato la birra in una delle sue poche "escursioni" dalle terre selvagge e se n'era innamorato, come si era innamorato delle pietre che luccicavano perchè gli portavano alla mente vaghi ricordi di una vita che forse era la sua.

Selvaggio Saky

Selvaggio Saky

Ecco a voi il mio PG per eccellenza....enjoy

Il Selvaggio Saky

Fashan era irrequieto……da ore camminava davanti al tavolo della sua piccola casa.

“Ancora un giorno, solo un giorno……non è possibile!” le frasi si ripetevano nella sua testa da qualche tempo, tutte le notti “Devo evitarlo, che ne sarà di me? Cosa? Nulla! Io che sono il loro stregone, io! Si dimenticheranno di me, di me! Per colpa del figlio di un armaiolo, bravo, ma un armaiolo!”.

La sera seguente al calare della notte, il giovane figlio di Suoky sarebbe asceso al rango di stregone del villaggio e l’invidia del vecchio elfo era arrivata inaspettatamente, come le frane e le valanghe dei monti che circondano la foresta.

Prima dell’entrata di Saky nella classe per apprendere le arti magiche, che teneva personalmente a tutti i giovani elfi del villaggio che avevano doti magiche innate, nulla era cambiato da centinaia d’anni.

Ora la minaccia alla sua carriera era arrivata.

Fashan “Mano del Tuono” aveva capito subito delle potenzialità magiche dell’allievo ed aveva fatto di tutto per insegnargli il meno possibile, ma il giovane era sveglio ed attento, benvoluto da tutto il villaggio, gentile, forte e abile anche con lancia e spada.

Lo stregone era la difesa del villaggio da tempi lontanissimi e suo padre prima di lui, ma, non avendo figli, la dinastia sarebbe finita così, per colpa del figlio di un armaiolo.

La gloria ed il potere che aveva all’interno della comunità sarebbero finiti e quello che gli dava più fastidio era il fatto che, fino all’inizio dell’addestramento di Saky, non aveva mai badato a certe cose, ma ora quello era il suo futuro, sarebbe riuscito a sposarsi e ad avere un erede, ma doveva impedire l’ascensione del giovane, in qualunque modo.

“Ci sono, finalmente!”

Gli occhi verdi dello stregone sorridevano, ora aveva un piano praticamente infallibile e non doveva far altro che eseguirlo l’indomani….”Ho ancora tempo, ancora domani”

Il mattino seguente, all’alba, Saky si alzò, uscendo dalla casetta della sua famiglia salutò il padre che era in piedi, pronto a finire l’armatura in cuoio che stava preparando per il figlio, con lo stemma della casa, un martello dritto sul fondo di fiamma e una pinza da fabbro incrociata dietro ad esso.

I due fratelli maggiori erano già in fucina e stavano accendendo il fuoco per il lavoro della giornata.

Il giovane elfo era molto contento del fatto di entrare nel circolo degli stregoni ed il problema di mandare avanti la fucina del padre e la tradizione di famiglia non era mai esistita grazie a Soaky e Senky che lavoravano con il padre ed il primo stava già insegnando al suo primogenito il mestiere.

La classe della mattina era l’ultima che dovesse assistere, dopo il suo futuro era la difesa del villaggio con le arti magiche e le armi.

Durante la pausa di sole alto Saky si allontanò dal villaggio e dopo pochi minuti arrivò alla sequoia più alta della foresta.

Ogni giorno si arrampicava fino alla cima e guardava la valle a sud, in giorni sereni come quello riusciva a distinguere benissimo il corso del fiume ed a volte si vedevano i bagliori riflessi dalla grande città di umani, un altro motivo era il solito incontro con l’aquila che gli faceva compagnia quando saliva, era chiamata Zarnan ed il feeling era ormai saldo fra i due.

Stando sul ramo osservando il volo del rapace, per la prima volta, si addormentò.

Un fulmine colpì poco dopo l’albero maestoso ed il giovane elfo precipitò rallentando la caduta sui rami più bassi e atterrando in un cespuglio, sotto shock, ma incolume.

Si svegliò a notte fonda…………attorno a lui tutto il paese che discuteva, non capiva dov’era, tutto quello che aveva in testa era una cosa che ripeteva ininterrottamente…..”TUONI E FULMINI….TUONI E FULMINI….”

Poi si rese conto di essere legato al palo in mezzo al villaggio, lo stesso al quale venivano legati i goblin, i banditi umani e tutti i nemici del villaggio che venivano catturati ed interrogati, era un nemico del villaggio ora, da piccolo tirava sassi a chi veniva legato al quel palo e li odiava, erano minacce alla sua casa ed alla sua famiglia……ed ora si trovava li.

Abbassò la voce continuando a ripetere la frase come in una litania….”Tuoni e fulmini…..Tuoni e fulmini…” e delle lacrime scesero sul suo volto.

“E’ un pericolo tenerlo qui, guardate cosa ha fatto alla foresta….”

“Sono d’accordo, bisogna esiliarlo…..”

Poi una voce familiare “Lo sapevo sarebbe finita così.” Era il suo mentore, Fashan. “Voleva a tutti i costi controllare forze più grandi delle sue………..ed ha incendiato parte della foresta, mettendo in pericolo tutti, esilio!”

Sentiva le voci e capiva che parlavano di lui e iniziò a guardarsi in giro freneticamente cercando conforto negli sguardi degli abitanti.

Il padre gridava da dietro la fila dei sommi del villaggio “Non è possibile, non lui….Saky è un bravo ragazzo, tutti lo sanno…..perchè?????? Perché?????”

Gli anziani lo stavano allontanando, lo vide piangere tenendo stretta sua madre, ma questa volta non pianse, nella sua testa aveva solo tuoni e fulmini e i suoi occhi non si fermavano un momento, cercava il modo di spiegarsi, ma non sapeva esattamente cosa era successo.

Il Sommo Anziano si mise tra lui e la folla dandogli le spalle e “Esilio per Saky Mahijin. Per aver usato il suo potere in modo inappropriato anche dopo i consigli del suo mentore, per aver incendiato parte della nostra amata foresta e messo in pericolo la vita del villaggio…..ESILIO”

Un coro dal circolo delle persone presenti……”ESILIO”

Fashan sorrideva con gli occhi, il suo piano non aveva funzionato alla perfezione, ma aveva funzionato comunque, il giovane stregone era impazzito e non si sarebbe mai frapposto tra lui ed il ruolo che ricopriva e che un giorno, forse, sarebbe appartenuto a suo figlio.

Solo con Saky, gli si avvicinò, il pazzo a testa bassa che scrutava il suolo in cerca di salvezza ripetendo la frase, l’unica a cui pensava, continuamente.

“Devo svelarti un segreto, mio giovane……EX-apprendista”Aveva una voce divertita e parlava a bassa voce. “Tu non centri niente con quello che è successo, ma non puoi farci nulla!”

In quel momento Saky fece silenzio, alzò lo sguardo guardando lo stregone negli occhi ed un ghigno apparve sul suo volto.

“Tornerò e ti ucciderò…….TUONI E FULMINI”

Il sorriso scomparve dal volto di Fashan, che si guardò attorno per essere sicuro che nessuno potesse aver sentito, si girò e andò via con passo incerto. Forse l’ultima frase non avrebbe mai dovuto dirla.

Il mattino seguente Saky fu scortato ai limiti della foresta, dove iniziava la valle che aveva osservato tutta la vita, era la sua nuova casa ora, ma questo non gli interessava. Zarnan volava alto nel cielo osservandolo e gridando il suo sconforto, poteva sentirlo bene, ma non con le aguzze orecchie.

Il padre gli si avvicinò, lo guardò negli occhi che non si fermavano un momento e la tristezza sul suo volto era l’opposto al ghigno del figlio.

“Non hai fatto niente di quello per il quale sei stato esiliato….lo so” quasi in lacrime.

“Tuoni e fulmini no, padre” Senza cambiare un minimo espressione e modo di fare.

“Questo è per te figliolo, buona fortuna……….Addio” Lasciò un fagotto sul terreno e tornò nella foresta, così come gli altri che lo avevano scortato.

Una lancia era conficcata nell’erba al suo fianco ed una faretra con un arco lungo giacevano in prossimità, aveva con se la spada corta con la quale si era allenato tutta la vita e, con l’ultimo regalo del padre, era pronto ad affrontare il nuovo mondo. L’armatura in cuoio costruita appositamente per lui, corpetto, bracciali e gambali.

Si incamminò e l’aquila con lui………………

Selvaggio Saky

Blaco Scannan

Un ladro che ha "dovuto convertirsi alla legge"

Blaco Scannan

Ad Ered Luin pioveva sempre, o quasi, ed in una di queste notti di pioggia in un vicoletto vicino alle portentose mura meccaniche della città nacque Blaco.

La madre era contenta del primogenito ed il padre ancora di più, visto che portare le consegne del macellaio in due avrebbe fruttato di più certamente, ma avrebbe dovuto aspettare qualche anno.

L’infanzia di Blaco era abbastanza spensierata, mai una volta a studiare, in giro con gli amichetti la sera per le strade non molto sicure e le consegne, in mattinata, del macellaio per il quale il padre lavorava.

Presto, con l’adolescenza, le cose iniziarono a cambiare e così i primi problemi.

L’amico fidato di Blaco, Erem, era un fannullone di prima categoria, il padre era un ubriacone e la madre non smetteva di sfornare figli e molti dei vicini erano sicuri che il padre non fosse nemmeno lo stesso fra uno e l’altro.

Per vivere e spassarsela Erem rubava e immischiò l’amico nelle sue malefatte.

La prima volta Blaco se la cavò, la seconda pure, conoscendo molte delle guardie che pattugliavano la parte della città dove era cresciuto, ma la terza, il venditore di lampade che li prese con le mani nel sacco, o nel cesto, li rincorse così a lungo che morì d’infarto e le cose si fecero serie.

Il padre lo buttò fuori di casa chiamandolo delinquente e la madre pianse a non finire, mentre l’amico, se si poteva chiamare così, lasciò la città per evitare problemi.

L’unica cosa che il giovanotto poteva fare era continuare a rubare per stare in vita e si spostò dall’altra parte della città per non far notare troppo, a chi lo conosceva, che era ancora sul mercato del furto.

Abile in parole e molto lesto Blaco era uno dei migliori e, conoscendo la città a menadito riusciva sempre a cavarsela.

Sapeva comunque che le sue malefatte, così le chiamava all’epoca, non erano così gravi da metterlo in galera, le prigioni della città erano sempre stracolme e, comunque, aveva anche parecchi contatti con le guardie di Ered Luin.

Un giorno fu preso, come altre innumerevoli volte prima, ma questa volta era stato fatto seguire a lungo e fu portato alla caserma principale della città da uno dei capi delle guardie, ora in pensione, chiamato Goras “Testalucida” a causa della pelata che pare essere esistita da sempre.

Gli occhi scuri di Blaco cercavano una via d’uscita in continuazione lungo l’interminabile corridoio ed i capelli lunghi e neri, scompigliati erano, stranamente, bagnati ancora dalla pioggia.

“Testalucida” chiese alle guardie che lo avevano scortato di lasciarli da soli e così fu.

Le parole testuali del capo delle guardie cittadine furono:

“Se non smetti con questi furti sono costretto a mandarti via.”

“Se lavori per noi e ci fornisci informazioni su ricercati o pedini gente ti paghiamo.”

Il tipo non era molto loquace ed andava subito al sodo, ma un opportunità del genere non sarebbe capitata due volte così la faccia magra con il naso a patata e le labbra sottili si illuminò.

“si” fu la sua risposta “ Ci sto, dove devo firmare...mmmm....capo?”

Da allora i tetti e i vicoli della città sono ancora la sua casa, ma l’unica cosa che deve temere è non cadere dal tetto bagnato o trovarsi con le spalle al muro in una città che l’ha cresciuto opportunista, scaltro e soprattutto furbo.

A proposito, il padre lo ha perdonato e la madre a smesso di piangere quando ha dato la notizia.

Selvaggio Saky

Di che cosa?

Viaggio, quello è sicuro, ogni cosa che capita nella vita per me è un viaggio (e di viaggi ne ho fatti).

Conoscere una persona sempre più apprifonditamente, impegnarsi nel lavoro,leggere un libro, scrivere in un blog, tornare a casa dopo mesi....ecc.

Tutto è un viaggio ed i viaggi che preferisco sono quelli che puntano ad una cosa sola: la mia crescita personale, il centro della.........

Sembra egoista a leggerlo a primo acchitto, ma pensandoci un momento capirete il mio punto di vista.

Io voglio crescere, imparare, sperimentare, sbagliare e riprovarci e quindi funziono da spugna prendendo da ciò che mi circonda tutte le cose che mi possono essere utili e, credetemi, le persone sono piene di queste cose.

E' proprio vero che il bello del viaggio non è la meta, ma il viaggio in se.

Quando mi allontanai dal Cungi Raduno, per esempio, da solo sulla Chevrolet Matiz a gas della mamma, il viaggio non era solo stradale ma interiore.

Tutti gli episodi, i ricordi di quei tre giorni stupendi mi accompagnano tutt'ora, immaginate voi appena finito il raduno stesso.

Perchè mi piace questo paragone tra viaggio e vita poi è facile, il viaggio ti porta a cambiamenti, esattamente come la vita.

Parti da un punto che conosci, attraversi territori inesplorati o conosciutissimi, ma dall'altra parte, all'arrivo, trovi qualcosa di diverso.

Il diverso può essere benissimo lo stesso bar del paese che conosci a menadito, ma durante il viaggio sei cambiato dentro, anche non sostanzialmente, quello che vedi, lo vedi con occhi diversi.

Capita di continuo e mi piace farci caso e pensare che, in fondo, ho uno scopo nella vita.

Viaggiare al centro della...........

Al centro di me.

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